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Wall Street nervosa, falsa partenza per il Nasdaq. Ancora giù Tesla, Apple ha perso oltre -15% nell’ultimo mese

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Il dietrofront dei tassi sui Treasuries Usa, successivo al forte balzo della vigilia, smorza i timori che si sono manifestati ieri e nei giorni scorsi a Wall Street. La borsa Usa mostra tuttavia un andamento contrastato: il Dow Jones accelera al ribasso e perde lo 0,73% a 31.172 punti; il Nasdaq, che nei primi minuti delle contrattazioni è balzato fino a oltre +0,93%, azzera ora i guadagni, a 13.116 punti, lo S&P 500 cede lo 0,24% a 3.820 punti.

Il boom dei tassi decennali, che ieri sono volati anche sopra la soglia dell’1,6%, al record dal febbraio del 2020, ha portato ieri gli investitori a puntare sul reflation trade, smobilizzando sia le azioni che i titoli di stato Usa.

Il Nasdaq è crollato così del 3,52% a 13.119,43 punti, riportando così la perdita più forte dal 28 ottobre scorso. Il Dow Jones Industrial Average è scivolato di 559,85 punti a 31.402,01 mentre lo S&P 500 è sceso del 2,45% a 3.829,34 punti.

Oggi i tassi sui Treasuries ritracciano, scendendo anche sotto la soglia dell’1,5%, all’1,47% circa. Tuttavia, il loro rialzo dall’inizio dell’anno è stato superiore ai 50 punti base. I timori di un brusco ritorno dell’inflazione negli Usa sono stati smorzati anche dalla pubblicazione dei dati relativi ai redditi personali e le spese per consumi.

Dal dato relativo alle spese per consumi è emerso infatti che il parametro preferito dalla Fed per monitorare il trend dell’inflazione, ovvero l’indice PCE (indice dei prezzi delle spese per consumi personali), è salito a gennaio dello 0,3% su base mensile, lievemente al di sopra del +0,2% atteso, avanzando però di appena +1,5% su base annua, in linea con le attese. I numeri sono stati gli stessi sia per l’indice PCE che per la sua componente core. Il rialzo dell’1,5% è decisamente inferiore al target della Fed, del 2%. Tra l’altro la Federal Reserve ha detto di essere pronta ad accettare anche un tasso di inflazione temporaneo superiore al 2%.

Da segnalare il balzo dei redditi personali, volati del 10%, dopo il +0,6% di dicembre. La crescita è stata la più forte, su base mensile, dall’aprile del 2020, e superiore anche al rialzo del 9,5% atteso dal consensus degli analisti. Merito degli assegni del valore di 600 dollari che il Congresso degli Stati Uniti ha approvato a favore di milioni di americani.

I consumatori hanno utilizzato subito quegli assegni, spendendo e portando le spese per consumi totali a salire del 2,4% nel mese di gennaio, lievemente al di sotto del +2,5% atteso.

Focus sui titoli delle Big Tech, colpiti ieri da forti sell off: Alphabet (oggi piatta), Facebook (+1,08%), e Tesla, sono scivolate rispettivamente del 3,2%, del 3,6% e dell’8%. Tesla oggi è ancora sotto pressione, e perde l’1,7% circa.

Apple, ora +0,75%, ha visto le proprie quotazioni soffrire un tonfo superiore al 15% nell’arco dell’ultimo mese.

Su base settimanale, lo S&P 500 ha perso questa settimana il 2%, mentre il Nasdaq ha ceduto il 5%. Il Dow Industrial ha limitato invece le perdite a -0,3%, sostenuto dagli energetici che, come settore, ha guadagnato il 6,8% su base settimanale.