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Bufera Volkswagen: lo scandalo rischia di ampliarsi a macchia d’olio, Parigi chiede inchiesta Ue

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I problemi della Volkswagen rischiano di andare ben oltre i confini statunitensi e tradursi in inchieste sulle emissioni inquinanti dei motori diesel anche in altri paesi. A chiedere chiarezza è soprattutto la Francia con il ministro delle Finanze Bernard Sapin uscito allo scoperto chiedendo un’inchiesta europea che faccia luce sull’operato della casa automobilistica tedesca e, stando a quanto riportato da Bloomberg, anche nella stessa Germania potrebbe essere avviata un’inchiesta. 
Gli operatori di mercato temono che lo scandalo possa portare ripercussioni di maggiore portata per Volkswagen, ben superiori all’ammontare della maxi-multa da 18 miliardi di dollari con l’immagine del gruppo che potrebbe essere gravemente intaccata soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in mercati molto importanti per il gruppo come l’Asia. 
Titolo ancora affossato dalle vendite 
Intanto continua a soffrire il titolo Volkswagen, crollato ieri di oltre il 18%. Oggi cede altri 5 punti percentuali a quota 126 euro. I cali di ieri “potrebbero riflettere solo il timore di una multa pesantissima, ma non il danno reputazionale di una vicenda simile – rimarca Vincenzo Longo, market strategist di IG – e questo ci induce a pensare che i cali potrebbero non arrestarsi qui”.  
Non solo Epa, anche inchiesta penale 
L’inchiesta aperta dall’Epa (agenzia per la protezione ambientale statunitense) potrebbe portare a una maxi-multa da 18 miliardi di dollari con possibili implicazioni penali per la casa di Wolfsburg. Secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, le autorità giudiziarie americane avrebbero aperto una inchiesta penale contro la casa automobilistica tedesca. Se confermata, questa inchiesta di aggiungerebbe a quella in corso dall’Epa che potrebbe infliggere una multa da 18 miliardi di dollari. 
Rischio Asia
Intanto si muove per fare luce sulla vicenda anche la Corea che ha convocato i vertici locali di Volkswagen annunciando l’avvio di controlli sulle vetture entro l’inizio di ottobre. Un rappresentante del governo sudcoreano ha dichiarato che i risultati saranno annunciati alla fine di novembre. Sotto la lente ci sono gli stessi modelli finiti sotto inchiesta negli Stati Uniti:  Volkswagen Jetta, Golf, e Audi AG A3 sedan
L’Asia rappresenta circa il 40% del totale delle vendite del gruppo di Wolfsburg. 
Anche in Australia il Dipartimento del Governo che gestisce le verifiche ambientali ha chiesto chiarimenti a Volkswagen circa l’eventuale utilizzo del software incriminato anche per i modelli venduti nel paese oceanico. 
Volkswagen per bocca del suo nuovo ceo Martin Winterkorn, ha detto che farà “tutto il necessario per riparare il danno provocato” e intanto ha deciso di bloccare la vendita negli Stati Uniti delle sue vetture equipaggiate con motori diesel 4 cilindri TDI.