Trump ancora all’attacco: i “messaggi” inviati dal WEF di Davos
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È durato oltre un’ora l’intervento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pronunciato questo pomeriggio al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Nel suo discorso, il presidente americano ha affrontato i principali temi macroeconomici e geopolitici che, dalla fine dello scorso anno, stanno orientando l’andamento dell’economia e dei mercati finanziari globali. Dalla crisi del mercato energetico europeo alle tensioni geopolitiche, fino all’andamento dei mercati azionari e al ruolo della Federal Reserve — su cui Trump ha evitato dichiarazioni esplicite — il confronto ha toccato numerosi dossier chiave.
Aprendo il suo intervento davanti all’élite economica e politica mondiale riunita a Davos, Trump ha definito le proprie politiche come “l’inizio di un boom economico americano”, invitando l’Europa a trarne esempio. “La nostra economia è in forte espansione: la crescita accelera, la produttività aumenta, gli investimenti sono in deciso rialzo, i redditi crescono e l’inflazione è stata sconfitta”, ha affermato il presidente. La risposta del mercato alle dichiarazioni del presidente non si è fatta attendere e Wall street ha aperto le contrattazioni in rialzo, dopo che Trump ha commentato il calo del mercato azionario di ieri “Il ribasso è una sciocchezza” e affermando che il mercato raddoppierà. I titoli del Tesoro stanno estendendo i guadagni su tutta la curva, mentre il dollaro ha recuperato dai minimi della giornata.
Particolare attenzione è ora rivolta agli incontri bilaterali previsti a margine del vertice nelle prossime 24 ore. Tra questi, secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump, sarebbe in agenda anche un confronto con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un momento cruciale per gli equilibri politici ed economici internazionali.
Europa “irriconoscibile” secondo Trump
Aprendo il suo eloquio, Trump ha approfittato per lanciare un severo ammonimento all’Europa, suggerendo che i governi liberali del continente stavano
rimanendo indietro rispetto agli Stati Uniti e che i leader dovevano emulare il suo modello per provvedere ai propri cittadini. “Gli Stati Uniti sono il motore economico del pianeta e quando l’America prospera, tutto il mondo prospera, è sempre stato così nella storia; quando va male, va male”, ha detto Trump. “Amo l’Europa e voglio che l’Europa vada bene, ma non sta andando nella giusta direzione”.
Ma non sono le uniche critiche mosse dal presidente americano nei confronti dell’Europa. Il tycoon, all’inizio del suo discorso, ha descritto l’Europa come irriconoscibile a causa dell’immigrazione di massa e dell’attenzione all’energia green, che lui ha sempre deriso identificandola come una truffa. “Potete fare molto meglio seguendo il nostro esempio, perché alcuni luoghi in Europa non sono più nemmeno riconoscibili, francamente”, ha detto Trump.
La Groenlandia e le accuse alla Danimarca: Non useremo la forza”
Dalle critiche all’Europa il presidente Trump è passato al tema clou del momento, un tema a lui molto caro: la Groenlandia. Trump ha inizialmente dichiarato di voler avviare immediatamente dei colloqui sull’argomento Groenlandia, spingendo affinché gli Stati Uniti acquisiscano il territorio danese “Come abbiamo acquisito molti altri territori nel corso della nostra storia”, ha detto Trump, definendo l’acquisizione della Groenlandia essenziale per la sicurezza collettiva, minimizzando l’eventuale pericolo a discapito della Nato. Intanto le azioni europee hanno ridotto le perdite dopo che la volontà del presidente americano di voler avviare subito i negoziati per l’acquisizione della Groenlandia.
Il discorso di Trump a Davos ha rappresentato una sfida aperta ai leader alleati che sono stati irritati dalla sua incessante spinta a prendere il controllo dell’isola artica “Gli Stati Uniti sono trattati in modo molto ingiusto dalla NATO”, ha aggiunto il tycoon “Diamo così tanto e riceviamo così poco in cambio”.
Un momento interessante è stato quando Trump, rivolgendosi all’élite mondiale presente in Svizzera, ha accusato Copenaghen di non essere in grado in grado di difendere l’isola, mettendo in discussione la capacità di metterla in sicurezza “Nessuna Nazione può essere capace di mettere in sicurezza un Paese se non noi” ha detto Trump, “Ve l’abbiamo mostrato con il Venezuela, l’abbiamo messo in sicurezza con sei ore di attacco [..] e possiamo fare la stessa cosa con la Groenlandia“, ha dichiarato il Presidente Trump.
Sul finale, però, Trump ha dichiarato che non utilizzerà la forza per acquistare l’isola artica “Non voglio usare la forza ma rivogliamo indietro la Groenlandia dopo che l’abbiamo data alla Danimarca in seguito alla vittoria contro i tedeschi, giapponesi e italiani”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che gli Usa hanno difeso con la Nato l’Europa dall’Unione Sovietica, ma non hanno ricevuto in niente in cambio.
Sostegno al nucleare “Oggi disponibile a costi sostenuti”
Sul fronte energetico, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito con forza il proprio sostegno al nucleare, prendendo al contempo una posizione fortemente critica nei confronti delle politiche green. Trump ha annunciato di aver firmato un ordine esecutivo per l’approvazione di numerosi nuovi reattori nucleari, sottolineando come i recenti progressi tecnologici abbiano reso questa fonte energetica più sicura ed economicamente sostenibile. “Stiamo entrando nell’era dell’energia nucleare, oggi disponibile a costi contenuti e con standard di sicurezza elevati”, ha affermato, sostenendo che la sua elezione avrebbe permesso agli Stati Uniti di evitare un “collasso energetico catastrofico”, che a suo avviso minaccerebbe invece l’Europa a causa di quella che ha definito la “nuova truffa verde”.
Per quanto riguarda il Venezuela, il tycoon ribadisce che gli Stati Uniti sono arrivati in aiuto al Paese e che “divideranno” con loro i proventi del petrolio, che “guadagnerà più soldi nei prossimi sei mesi di quanto abbia guadagnato negli ultimi 20 anni”. “Tutte le principali compagnie petrolifere stanno arrivando in Venezuela con gli Stati Uniti”, ha dichiarato Trump. “Il Venezuela tornerà ad essere un grande Paese perché c’è grande collaborazione”, ha dichiarato il tycoon.
La reazione dei mercati
Le rassicurazioni di Donald Trump sul mancato ricorso alla forza in merito alla Groenlandia e sulla volontà di privilegiare la via negoziale hanno contribuito a migliorare il sentiment dei mercati. Piazza Affari ha progressivamente ridotto le perdite della seduta, beneficiando anche dell’apertura positiva di Wall Street, avvenuta durante il discorso del presidente americano al World Economic Forum di Davos. Nel pomeriggio, l’indice Ftse Mib segnava un calo contenuto dello 0,27%, attestandosi a 44.602 punti.
Oltreoceano, i principali indici statunitensi hanno avviato la giornata in rialzo dopo il brusco arretramento della sessione precedente, innescato dalle minacce di nuovi dazi avanzate dalla Casa Bianca. Trump ha attaccato la Danimarca definendola “ingrata” e gli altri alleati, ma ha detto “Non voglio usare la forza militare e non la userò”. Per questo, in avvio il Dow Jones guadagna 183,71 punti (+0,38%), lo S&P 500 sale di 24,03 punti (+0,35%), il Nasdaq è in rialzo di 49,88 punti (+0,22%), riflettendo un clima di maggiore fiducia tra gli investitori.