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Cina, alert FMI: boom debito fino a 300% del Pil, crescita non sostenibile

L’outlook sulla crescita del Pil è stato rivisto al rialzo. Ma per l’istituzione di Washington una crescita alimentata dal debito rappresenta un rischio per la stabilità finanziaria.

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Cina: paese motore della crescita economica globale ma anche potenziale fattore di rischio per la stabilità dei mercati. L’Fmi, nella sua revisione annuale sul paese, traccia un quadro dai toni chiaro scuri: alza le stime sul Pil ma lancia anche un chiaro avvertimento sul boom del debito.

Tanto da prevedere un rapporto tra il debito non finanziario e il Pil, entro il 2022, in rialzo fino a quasi il 300%, rispetto al 240% dello scorso anno.

Giudizio positivo invece sul trend del prodotto interno lordo: le stime del Pil del 2017 sono state alzate dal +6,2% precedente al +6,7%, mentre quelle relative al periodo fino al 2021 sono state portate, in media, a +6,4%, rispetto al +6% precedente.

Nella nota dell’istituzione di Washington si legge:

“L’outlook sulla crescita (della Cina) è stato rivisto al rialzo per riflettere il forte momentum, l’impegno a centrare i target di crescita e la ripresa dell’economia globale. Tuttavia, ciò avviene a costo di ulteriori e considerevoli incrementi del debito pubblico e privato e, di conseguenza, aumentano i rischi al ribasso nel medio periodo”.

Altre spine nel fianco del paese sono – si legge nel rapporto – il problema dell’eccesso di capacità e la necessità di aumentare la produttività nei settori inefficienti, inclusi quelli di cui fanno parte le cosiddette aziende “zombie” di proprietà dello Stato.

Quello che Pechino può fare, secondo Washington, è sfruttare il momento favorevole dell’economia “per accelerare il processo necessario di riforme e concentrarsi maggiormente sulla qualità e sostenibilità della crescita”. Anche perchè, così alimentata dal debito, la situazione attuale non è sostenibile.

Il Fondo ha riconosciuto comunque gli sforzi che Pechino sta compiendo per aumentare la supervisione e la regolamentazione dei rischi del settore finanziario, controllare maggiormente i debiti corporate, gestire meglio i flussi di capitali in uscita e stabilizzare le oscillazioni dello yuan.

Azionario cinese sotto pressione, con la borsa di Shanghai in calo dello 0,20% circa.

Ma l’alternativa al rialzo del debito non sarebbe forse peggio? E’ quanto si chiede Daniel Moss, esperto di economia globale in un articolo pubblicato su Bloomberg:

Nel concordare sul fatto che un nuovo boom del debito rappresenterebbe “un rischio per la stabilità finanziaria globale”, Moss fa una riflessione: “Cosa accadrebbe sia all’economia cinese che a quella del mondo se mancasse questo livello di stimoli?”. Il risultato sarebbe che la crescita globale successiva alla “crisi del 2007-2009 rallenterebbe il passo e diventerebbe più dipendente dagli Usa, che sta faticando a uscire da un rialzo del Pil del 2% a livello mondiale”.

Anzi, la situazione potrebbe anche peggiorare visto che “le aziende americane si troverebbero di colpo ad avere meno acquirenti di servizi, come quelli bancari, di istruzione e di software”.

Moss fa notare che l’Fmi è ben consapevole di questo pericolo, tanto che nello stesso report si legge che “se la Cina fosse riuscita a imbrigliare la crescita del suo debito, il suo Pil – effettuati gli aggiustamenti legati all’inflazione – sarebbe cresciuto probabilmente di appena il 5,5% all’anno, nel corso degli ultimi quattro anni, invece che del 7,25%”.