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UBI: titolo +10% dopo chiusura ops Intesa, boom adesioni oltre 90%. Messina: Italia può giocare da ‘protagonista in campo internazionale’

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Un’operazione che vede “tutti vincitori: azionisti, famiglie, imprese”. E un’operazione, anche, che dimostra come l’Italia possa giocare da “protagonista in campo internazionale”. Così Carlo Messina numero uno di Intesa SanPaolo, il banchiere che – possiamo dirlo – ha sempre tifato per l’Italia, commenta l’ops con cui la banca da lui gestita è riuscita a conquistare UBI.
Il risultato è stato ben al di sopra delle aspettative più ottimistiche: l’adesione degli azionisti di UBI Banca all’offerta di Ca’ de Sass è stata superiore al 90%.

A questo punto, la tabella di marcia è la seguente, come trapelato dalle indiscrezioni trapelate nelle ultime ore: entro settembre verrà nominato il nuovo cda di Ubi così come, entro la fine di quest’anno, si procederà con il nuovo cda che rappresenterà Intesa SanPaolo all’ individuazione di quelle filiali (532) che, in base a quanto stabilito per andare incontro alle richieste dell’Antitrust, verranno vendute a Bper.
L’assemblea per la fusione è prevista per la primavera del 2021.

Carlo Messina conquista UBI Banca, boom adesioni all'ops di Intesa per oltre il 90%
Ceo of Italian bank, Intesa San Paolo, Carlo Messina, arrives with his wife at la Scala opera house for the Premiere of “Madame Butterfly”, on December 7, 2016 in Milan. Milan’s La Scala opens its 2016-17 season today with a performance of Madame Butterfly in its original version for the first time since the famous opera’s controversial 1904 premiere. Adapted from a play by David Belasco, composer Giacomo Puccini’s first version of the Japanese tragedy was presented at La Scala on February 17, 1904. / AFP / GIUSEPPE CACACE (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP via Getty Images)

Ma veniamo ai numeri sull’adesione all’ops da parte degli azionisti di Ubi Banca.
Numeri che sono stati diffusi dalla stessa Intesa SanPaolo, dopo la conclusione dell’operazione, avvenuta ieri, giovedì 30 luglio, in base a quanto stabilito dalla Consob  (che ha esteso il periodo di estensione di due giorni):
“Durante il periodo di adesione -si legge nel comunicato – risultano portate in adesione all’Offerta (incluse quelle portate in adesione attraverso il Private Placement), n. 1.031.956.527 Azioni UBI, pari a circa il 90,2041% delle azioni UBI oggetto dell’Offerta e a circa il 90,1835% del capitale sociale di UBI Banca”. Pertanto, alla luce delle quote già detenute e sulla base dei risultati provvisori dell’Offerta (e del Private Placement) Intesa Sanpaolo “giungerà a detenere complessivamente n. 1.041.469.488 Azioni UBI, pari a circa il 91,0149% del capitale sociale di UBI Banca“.
Messina insomma conquista UBI e con un successo obiettivamente enorme, visto che la quota su cui puntava, per assicurarsi il controllo delle assemblee straordinarie di UBI e dare via libera senza ostacoli alla cessione delle più di 500 filiali della banca risultante dalla fusione a Bper, era pari al 66,67%.
“Sulla base dei risultati provvisori dell’Offerta, la Condizione Soglia Percentuale (ossia la detenzione da parte dell’Offerente di una partecipazione complessiva pari ad almeno il 66,67% del capitale sociale dell’Emittente) risulta avverata“, si legge nella nota, che conclude comunicando che “i risultati definitivi dell’Offerta saranno resi noti nel Comunicato sui Risultati Definitivi dell’Offerta che sarà diffuso a cura dell’Offerente entro le ore 7.59 del 4 agosto 2020” .

Boom di buy su Ubi: titolo sospeso con rialzo oltre +10%

L’entusiasmo è più che palpabile in Borsa: il titolo Ubi Banca si conferma il migliore dell’indice Ftse Mib, balzando del 10% circa a 3,76 euro. L’azione è stata sospesa anche per eccesso di rialzo, in corrispondenza di un rally pari a + 10,9% a 3,796 euro.
Il trend si spiega con il fatto che il boom delle adesioni riduce in misura significativa il flottante, che è inferiore al 9%. Con l’adesione superiore al 90%, inoltre, Intesa Sanpaolo è obbligata ad acquistare i titoli rimanenti dagli azionisti che ne dovessero fare richiesta.
A tal proposito, il socio potrà scegliere il modo in cui avverrà il pagamento: in base ai termini dell’operazione (dunque 17 titoli Intesa ogni 10 azioni Ubi più 0,57 euro cash) oppure del tutto in contanti. Intesa SanPaolo mette a segno un rialzo superiore all’1%.
Non potevano non esprimersi sul successo dell’operazione anche i sindacati, con Massimo Masi, segretario generale della Uilca, che si è così espresso:
Siamo stati facili profeti nel dire che l’Opas di Intesa Sanpaolo su Ubi sarebbe passata facilmente. Si tratta senza dubbio – ha aggiunto – della fusione del secolo, la più grossa registrata nel nostro Paese dal dopoguerra ad oggi, prodromica ad altre fusioni nel settore. L’operazione Intesa Sanpaolo Ubi darà vita alla settima banca europea, con benefici per l’intero settore bancario italiano e per il sistema Paese tutto, che ne guadagneranno in termini di competitività”.
Carlo Messina ribattezzato da alcuni padrone della finanza, per essere riuscito a inglobare ora anche Ubi Banca dopo aver assorbito le banche venete, non nasconde la propria soddisfazione:
“Oggi portiamo a termine un’operazione che ci vede tutti vincitori: grazie alla decisione – di cui siamo orgogliosi – del 90,2% degli azionisti di Ubi Banca di entrare a far parte di Intesa Sanpaolo, daremo vita a una nuova realtà in grado di rafforzare il sistema finanziario italiano e di ricoprire un ruolo di leader nello scenario bancario europeo”, così il banchiere,  nella nota diffusa nella serata di ieri.
“L’operato delle Autorità competenti, nei confronti delle quali esprimo vivo apprezzamento, ha consentito di concludere l’operazione nei tempi previsti. Altrettanto decisiva è stata la professionalità del team di Intesa Sanpaolo, impegnata in questo complesso progetto e dei consulenti che ci hanno assistito. Sarà il CdA di intesa Sanpaolo a deliberare sull’avveramento delle condizioni sospensive. La creazione di una nuova realtà, leader nella crescita sostenibile e inclusiva – forte del radicamento nei territori di appartenenza – genererà benefici per chiunque ne sarà parte: gli azionisti, ora ancora più numerosi, pilastro alla base del posizionamento della nostra banca ai vertici europei del settore; le famiglie, che con i loro risparmi rappresentano la base delle prospettive di crescita della banca; le imprese, di cui sosterremo i progetti di rilancio e espansione, in particolare nei mercati internazionali”.
L’AD ha continuato:
“Le persone costituiscono il principale punto di forza del gruppo: nei prossimi mesi la valorizzazione dei nuovi colleghi provenienti da Ubi sarà per me un aspetto prioritario. Contiamo su di loro per dar vita ad un gruppo, capace di affrontare le nuove sfide in Europa. Ubi è una banca ben amministrata in termini di qualità del bilancio e impegno nei confronti dell’economia reale e della sostenibilità, grazie al lavoro svolto dal CdA, dal Consigliere Delegato e dal management”.
E ancora:
“Aver avviato, primi a livello europeo, una nuova fase di rafforzamento del settore bancario, è la dimostrazione di come il nostro Paese possa giocare da protagonista in campo internazionale“.
La nuova realtà che emergerà dalla fusione, ha precisato ancora l’AD di Intesa, “potrà contare sulle elevate qualità professionali delle oltre 100.000 persone che ne faranno parte e avrà un ammontare di impieghi per oltre 450 miliardi di euro; il risparmio che gli italiani ci affidano supererà il valore di 1,1 trilioni di euro, i ricavi saranno pari a 21 miliardi di euro: si tratta di cifre espressione delle capacità dei nostri imprenditori e della solidità del patrimonio delle nostre famiglie, gli elementi alla base della forza dell’economia italiana”.
Dal canto suo Masi, segretario generale della Uilca, tende a mettere i puntini sulle “i”:
“Avrei preferito che Intesa Sanpaolo continuasse a crescere per cerchi concentrici, salvando banche in difficoltà, come ha fatto finora. Ma come spesso accade i desiderata sindacali e politici non coincidono con gli interessi aziendali. Mi auguro che ci sia presto un incontro con il dott. Messina per cominciare ad affrontare le numerose problematiche che deriveranno da questa fusione. Stiamo assistendo a una partita a scacchi: questa prima, importante, mossa avrà conseguenze nel settore che coinvolgeranno Bper, in prima battuta, e a seguire Banco Popolare di Milano, il Monte dei Paschi di Siena, la Popolare di Sondrio, Creval. Non dimentichiamo poi la partita aperta al Sud con la nuova Banca Popolare di Bari“.
“Fino ad oggi -ha detto ancora Masi – non abbiamo espresso un giudizio definitivo sull’operazione, in attesa di vedere il piano industriale completo. Oggi non possiamo che constatare il buon esito dell’operazione e accogliamo con soddisfazione la reazione del mercato e degli azionisti. Attendiamo il confronto per tutelare i diritti dei lavoratori e più complessivamente gli aiuti alle PMI, alle imprese, ai bisogni reali dei cittadini. Quello che possiamo già dire però è che vigileremo con molta attenzione sugli aspetti occupazionali: sono previsti 5.000 esuberi a fronte di 2.500 assunzioni ex novo”.
La parola d’ordine di Uilca è vigilare:
“Vigileremo quindi sugli esuberi, non solo per le evidenti preoccupazioni sul piano occupazionale, ma anche perché possono minare fortemente il principio fondante del rapporto tra banca e cittadino, quella relazione di fiducia, a due, che lo svuotamento e la chiusura di numerose filiali non possono più garantire – ha chiarito il segretario generale – Vigileremo anche sulla mobilità e sulla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori, certi, comunque, delle buone relazioni sindacali che hanno sempre contraddistinto i rapporti con Intesa Sanpaolo e che, sicuramente, continueranno così anche nel futuro”.

Il commento di Equita SIM

Intanto Equita SIM così commenta l’ops:
“L’OPS di Intesa SanPaolo su UBI si è conclusa con adesioni pari al 90,2%, decretandone il successo oltre ogni aspettativa alla luce del fatto che:

  1.  si trattava di un’operazione amichevole ma non concordata.
  2. In due occasioni il cda di UBI, anche post rilancio, aveva dichiarato che l’offerta non era adeguata.
  3. nelle più recenti Ops la media delle adesioni era stata del 78%.

“Il livello di adesioni – spiega Equita SIM – premia un’operazione molto trasparente e lineare;
confermiamo la nostra sensazione in base a cui il raggiungimento di un’ampia adesione dei soci avrà anche ripercussioni positive sul deal perché determina un forte consenso sull’integrazione da parte di tutti gli stakeholders annullandone i rischi di esecuzione. Il raggiungimento della quota del 90% determina il delisting del titolo UBI dato che Intesa SanPaolo non ne ripristinerà il flottante: Intesa si però è impegnata ad acquistare i titoli non consegnati alle stesse condizioni dell’offerta (17 azioni Intesa SanPaolo ogni 10 UBI oltre a 0,57 cash) oppure di liquidare i soci (ad un prezzo di circa 3.50 euro)”.
Equita conclude:
In caso di adesioni all’Opa residuale al 95%, ISP avrà il diritto di acquistare i titoli rimanenti, condizione che porebbre ulteriormente acceleare la fusione rispetto alla tempistica originaria con beneficio in termini di phasing del raggiungimento delle sinergie da costo”.