Unicredit, Intesa, Mps, Bpm e Bper: dominio dei buy prima dei conti 2025. Ma analisti incoronano un titolo
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È già iniziato il conto alla rovescia in vista dei risultati dell’intero 2025 delle maggiori banche italiane. Tornata di conti in grado di fornire nuovi spunti al rally del settore, grande protagonista dell’ultimo anno e che ha iniziato il nuovo anno con fermento sul titolo Mps, protagonista prima in positivo sulle voci di un possibile abboccamento tra Unicredit e Delfin per il passaggio di consegne della quota in mano alla holding della famiglia Del Vecchio, e poi ritracciato a seguito delle smentite dei diretti interessati e dell’emergere di forti tensioni tra i grandi soci sulla riconferma o meno del ceo Lovaglio con dissidi soprattutto sul destino di Mediobanca (delisting sì o no).
Non solo conti, anche i piani di Intesa Sp e Ucg
Ad accrescere ulteriormente l’interesse verso le big bancarie c’è l’affiancarsi ai conti dell’intero 2025 anche della presentazione dei nuovi piani industriali per Intesa Sanpaolo (2 febbraio) e Unicredit (9 febbraio). Mps il nuovo piano lo svelerà invece a marzo. Bpm ha reso noto ieri che i suoi numeri trimestrali verranno approvati dal cda il prossimo 5 febbraio.
Le banche italiane nei primi 9 mesi del 2025 hanno riportato un utile netto aggregato di 21 miliardi, in crescita grazie ai ricavi non derivanti da interessi e alla gestione dei costi che hanno più che controbilanciato la discesa del reddito da interessi netti.
“Le banche italiane mantengono un surplus di capitale rispetto agli obiettivi minimi di lungo termine, il che garantisce loro flessibilità strategica. Il consolidamento dovrebbe aprire la strada a sinergie di costo, che consideriamo positive per il credito”, argomenta Alessandro Boratti, lead analyst for Italian banks di Scope Ratings.
Le preferite di Barclays prima dei conti
Questa settimana Barclays ha pubblicato un report sul settore dove indica per quest’anno una stabilità del margine d’interesse e commissioni in aumento del +5%. Nel complesso, la resilienza degli utili (ROTE medio 2026 al 18% e ROTE medio 2028 al 19,3%) e la limitata espansione del bilancio suggeriscono che i coefficienti CET1 rimarranno solidi e che la distribuzione costituirà un punto di forza chiave.
Relativamente ai conti in arrivo il prossimo mese, la casa d’affari britannica predilige Mps che potrebbe essere la meglio posizionata per dare numeri solidi relativi agli ultimi tre mesi del 2025, seguita da UniCredit che potrebbe sorprendere con nuovi annunci di distribuzione.
Tra i potenziali catalyst spiccano Intesa con l’annuncio dell’ammontare del suo buyback, UniCredit con possibile aumento del payout dividendi all’80% a partire dal 2026, Mps sempre sull’entità delle cedole e Banco Bpm con una possibile distribuzione aggiuntiva.
I nuovi target
Barclays non ha mancato di ritoccare i prezzi obiettivo. Quello su UniCredit è passato da 71,6 a 79 euro, quello su Mediobanca fa invece percorso a ritroso a 17,1 euro da 17,5. Salgono invece i target su Credem (da 14,8 a 15,7 euro), Bper a 13,7 euro da 12,5, Mps da 8,2 a 9,2 euro e infine Banco Bpm da 14,7 a 15,5 euro.
Tra le banche italiane la preferita di Barclays rimane Bper perché è vista come un’interessante storia di ‘self-help, con una solida base di capitale, dove il consenso non è troppo esigente (Barclays è in media del 2% al di sopra delle previsioni di utile netto per il periodo 2026-28).
Il consensus sui numeri 2025 di Unicredit
Concentrando lo sguardo su Unicredit, il cui cda si terrà l’8 febbraio con diffusione di conti e nuovo piano industriale il giorno successivo, il consensus degli analisti pubblicato sul sito dell’istituto di piazza Gae Aulenti prevede l’utile netto balzare per la prima volta sopra i 10 miliardi (10,459 miliardi, +12% rispetto al 2024), ricavi per 24,798 miliardi sull’intero anno, sostanzialmente stabili da 24,865 miliardi del 2024, costi operativi per 9,46 miliardi, un margine operativo lordo di 15,34 miliardi.
Ieri, intanto, Mediobanca ha alzato il target price sulle azioni UniCredit, portandolo da 80 a 86 euro.
Su tutte le big 5 prevalgono i giudizi positivi
Tra i migliori titoli degli ultimi 12 mesi spicca Unicredit (+65%) e tra gli analisti prevalgono i giudizi positivi sul titolo: il 58,3% dice buy, il 29,2% è hold, mentre il 12,5% è sell. Il prezzo obiettivo medio indicato è di 75,61 euro, con quindi un potenziale upside del 6,2%. Settimana scorsa JP Morgan aveva incrementato il prezzo obiettivo a 83 euro dai precedenti 78 euro con raccomandazione “overweight”. Tra i più positivi spicca anche Bank of America che nei giorni scorsi ha alzato il target da 80 a 85 euro indicando UniCredit sulla buona strada per toccare i 12 miliardi di euro di profitti entro il 2027, ossia il 6% sopra al consensus.
L’altra big, Intesa Sanpaolo (+38% il saldo a 12 mesi), vede ben il 63% degli analisti dire ‘buy’, il 22,2% è ‘hold’, mentre il 14,8% ha un giudizio ‘sell’. Il prezzo obiettivo medio indicato è di 6,44 euro, con un rendimento potenziale dell’11,8% rispetto ai livelli attuali. Tra i più positivi su Intesa spicca Morgan Stanley che dice buy e indica 7,2 euro come prezzo obiettivo; target a 7,1 euro invece quello indicato da Equita. Bank of America nei primi scorsi del nuovo anno ha incrementato il prezzo obiettivo su Intesa da 6 a 6,5 euro.
Quasi en plein di buy per Bper, che segna anche il miglior saldo annuale tra le grandi banche (+78,5% circa). Il 92,9% degli analisti ha infatti raccomandazione d’acquisto con prezzo obiettivo a 12,98 euro e rendimento potenziale del 10,5%. Tra i più positivi spiccano Mediobanca e Morgan Stanley, con target rispettivamente a 14 e 13,9 euro.
Più freddi i giudizi su Banco Bpm, protagonista di un +51% nell’ultimo anno. Tra gli analisti i buy sono infatti pari solo al 27,8%, mentre la maggioranza dice hold (50%) e il 22,2% è sell. Il prezzo obiettivo indicato è di 13,39 euro con rendimento potenziale del 7%.
Infine, Banca Mps – che è salita del 24% negli ultimi 12 mesi – vanta un 69,2% di giudizi buy e 30,8% di hold. Il target price medio degli analisti è in area 10,22 euro, ossia il 15,3% sopra i livelli attuali, che la pone quindi come la banca che ad oggi risulta più sottovalutata a detta degli analisti. BNP Paribas e Deutsche Bank fissano i target più ambiziosi rispettivamente a 11,6 e 11 euro.