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Bulgaria e Romania completano la mappa dell’UE (Fondionline.it) -2

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Il Parlamento europeo -in un report diffuso lo scorso dicembre- ha sottolineato la necessità di attivare una correlazione diretta tra il processo di negoziazione con i nuovi aspiranti (Croazia, Macedonia, Turchia, Albania, Bosnia Herzegovina, Montenegro e Serbia) e l’approvazione dei cambiamenti più importanti previsti per la Costituzione Europea. Tra questi, il più urgente sembra essere l’introduzione di un sistema di voto basato sul peso demografico di ogni paese e l’eliminazione del veto in materia di giustizia, affari interni e immigrazione. Il cambiamento richiede – senza dubbio- l’unanimità dei 27 soci attuali. I più ottimisti sostengono che l’accordo potrebbe arrivare non prima del 2008: un lasso di tempo che comporterebbe una pausa di tre anni nell’ampliamento dell’UE, e che sottopone gli attuali candidati alla sfida di una negoziazione interna che ha poco a che vedere con i preparativi necessari all’integrazione. Il Consiglio Europeo dello scorso 15 dicembre ha mantenuto aperto il cammino per i paesi dei Balcani. Tuttavia, i 25 – da due giorni 27- hanno deciso che non daranno a nessun candidato una data fissa per il loro ingresso nell’area. L’esperienza della Romania e della Bulgaria ha insegnato a tutti che risulta molto difficile porre freni all’adesione una volta che sia stata stabilita una data.
Dal primo gennaio l’euro si è trasformato nella valuta ufficiale della Slovenia (il tredicesimo paese che ha rinunciato alla sua divisa nazionale in favore di quella europea). Il tallero sloveno conviverà con la moneta unica fino al prossimo 14 gennaio, giorno in cui abbandonerà il corso legale dopo solo 15 anni di esistenza. Il tasso di cambio fissato con le autorità dell’UE è di 239,64 talleri sloveni per euro. L’Unione Monetaria inizia così un processo di ampliamento al quale – a detta degli analisti- non sarebbe pronta. L’attuale struttura istituzionale è debole, e l’ampliamento potrebbe frenare il processo che conduce ad un intensificazione dell’unione politica. Cipro e Malta sperano di poter utilizzare l’euro nel 2008. E a partire dal 2010 potrebbe essere il turno di soci molto più grandi (Ungheria e Polonia). Senza cambiamenti strutturali, la zona euro corre il rischio di rimanere paralizzata come l’UE.