1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Uncategorized ›› 

Usa: a ottobre creati 250 mila nuovi posti di lavoro. Fed ora va avanti su tassi

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Segnali di forza dall’economia americana, con i dati sul mercato del lavoro di ottobre migliori delle attese. Lo scorso mese negli Stati Uniti sono stati creati 250mila posti di lavoro nel settore non agricolo (le cosiddette non farm payrolls), oltre le attese del consensus Bloomberg che si attendeva +200mila unità. Un’importante ripartenza dopo i deboli del mese passato: a settembre il dato è stato rivisto al ribasso da +134mila a +118 mila unità, mentre il dato di agosto è stato rivisto al rialzo da +270mila a +286mila. Confermato al 3,7% il tasso di disoccupazione, livelli minimi dal 1969. Quanto ai salari orari, la crescita è salita al 3,1% su base annuale rispetto al 2,8% del mese precedente, è il dato più alto da aprile 2009. Questi in sintesi i numeri snocciolati dal dipartimento del Lavoro a stelle e strisce.

 

Dati decisamente incoraggianti, sia in termini di posti di lavoro sia di crescita dei salari”, commenta Vincenzo Longo, market strategist di Ig, sottolineando che quello sui salari “è certamente il dato che più salta all’occhio, visto che a questo punto impone alla Fed di andare avanti con il rialzo dei tassi d’interesse a dicembre (cosa questa abbastanza scontata dal mercato), oltre che a tenere un ritmo elevato anche per il prossimo anno (probabilmente 3 ritocchi)”.

 

Cifre importanti per i Repubblicani in vista della partita delle elezioni di mid-term del Congresso Usa che si giocherà il prossimo 6 novembre. Un risultato economico significativo per Trump che cercherà di mantenere il controllo del Congresso, con anche se i Democratici hanno voglia di prendersi una bella rivincita. Dati che rafforzano inoltre le aspettative che la Federal Reserve (Fed) innalzerà i tassi di interesse per la quarta volta quest’anno a dicembre. Nell’ultima riunione di settembre la banca centrale Usa ha rivisto al rialzo il costo del denaro di 25 punti base, portandolo al nuovo range compreso tra il 2% e il 2,25 per cento. Una mossa che aveva scatenato la reazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva (per l’ennesima volta) espresso la sua insoddisfazione per la decisione di Jerome Powell di continuare ad alzare i tassi.

 

“A questo punto la Federal Reserve non può far a meno di procedere con la politica di rialzo dei tassi, a un ritmo più sostenuto di quello che gli investitori desiderano o si aspettano, anche alla luce delle recenti trimestrali – afferma Longo -. Le aspettative degli investitori di un rallentamento della crescita globale a seguito della guerra dei dazi si incrociano con quelle della Fed che vede dietro l’accelerazione dei salari la necessità di alzare i tassi di interesse”. “Probabilmente le news di oggi sulla vicinanza dell’accordo tra Usa e Cina contribuiscono a ridurre la reale portata negativa della notizia – conclude l’esperto -. Potrebbe bastare un passo indietro di Trump nei prossimi giorni a rispolverare le vendite. Ad ogni modo non occorre attendere molto per vedere il parere della Banca centrale statunitense, dato che la riunione si terrà giovedì prossimo”.