Notizie Notizie Italia Unicredit, Intesa e le altre: da trimestrali possibile sponda a nuovo rally. Occhio a futura insidia dazi

Unicredit, Intesa e le altre: da trimestrali possibile sponda a nuovo rally. Occhio a futura insidia dazi

21 Luglio 2025 15:30

Ai nastri di partenza la stagione delle trimestrali bancarie di Piazza Affari. Ad aprire le danze sarà Unicredit. Il cda della banca guidata da Andrea Orcel si riunirà domani e i dati del 2° trimestre saranno pubblicati mercoledì 23 prima dell’avvio dei mercati. Per le altre big bisognerà attendere di più: Intesa Sanpaolo pubblicherà i conti il 30 luglio, Mediobanca il giorno successivo, mentre ad agosto sarà il turno di Banco Bpm (5 agosto) Mps e Bper (6 agosto).

Nuova raffica di utili per le banche, ma con una piccola frenata

Le attese sono di una nuova tornata di trimestrali all’insegna di corposi utili. Barclays pone l’asticella a 7 miliardi complessivi per le big, con un calo del 4% rispetto ai picchi di 12 mesi prima considerando che il livello dei tassi Bce nel frattempo si è dimezzato. Equita indica invece complessivamente 6,6 miliardi di utili nel trimestre chiuso al 30 giugno con Unicredit (2,5 mld) e Intesa (2,4 mld) a fare la voce grossa; molto più distanti Bpm (659 milioni), Banca Mps (392 milioni), Bper (388 milioni), Pop Sondrio (152 milioni) e Credem (117 milioni). La sim milanese si aspetta anche la conferma in coro delle guidance per l’intero anno.

Unicredit anticipa tutti, in arrivo annunci su Bpm?

Come detto, la prima a dare in pasto al mercato i numeri del trimestre sarà Unicredit, che ha anticipato di una settimana il cda che si riunirà domani, alla vigilia della scadenza dell’Ops su Banco Bpm; un indizio circa la possibilità che venga deciso – in assenza di novità da parte del governo sul fronte golden power o di una decisione della Consob di imporre una nuova sospensione dell’offerta visti gli ultimi sviluppi (pronunciamento del Tar su ricorso Unicredit e parere della Commissione Ue su utilizzo golden power) – di ritirare l’offerta. Nelle scorse settimane Orcel ha detto che le probabilità che vada avanti sono ridotte al 20%.

Consensus su conti Unicredit nel secondo trimestre

Per il secondo trimestre dell’anno l’istituto di piazza Gae Aulenti è atteso continuare a macinare utili anche se in rallentamento. Il consensus disponibile sul sito di Unicredit indica un utile netto di 2,54 miliardi, che si raffronta con l’utile trimestrale record di 2,8 mld del trimestre precedente. I ricavi sono visti a 6,19 miliardi, il margine d’interesse netto a 3,42 miliardi e le commissioni nette pari a 2,15 miliardi. Attesa la conferma del trend di riduzione dei costi operativi (-1,44 miliardi).

Unicredit nel primo trimestre aveva riportato un utile netto in rialzo dell’8,3% a 2,8 miliardi, L’Eps (utile per azione) è in rialzo del 18,2% a 1,79 euro e il dividendo per azione in rialzo del 46,3% a €0,89. In virtù dei conti record Unicredit ha aggiornato la guidance 2025 con utile netto atteso superiore a 9,3 miliardi con un RoTE superiore al 17%, e la guidance per le distribuzioni a valere sul 2025 superiori a quelle del 2024 grazie alla più elevata crescita dell’utile netto.

Spazio per ulteriore rally dopo il +50% Ytd?

Il prepotente rally di Unicredit in questo 2025 ha portato il titolo a quotare a ridosso dei target indicati dagli analisti, con quindi potenziale upside che al momento risulta limitato (tra gli analisti monitorati da Bloomberg prevalgono nettamente i buy sul titolo e prezzo obiettivo medio a 61,47 euro, con quindi un potenziale rialzista del 6% circa).

Recentemente JP Morgan ha alzato l’asticella sul titolo portando il target price a 70 euro per azione dai precedenti 68 euro, confermando il giudizio overweight. JPM è tra i più positivi sul titolo Unicredit insieme a Bnp Paribas Exane che indica un target ancora più ambizioso (73 euro).

C’è chi storce il naso e guarda anche a insidia dazi

A detta degli esperti di Morningstar il calo dell’utile potrebbe attestarsi attorno al 5% complice principalmente il calo del margine di interesse e l’aumento degli accantonamenti per perdite sui crediti. “Il beneficio derivante dall’aumento dei tassi di interesse sta svanendo, mettendo sotto pressione i margini di profitto”, spiega Johann Scholtz, analista di Morningstar, che stima anche una contrazione dei ricavi rispetto all’anno precedente e costi operativi sostanzialmente stabili.

Guardando più avanti, Scholtz teme che a un certo punto emergeranno i primi segnali di deterioramento della qualità del credito con un primo impatto dell’aumento dei dazi sulle esportazioni europee, soprattutto in considerazione della forte presenza di UniCredit nelle economie orientate all’esportazione.