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Wall Street debole tra stallo piano stimoli e attesa elezioni Usa. Tesla +4% dopo trimestrale migliore di sempre

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Wall Street debole, dopo il report relativo alle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione, che ha messo in evidenza che, nella settimana terminata lo scorso 17 ottobre, il numero dei lavoratori che hanno fatto richiesta per ricevere i sussidi di disoccupazione è stato di 787.000 unità, decisamente meglio rispetto alle 870.000 richieste attese dal consensus e in forte ribasso rispetto al dato della scorsa settimana, rivisto al ribasso a 842.000.

Il Dow Jones sale dello 0,25% a 28.280 punti circa; il Nasdaq avanza dello 0,46% a 11.536 punti. Lo S&P 500 fa +0,28% a 3.445 circa.

Tensioni dal fronte geopolitico, dopo che nella giornata di ieri John Ratcliffe, direttore della National Intelligence Usa, ha detto che l’Iran sta inviando email spoofing, ovvero messaggi di posta elettronica da indirizzi falsificati, volti a “intimidire gli elettori, incitare i disordini e danneggiare il Presidente” Donald Trump. Oltre all’Iran, anche la Russia, ha sottolineato Ratcliffe nel corso di una conferenza stampa, “sta adottando misure specifiche per influenzare l’opinione pubblica sulle nostre elezioni”.

“Confermiamo che l’Iran e in via separata la Russia hanno ottenuto informazioni sulle registrazioni di alcuni elettori, – ha spiegato ancora il numero uno della National Intelligence, a meno di due settimane dalle elezioni presidenziali Usa del prossimo 3 novembre – Questi dati possono essere utilizzati da individui stranieri per dare agli elettori che si sono registrati false informazioni, nella speranza di creare confusione, seminare il caos e minare la vostra fiducia nella democrazia americana”.

Wall Street riparte oggi dopo aver concluso una sessione al ribasso, con il Dow Jones Industrial Average che ha perso 97,97 punti (-0,4%), dopo aver azzerato un guadagno superiore ai 100 punti durante la sessione, lo S&P 500 in calo dello 0,2% e il Nasdaq Composite giù dello 0,3%.

Si assottigliano le speranze che il Congresso Usa riesca a varare un piano di stimoli fiscali anti-COVID prima delle elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre.

Drew Hammill, vice dello staff della Speaker alla Camera Nancy Pelosi, ha riferito che Pelosi e il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin hanno parlato ieri, alle 20.30 ora italiana, per “48 minuti”. La “conversazione – ha aggiunto – ci porta più vicini a posare la penna sul foglio e a scrivere la norma”. Hamill ha diramato questa informazione con un post su Twitter pubblicato subito dopo la chiusura delle contrattazioni a Wall Street. “La Speaker e il Segretario (al Tesoro) – ha detto ancora – hanno intenzione di parlare ancora domani (oggi per chi legge)”.

Nel pieno della stagione degli utili trimestrali, attenzione a Tesla, dopo che il colosso delle auto elettriche fondato da Elon Musk ha pubblicato quello che lo stesso Musk ha definito “il trimestre migliore di sempre”, a dispetto del COVID-19.

Nel terzo trimestre del 2020, Tesla ha riportato utili per $331 milioni, o 27 centesimi per azione, rispetto ai 16 centesimi per azione dello stesso periodo dell’anno scorso.
Su base adjusted, il colosso delle auto elettriche ha incassato profitti per un valore di $874 milioni, o 76 centesimi per azione, rispetto ai 37 centesimi per azione del terzo trimestre del 2019. Al lordo delle tasse, gli utili sono balzati di ben il 215%. Il fatturato è salito inoltre del 40%, a $8,77 miliardi, rispetto ai $6,30 miliardi precedenti.

I risultati sono stati migliori delle stime, visto che gli analisti intervistati da FactSet avevano previsto utili adjusted per 56 centesimi per azione su un fatturato di $8,28 miliardi. Non solo: Tesla ha riportato un bilancio in utile per il quinto trimestre consecutivo, grazie alle consegne che continuano a crescere.

Il titolo ha reagito con un rialzo superiore a +5% e in apertura segna un guadagno di quasi +4%.

Bene Coca Cola, dopo che il colosso delle bevande analcoliche ha annunciato di aver concluso il terzo trimestre dell’anno riportando utili netti per $1,74 miliardi, o 40 centesimi per azione, in calo rispetto ai $2,59 miliardi, o 60 centesimi per azione, dello stesso periodo dell’anno scorso. Escluse le voci di bilancio straordinarie, il gigante Usa ha incassato un attivo per azione di 55 centesimi, facendo meglio dei 46 centesimi per azione attesi dagli analisti intervistati da Refinitiv, secondo quanto riporta la Cnbc.

Su base netta, le vendite sono scese del 9% a $8,65 miliardi, meglio comunque degli $8,36 miliardi stimati dagli analisti.

Trimestrale da incubo, invece, come temuto, per la compagnia aerea americana Southwest Airlines, che ha riportato nel terzo trimestre dell’anno il bilancio peggiore di sempre. Colpa della pandemia del coronavirus, che continua ad affossare soprattutto i settori travel e del turismo.

Il titolo tuttavia sale a Wall Street, in quanto i risultati sono stati migliori delle stime. Southwest ha sofferto una perdita netta di $1,16 miliardi, o di $1,96 per azione, rispetto all’utile netto di $659 milioni, o $1,23 per azione, del terzo trimestre del 2019. Escluse le voci di bilancio straordinarie, la perdita su base adjusted è stata di $1,99 per azione, inferiore al rosso di $2,35 per azione atteso dal consensus. Il fatturato è crollato del 68% a $1,79 miliardi dai $5,6 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso, meglio comunque del calo atteso pari a $1,70 miliardi.

Southwest Airlines ha continuato a bruciare una liquidità di $16 milioni al giorno nei tre mesi terminati lo scorso 30 settembre, meno rispetto ai $23 milioni al giorno bruciati in media nel secondo trimestre.

Bilancio in perdita anche per la compagnia aerea americana American Airlines, che ha chiuso il terzo trimestre con un rosso di bilancio pari a $2,4 miliardi, su base netta, rispetto ai $425 milioni di profitti dello stesso periodo dell’anno scorso.

Escluse le voci straordinarie di bilancio, la perdita per azione è stata di $5,54, meglio della perdita di $5,86 per azione attesa dal consensus. Il fatturato è crollato del 73%, a $3,17 miliardi rispetto agli $11,9 miliardi del terzo trimestre dello scorso anno, meglio comunque dei $2,81 miliardi stimati.

American Airlines ha ridotto l’ammontare della liquidità che brucia ogni giorno a $44 milioni al giorno, rispetto ai $58 milioni al giorno bruciati in media nel secondo trimestre. La compagnia prevede che nel quarto trimestre brucerà tra i $25 milioni e i $30 milioni al giorno. Il titolo è sotto pressione.