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Ubi Banca: ‘anche con direzione ma senza fusione Intesa non ci può imporre cessione filiali a Bper’

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“Si rileva, con riferimento all’Accordo BPER, che il Consiglio di Amministrazione (di Ubi Banca) non ha ritenuto ravvisabile alcun interesse ‘di gruppo’ in relazione alla cessione del Ramo Bancario, giacché l’operazione di dismissione – da realizzarsi ‘per prevenire il sorgere di
situazioni potenzialmente rilevanti a fini antitrust’ è meramente funzionale all’attuazione di impegni assunti da Intesa SanPaolo nel suo esclusivo interesse”. E’ quanto comunica Ubi Banca in una nota appena diffusa. La nota riporta “talune integrazioni all’informativa contenuta nel comunicato dell’emittente predisposto dal Consiglio di Amministrazione di UBI Banca”.

Tale cessione (di 532 filiali) – si legge ancora nel comunicato, che fa riferimento all’accordo siglato tra Intesa SanPaolo e Bper relativo alla cessione di filiali del gruppo risultante dalla fusione tra Ubi Banca e Intesa SanPaolo a Bper – rappresenterebbe, infatti, un ‘costo’ per ottenere il controllo della Banca che Intesa SanPaolo intende far gravare su UBI Banca e, per riflesso, sui suoi Azionisti. Per converso, nella prospettiva della Banca, “la cessione del Ramo Bancario modificherebbe […] completamente la natura di UBI Banca, trasformandola in una mera articolazione territoriale della rete distributiva di Intesa SanPaolo priva della capacità di operare quale autonomo centro di profitto”.

“In concreto, dunque, da un lato, Intesa SanPaolo – in quanto capogruppo esercente l’attività di direzione e coordinamento – otterrebbe il vantaggio di poter rimuovere l’ostacolo all’acquisizione rappresentato dalla disciplina antitrust e di ottimizzare la distribuzione dei suoi prodotti finanziari
e assicurativi mentre, dall’altro lato, UBI Banca sarebbe privata di oltre 500 filiali, rappresentative di oltre il 30% della rete, vedendosi nei fatti declassata da autonomo centro di profitto (sia pure nella condizione di società soggetta alla direzione e coordinamento altrui) a mero soggetto
‘collocatore’ della capogruppo. Alla luce di quanto precede, e sulla base delle informazioni allo stato a disposizione, è
ragionevole ritenere che il pregiudizio subito da UBI Banca non potrà in alcun modo considerarsi ‘compensato’ dall’appartenenza al Gruppo ISP e che, pertanto, nemmeno in
ragione del ‘risultato complessivo dell’attività di direzione e coordinamento’ ISP potrà legittimamente imporre alla Banca la dismissione del Ramo Bancario”.

Già lo scorso 7 luglio Ubi Banca aveva risposto alla nota di Intesa SanPaolo, affermando che, in assenza di una fusione, Intesa Sanpaolo non avrebbe potuto legittimamente imporre a UBI Banca di dare corso alla cessione del Ramo Bancario a BPER e, conseguentemente, alla cessione dei Rami Assicurativi a UnipolSai.