Notizie Notizie Mondo Trader lanciano SOS: prelievi Ripple e NEM bloccati. Coincheck hackerato?

Trader lanciano SOS: prelievi Ripple e NEM bloccati. Coincheck hackerato?

Pubblicato 26 Gennaio 2018 Aggiornato 29 Gennaio 2018 08:38

Scoppia il panico nel mercato delle criptovalute. Investitori e trader lanciano diversi SOS, scambiandosi freneticamente informazioni e rumor a colpi di tweet. Ma per ora la situazione è ancora poco chiara. L’unica certezza è che Concheck, tra le principali piattaforme di scambio di monete digitali in Giappone, ha interrotto bruscamente tutti i prelievi.

Poi ci sono i rumor che fanno accapponare la pelle, come quello riportato dall’utente Koji Higashi, secondo cui Coincheck avrebbe perso, a causa di un hack, NEM per un valore di 600 milioni di dollari.

“Ma non ci sono conferme ufficiali”, sottolinea.

Di certo rimane la nota di Coincheck, che conferma che “tutti i prelievi dalla piattaforma sono al momento bloccati. Grazie per la vostra comprensione. Stiamo facendo del nostro meglio per ripristinare l’operatività, il prima possibile”.

L’utente di Twitter Joseph Young afferma anche lui che si parla di XEM (simbolo del NEM, la decima criptovaluta per valore di mercato)ritirati dalla piattaforma di scambio Coincheck, e che non si riesce a capire se si sia trattato di un attacco hacker o di una mossa decisa in anticipo.

La tensione sale, con rumor su presunti ritiri improvvisi anche di XRP, ovvero del Ripple, per un valore superiore a 130 milioni di dollari.

Il sito CryptoNews non fa nulla per smorzare i timori, con un articolo intitolato: Coincheck hacked: “Il furto più grande della storia del mondo”. Viene segnalato che il motivo per cui Coincheck ha congelato tutti i prelievi è perchè improvvisamente qualcuno ha ritirato asset per $723 milioni dalla piattaforma. Quasi un miliardo di dollari.

Gli investitori rivivono l’incubo del 2014, quando una quantità di Bitcoin del valore di 473 milioni di dollari – in base ai prezzi di mercato dell’indice sul Bitcoin di CoinDesk – svanì nel nulla.

L’episodio viene ricordato come il caso Mt.Gox.

Mt.Gox era il sito di scambio di Bitcoin con sede a Shibuya, a Tokyo. Lanciato nel luglio del 2010, entro il 2014 era arrivato a gestire più del 70% delle transazioni sul Bitcoin di tutto il mondo.

Poi, lo shock, quando nel febbraio del 2014, Mt.Gox sospese le operazioni di trading e dichiarò bancarotta.

La piattaforma annunciò anche, oltre alla bancarotta, che una quantità di 850.000 Bitcoin circa era svanita nel nulla, probabilmente rubata. Da allora 200.000 Bitcoin sono stati ritrovati, ma rimane ignota la causa della sparizione delle altre.

Il timore che un episodio del genere possa ripetersi sta tenendo gli investitori con il fiato sospeso, mentre i peggiori rumor, ancora non confermati, si accavallano.

Così Hiroyuki Komiya, amministratore delegato di Blockchain Technology Consulting, con sede a Tokyo, spiega:

“Coincheck è una piattaforma molto conosciuta in Giappone. Abbiamo assistito di recente a diversi blackout, dunque la gravità del blocco di Coincheck non è al momento ancora chiara. Stiamo aspettando tutti con ansia di ricevere dettagli su quanto sta accadendo”.