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Wall Street tiene, alert Fed su mancati stimoli Congresso Usa. Tesla in ripresa, preview utili

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Wall Street in lieve rialzo, in attesa da settimane di un piano di stimoli economici anti-COVID-19 che continua a non arrivare. Il Dow Jones sale dello 0,20%, a 28.376 punti; lo S&P 500 fa +0,39% a 3.455 punti; il Nasdaq avanza dello 0,56% a 11.580 punti circa.

Il capo dello staff alla Casa Bianca Mark Meadows ha riferito che la Speaker alla Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin hanno compiuto “buoni progressi” nelle trattative volte a sfornare un nuovo piano di stimoli economici anti-COVID, a favore delle famiglie e delle imprese americane, prima delle elezioni presidenziali Usa del prossimo 3 novembre.

Meadows ha detto però anche che “c’è ancora strada da fare prima di raggiungere un accordo”. Una frase che ha affossato le speranze degli investitori, molti dei quali avevano sperato in un accordo entro la fine della giornata di ieri.

Un avvertimento è stato lanciato dalla governatrice della Federal Reserve Lael Brainard che, in un discorso proferito in occasione dell’evento annuale della Society of Professional Economists, ha rivolto un appello al Congresso Usa:

“Oltre all’evoluzione del virus, il rischio al ribasso più significativo al mio outlook sarebbe rappresentato dal mancato concretizzarsi delle misure aggiuntive di stimoli fiscali”, ha detto Brainard, aggiungendo che “un sostegno troppo contenuto si tradurrebbe in una ripresa più debole e più lenta”.

Grande trepidazione per i risultati di bilancio di Tesla, che saranno resi noti dopo la fine della seduta a Wall Street.

Il titolo finalmente si riprende, salendo di oltre +1%, dopo la fase ribassista più lunga in sette mesi, ovvero dallo scorso marzo.

Ieri Tesla ha chiuso in calo del 2,1%, soffrendo non solo la quarta sessione consecutiva di flessioni, ma anche la quarta sessione consecutiva con un ribasso di almeno -2%.

Le quotazioni hanno bruciato l’8,5% del loro valore nelle ultime sei sessioni: si tratta della perdita più forte di quella dei sei giorni terminati lo scorso 18 marzo.

Gli analisti intervistati da FactSet prevedono, in media, un utile per azione di 57 centesimi, su un fatturato di $8,28 miliardi.

Da segnalare che il titolo Tesla è sceso del 5% il giorno dopo la comunicazione dei risultati del secondo trimestre, nonostante avesse battuto le stime sia sul fronte degli utili che su quello del giro d’affari. Dall’inizio dell’anno Tesla ha più che quintuplicato il suo valore (oltre +404%), rispetto al +6,6% dell’indice S&P 500.

Non hanno convinto tra le Big Tech i risultati di Netflix: il titolo continua a cedere oltre -5% viaggiando sotto la soglia di 500 dollari.

La società di video streaming ha riportato un fatturato migliore di quanto anticipato, in rialzo del 22% a 6,44 miliardi, rispetto ai 6,38 miliardi previsti. La società ha deluso però sul fronte dei profitti e soprattutto degli abbonati.

E’ andata bene invece al social media Snap, il cui titolo balza di oltre +22% dopo che la trimestrale ha messo in evidenza una crescita del fatturato e dei nuovi utenti ben al di sopra delle attese, oltre a profitti sorprendenti su base adjusted.

In particolare, gli utenti attivi su base giornaliera si sono attestati nel trimestre a 249 milioni di unità, in rialzo di 11 milioni rispetto al secondo trimestre. Il boom è stato notevole, se si considera che gli analisti intervistati da FacSet avevano previsto una crescita su base netta di 5 milioni.

Guadagna più del 2% anche Alphabet, la holding a cui fa capo Google, nonostante la decisione del dipartimento di Giustizia Usa di lanciare una causa legale contro il motore di ricerca, per violazione di leggi antitrust.

Le autorità federali americane accusano il gigante di aver agito per assicurarsi una condizione di monopolio nel mercato dei motori di ricerca e della pubblicità a essi collegata.
Secondo l’accusa, Google avrebbe adottato pratiche illegali per affossare la competizione. Al centro della disputa legale, c’è l’accordo con cui il gruppo versa ogni anno miliardi di dollari a Apple per confermarsi il principale motore di ricerca sugli iPhone del colosso.