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Bce: 10 domande per capire quali saranno le prossime mosse (analisti)

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Dopo le dichiarazioni decisamente molto più accomodanti e aggressive rispetto ai mesi scorsi, che hanno addirittura aperto la strada a un possibile quantitative easing all’europea, quali saranno effettivamente le prossime mosse della Banca centrale europea (Bce)? Hanno risposto attraverso 10 quesiti fondamentali gli economisti di Exane BNP Paribas, secondo cui la Bce ormai non ha altra scelta che passare dalle parole ai fatti.
1) Le condizioni monetarie dell’Eurozona sono accomodanti? 
Le condizioni monetarie sono sicuramente attualmente accomodanti, ma non ancora abbastanza per alcuni Paesi dell’area euro, dove persistono delle divergenze significative. Sebbene sia innegabile affermare che le condizioni finanziarie abbiano registrato un miglioramento spingendo al ribasso i tassi reali, trend che ha interessato anche i periferici, dove tale miglioramento non si è, tuttavia, traslato nei bilanci societari, non va, infatti, dimenticato, come indica il caso giapponese, che un’economia che deve far fronte a timori deflazionistici necessita di rendimenti reali a un livello più basso rispetto a quello attuale. Una situazione che giustifica un passaggio all’azione da parte della Bce. Avendo ormai anche la Bce ammesso che l’Eurozona si trova in una fase con inflazione debole, il team Macro di Exane BNP Paribas ritiene, dunque, possibile l’implementazione di politiche pro-crescita da parte dell’istituto, come un quantitative easing. 
2) Quali Paesi beneficerebbero di una futura azione della Bce? 
Qualsiasi azione della Bce volta a rendere più accomodanti le condizioni finanziarie avrà un impatto maggiore sulla crescita dei Paesi periferici dato che le esportazioni dei periferici e della Francia, basate su una competitività dei prezzi, sono più sensibili al tasso di cambio rispetto a quelle della Germania, che si basano sulla competitività di prodotto. 
3) Quali società beneficerebbero maggiormente di un maggior sostegno in termini di liquidità? 
Le società principalmente beneficiarie di una maggiore liquidità sarebbero le Small & Mid Caps, e in particolare modo quelle dei Paesi periferici e dei Paesi Bassi.
 
4) Cosa dovrebbe acquistare la Bce? 
Tenuto conto del livello d’inflazione ben inferiore al 2% e del fatto che l’economia è in crescita, ma non in piena espansione, ribadiamo che la Bce dovrebbe lanciare un programma di acquisto di asset privati, un mix di ABS di Small & Mid Caps, obbligazioni corporate e prestiti. Un evento che potrebbe aver luogo una volta che l’Asset quality review è giunta a conclusione, cioè dopo agosto. 
5) Quale dovrebbe essere l’ammontare del piano di acquisti della Bce? 
Un piano di acquisti di 200 miliardi di euro dovrebbe essere sufficiente per permettere un finanziamento dell’economia reale dato che, allo stadio attuale, i mercati finanziari globali non hanno bisogno, come nel recente passato, di un supporto di liquidità significativo. 
Sebbene l’impatto sui mercati azionari, obbligazionari e valutari potrebbe essere meno pronunciato rispetto a quello registrato negli Stati Uniti e in Giappone, il piano della Bce sarebbe in grado di rilanciare la crescita economica, contribuendo indirettamente a sostenere i mercati. 
6) Perché la Bce non dovrebbe privilegiare l’acquisto di obbligazioni sovrane? 
L’acquisto di obbligazioni sovrane da parte della Bce e allo stadio attuale un’opzione che non va considerata probabile nel breve periodo a causa del trattato Ue che vieta il finanziamento di un Paese. Tale opzione potrebbe, tuttavia, essere presa in considerazione qualora il rischio di deflazione sia reale, a causa di uno shock economico, o qualora si verifichi un calo improvviso delle aspettative inflazionistiche, con conseguente rallentamento della crescita. Inoltre, un’operazione di tal tipo potrebbe interferire con gli effetti dell’OMT.
 
7) Gli acquisti della Bce dovrebbero coinvolgere quale Paese? 
L’acquisto di asset dovrebbe essere ripartito tra i Paesi in funzione del loro peso sul capitale della Bce. Sebbene tale scelta sarebbe inizialmente meno favorevole alla periferia, la liquidità immessa nel sistema darebbe vita ad una ricerca di rendimenti più elevati coinvolgendo, dunque, in uno stadio successivo i Paesi periferici. 
Da un punto di vista ideale, invece, i Paesi periferici dovrebbero essere i principali destinatari degli acquisti della Bce dato che la Germania e la Francia non necessitano di un calo dei costi di finanziamento. Tale ipotesi si scontra con la “teoria” dato che la politica monetaria della Bce dovrebbe essere uguale per tutta la zona Euro e nessun Paese dovrebbe ricevere un sostegno specifico. Un principio che é stato, tuttavia, sostanzialmente già violato dall’inizio della crisi sovrana europea. 
8) La Bce potrebbe far ricorso alla liquidità piuttosto che procedere con un programma di acquisti? 
La Bce sta anche riflettendo su una nuova batteria di misure di liquidità la cui implementazione, per non interferire con l’AQR, potrebbe richiedere tempi lunghi. In particolare, sono due le misure che potrebbero essere  implementate, cioè una riduzione dell’haircut sui prestiti/obbligazioni corporate usati come garanzie con le banche o un LTRO condizionale. 
9) In quale momento dell’anno la Bce passerà dalle parole ai fatti? 
Stimiamo che la Bce possa avviare il programma di acquisti dopo fine agosto, più probabilmente nel quarto trimestre del 2014. Sebbene definire la tempistica esatta non sia un esercizio semplice abbiamo individuato gli eventi che probabilmente peseranno sulla scelta della Bce: l’organismo si ritiene pronto da un punto di vista tecnico, soprattutto per quanto riguarda il mercato degli ABS per le Small & Mid Caps, evento che richiederà diversi mesi; l’inflazione registrerà un ulteriore calo, probabilmente secondo semestre; progressi sul fronte dell’Asset quality review e degli stress test, i cui risultati ufficiosi potrebbero essere disponibili già da agosto; aspettative su una politica monetaria più restrittiva da parte della Fed, evento stimato per la seconda metà del 2014. 
10) Qual è l’elemento razionale che spingerebbe la Bce ad assumere un tono più accomodante? 
L’elemento chiave per comprendere la volontà di agire della Bce di agire è osservare l’inflazione nella Zona Euro nel suo complesso e non soltanto nei Paesi periferici. Al riguardo va evidenziato che nel Vecchio Continente le divergenze in tema di inflazione sono via via in diminuzione e che Francia e Italia fanno ormai parte, a causa della moderazione salariale in atto, dei Paesi con bassa inflazione.