Notizie Notizie Italia Mps, bagarre sulla conferma di Lovaglio. Giovedì il cda chiave

Mps, bagarre sulla conferma di Lovaglio. Giovedì il cda chiave

20 Gennaio 2026 10:50

Il mistero sul futuro di Luigi Lovaglio alla guida del Monte dei Paschi cresce ora dopo ora e  la sua conferma pare appesa al prossimo cda. Il ministero del Tesoro ha fatto sapere di essere favorevole alla sua conferma alla guida della banca senese dopo la vittoria nella battaglia per il controllo di Mediobanca. La notizia, anticipata dalla Reuters e confermata da fonti di via XX settembre, è un puntello a favore del banchiere. Ma non mette un punto definitivo dopo quanto raccontato nei giorni precedenti dalla stampa e smentito dall’interessato: Lovaglio non godrebbe più della fiducia del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, azionista al 10,2 per cento.

Nonostante il calo di Piazza Affari oggi Mps ha aperto in rialzo dell’1,6%.

Il ruolo del Mef

Già un mese fa il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti aveva espresso compiacimento per l’operato di Lovaglio, ma è anche vero che il Mef è ormai sotto al 5%.
Inoltre, in seguito alle indiscrezioni sul voto del Tesoro, il gruppo Caltagirone ha sottolineato che “il cda di Mps sta ancora discutendo sull’eventuale regolamento della lista dei consiglieri per questo attende, per esprimere il proprio parere, l’assemblea e la consultazione eventualmente prevista. Si mantiene pertanto in silenzio non intendendo correttamente influenzare le decisioni in merito del cda”.

I fattori che pesano sulla nomina

Lovaglio preme per la fusione con Piazzetta Cuccia e in seguito lo scorporo delle attività di banca d’investimento e private banking, che continuerebbero a vivere in una entità legale autonoma col marchio Mediobanca. Nel board, però, alcuni consiglieri vorrebbero mantenere la società quotata, procedendo a incrementare il flottante fino ad arrivare al 30-35%. Il nodo riguarda poi il suo coinvolgimento nell’indagine della Procura di Milano sul presunto concerto per la scalata a Mediobanca

Il piano

Al centro del cda ci sarà il nuovo piano industriale da presentare alla Bce e al mercato. Il nodo da sciogliere è quello del destino di Piazzetta Cuccia. Da una parte c’è la strada del delisting, con il mantenimento in una legal entity separata delle attività di investment banking e private banking, e dall’altra il mantenimento della quotazione di Piazzetta Cuccia con il ripristino del flottante. La prima ipotesi, in linea con quanto previsto dal prospetto sull’offerta per Mediobanca, punta a una piena integrazione e una massimizzazione dei 700 milioni di sinergie, la seconda libererebbe risorse e aumenterebbe la flessibilità del gruppo. Una è pro Lovaglio, l’altra no.

Il cda di giovedì

Il comitato nomine sarebbe orientato a non includerlo nella rosa dei consiglieri che formerebbero la lista del nuovo cda. Ma più certezze si avranno giovedì quando andrà in scena il prossimo consiglio. La proposta di regolamento del comitato nomine esclude dal processo di formazione della lista del cda gli amministratori indagati, quale è Lovaglio per il presunto patto occulto con i suoi azionisti, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri. Non è però scontato che il regolamento passi in cda senza modifiche: sono in corso approfondimenti sulla sua tenuta legale mentre la revisione dello statuto al voto dell’assemblea del 4 febbraio, di cui il regolamento rappresenta un’appendice, attende ancora il disco verde della Bce, che segue con attenzione quanto accade a Siena.

Anche Bpm al rinnovo

Oggi va in scena intanto il cda di Piazza Meda: tra i punti all’ordine del giorno c’è la revisione dello statuto, di cui vanno adeguate le previsioni in tema di lista del cda alla nuova disciplina contenuta nella Legge Capitali. Poi ci sarà la presentazione di una lista del consiglio uscente in vista della scadenza degli organi sociali ad aprile. Il cda dovrebbe indicare la strada che porterà alla lista, con la convocazione di un’assemblea straordinaria – la prima data utile è il 20 febbraio – nel caso in cui le modifiche statutarie abbiano carattere discrezionale e non si risolvano in un mero adeguamento alle prescrizioni di legge. Il nodo da sciogliere resta quello del coinvolgimento del Credit Agricole, già azionista al 20% e autorizzato dalla Bce a salire fino al 29,9% del capitale. La Bce ha precluso la maggioranza del cda ai francesi, raccomandando di contenere la rappresentanza a 4-5 componenti