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UniCredit-Mps, Orcel punta già Banco BPM? Intesa SanPaolo: Messina pensa in grande, ecco dove si trovano le banche a cui guarda

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Mentre il mercato attende di conoscere cosa ne sarà del destino del Monte dei Paschi, indiscrezioni riportate da Affari & Finanza, l’inserto di La Repubblica del lunedì, indicano il desiderio di UniCredit, ma anche di Intesa SanPaolo, di continuare a fare shopping di asset bancari.

Intesa SanPaolo è grande protagonista della sessione di oggi, lunedì 18 ottobre, con lo stacco della corposa cedola di 0,0996 euro per azione.

Stacco della cedola, o anche Dividend Day, per altre tre big dell’indice Ftse Mib.

Tornando a Intesa, vale la pena di ricordare che la maggiore banca italiana ha in programma una ulteriore distribuzione di 1,4 miliardi da pagare, sotto forma di interim dividend, il 24 novembre 2021 (con stacco cedola il 22/11).

Risiko banche: UniCredit e Intesa SanPaolo guardano a nuove prede

Nell’articolo “Per Intesa e UniCredit lo shopping non è finito”, riguardo a UniCredit, viene segnalato che il numero uno “Andrea Orcel ha mostrato scarso interesse all’ipotesi di una ‘Galassia del Nord’ con Generali e Mediobanca. Mentre, dopo l’operazione Mps, la strada verso il Banco BPM, potrebbe riaprirsi”.

Carlo Messina, AD di Intesa SanPaolo, sarebbe inoltre già a caccia di un’altra preda, anche se finora non avrebbe trovato “condizioni soddisfacenti per procedere a un’acquisizione”.

“Il dossier – si legge su Affari & Finanza – che l’amministratore delegato ha affidato al chief governance officer Paolo Grandi, sarebbe dunque stato aggiornato a tempi migliori”.

L’articolo spiega che “Messina e Grandi, secondo fonti finanziarie, da mesi starebbero studiando altre banche e società di gestione del riparmio in vari Paesi membri, tolte Germania e Francia considerate le meno espugnabili, e con occhio particolare a Olanda, Belgio, Spagna”. E tuttavia, “sarebbe emersa scarsa disponibilità negli eventuali interlocutori e nelle istituzioni locali, tutti poco propensi a incrociare i loro destini con un gruppo molto concentrato in Italia, e legato a un rischio Paese che in Europa ancora si teme”.

E qui, si potrebbe aggiungere: un rischio Paese che si teme, nonostante il governo di Mario Draghi, soltanto con la sua presenza, venga percepito e già da un bel po’ come una sorta di scudo anti-spread.

Nell’articolo di Andrea Greco viene ricordato inoltre che ammontano comunque a  410 miliardi di euro “gli investimenti che Intesa vuole attivare in Italia entro il 2026”, a fronte dei “60 miliardi di euro di attivi Mps che UniCredit potrebbe rilevare nel negoziato con il Tesoro”.

Intanto, le indiscrezioni e opinioni varie sul Monte continuano ad affastellarsi.

Oggi l’agenzia di stampa Bloomberg riporta l’opinione degli analisti di Citi, secondo cui un investimento superiore alle attese da parte del Tesoro potrebbe aiutare Mps a centrare i prerequisiti necessari per una fusione con UniCredit.

Citi riprende le indiscrezioni di Bloomberg Report, secondo cui il governo italiano starebbe “considerando una ricapitalizzazione di almeno 5 miliardi, considerevolmente più alta rispetto ai 2 miliardi 2,5 miliardi di aumento di capitale precedentemente indicati da Mps.

Un aumento di capitale più corposo (di quanto precedentemente atteso) da parte del Mef, “renderebbe possibile…il raggiugimento della condizione di neutralità sul capitale (dell’operazione) per UniCredit”, hanno puntualizzato gli esperti della banca americana.

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In ogni caso anche Citi crede che, più che fusione, sia più probabile che UniCredit acquisisca solo una parte degli assert della banca senese, e questa cosa è ben risaputa in Italia, nel senso che è stato chiaro fin da subito il desiderio di Orcel di inglobare in Piazza Gae Aulenti solo il meglio di Mps.

Il dossier Mps-UniCredit rimane poco chiaro: se nei giorni scorsi si è parlato di come un deal Mps-UniCredit potrebbe essere annunciato in occasione della presentazione dei risultati di bilancio di UniCredit, il prossimo 28 ottobre, nel fine settimana sono tornate voci di trattativa in salita.

L’affare Mps per lo Stato si sta rivelando sempre più costoso, visto che, riguardo all’aumento di capitale, come ha scritto giorni fa il Messaggero, “l’impegno, attraverso l’aumento di capitale Mps, per agevolare la cessione, potrebbe andare oltre i 3 miliardi su cui finora è andata avanti la trattativa. C’è chi azzarda che potrebbe salire a 5-7 miliardi, in funzione anche dei paletti posti dalle autorità europee“. Insomma, un bel salasso di Stato.