Titolo Inwit sotto pressione: il progetto TIM e Fastweb +Vodafone, impatto sul prospettive future
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Non si è fatta attendere la risposta di Inwit all’intesa tra TIM e Fastweb+Vodafone per costruire fino a 6.000 nuove torri di telefonia mobile in Italia. Più che limitarsi a rivedere le proprie stime, la società ha messo in evidenza il deterioramento dei rapporti con i clienti anchor, collegando il taglio della guidance 2026 e dell’outlook di medio termine al clima di crescente conflittualità riacceso dal progetto di joint venture sui nuovi siti mobili, che considera in contrasto con gli MSA.
Conflittualità con gli anchor tenants
Il Consiglio di Amministrazione di Inwit si è riunito nella serata di ieri per esaminare l’evoluzione dei rapporti con i propri anchor tenants e valutare le ripercussioni sulle prospettive future della società. L’incontro è stato convocato anche a seguito del comunicato stampa emesso da TIM e Fastweb (quest’ultima controllata da Swisscom , dopo l’incorporazione di Vodafone Italia), relativo alla possibile creazione di una joint venture tra i due operatori.
La nuova iniziativa sarebbe destinata alla realizzazione di nuovi siti per la telefonia mobile in Italia. “Inwit ha manifestato, suo malgrado, di aver constatato un progressivo aumento della conflittualità nei confronti degli anchor tenants”, come si evince dal comunicato stampa della società, che sottolinea come questo deterioramento dei rapporti stia influenzando negativamente le previsioni economiche e strategiche della compagnia.
Il vero punto critico per il mercato va ricercato nel deterioramento dei rapporti che non si limita ad un impatto contabile, ma ha ripercussioni dirette sulla strategia industriale e relazionale della società. Inwit ha spiegato che l’aumento dei conflitti con gli operatori si inserisce in un contesto già difficile, segnato dalla carenza di investimenti discrezionali da parte dei clienti. Le conseguenze di tale situazione sono chiare: da un lato c’è l’interruzione di alcune attività precedentemente pianificate ma non garantite, mentre dall’altro il blocco dello sviluppo di nuove iniziative di business, che avrebbe dovuto alimentare la crescita futura. Questo scenario ha portato ad una revisione al ribasso delle previsioni per il periodo 2026-2030, segnalando la difficoltà di Inwit nel mantenere una visibilità chiara sul futuro in un contesto di crescente conflittualità con i propri clienti principali.
Inwit rivede la guidance 2026: ricavi e outlook a crescita contenuta
Nel comunicato diffuso, Inwit ha aggiornato le proprie previsioni per il 2026 annunciando una revisione al ribasso della guidance e un conseguente cambiamento nell’outlook di medio termine. I numeri chiave per il 2026 vedono i ricavi attesi tra 1,050 e 1,090 miliardi di euro, con un EBITDA margin intorno al 90% e un EBITDAaL margin pari a circa il 72%. Il recurring free cash flow è previsto tra 550 e 590 milioni di euro, mentre il dividendo per azione sarà almeno pari a quello del 2025, fissato a 0,55 euro. La società conferma inoltre una leva finanziaria di 5,5x, con un target strutturale confermato tra 5x e 6x.
Il nuovo outlook di medio termine evidenzia una crescita annuale dei ricavi a low single digit, in linea con la revisione più conservativa delle stime. Nonostante la continua espansione del margine EBITDAaL e la previsione di capex annui intorno ai 200 milioni di euro, il dato più significativo riguarda la revisione delle aspettative di crescita, che ora rispecchiano un andamento molto più contenuto rispetto a quello previsto in precedenza. La società, infatti, ha abbassato la sua previsione di crescita segnando una traiettoria di sviluppo più cauta rispetto alle aspettative precedenti.
La difesa di Inwit sugli MSA
Inwit ha sottolineato l’importanza cruciale degli MSA (Master Service Agreement) per il proprio modello di business, mettendo in evidenza come questi contratti siano il “Fondamento su cui si è costruito l’intero ecosistema economico della società” si legge nel comunicato. Gli MSA, infatti, non sono semplici accordi commerciali ma contratti di lungo termine che fanno parte di un’operazione strategica completata nel 2020, la quale ha visto Inwit acquisire le infrastrutture detenute da TIM e Vodafone Italia per un investimento iniziale di circa 10 miliardi di euro. Questo investimento secondo Inwit “Non può essere messo in discussione unilateralmente”, poiché l’intero modello di crescita e sviluppo è basato su questi accordi.
La difesa legale e commerciale della società si concentra soprattutto sul ruolo di questi contratti: grazie a questi, infatti, la società è il fornitore privilegiato per la realizzazione di nuovi siti mobili. Inwit vanta un diritto preferenziale e una “last call” prima che le attività vengano eventualmente affidate a terzi, come sottolineato nel comunicato stampa societario. In questo contesto, la società ha chiaramente affermato che qualsiasi tentativo di svuotare queste prerogative contrattuali sarà contrastato con decisione “in ogni sede competente”, ribadendo la solidità legale delle proprie posizioni e la determinazione a difendere il valore dei propri contratti.
La reazione del mercato: titolo sotto pressione
Le azioni di Inwit continuano a scivolare, segnando oggi un calo del 9,7% e dopo aver già perso il 16% nelle contrattazioni di ieri. La revisione della guidance implica una riduzione del 10%-13% delle stime di consenso su Ebitda after-leases e free cash flow, con previsioni di ulteriori tagli, che potrebbero raggiungere il 15%-20% entro il 2030. Anche la guidance sui dividendi è stata ridotta.
Gli analisti di Jefferies hanno mantenuto il rating “hold” su Inwit, mentre JPMorgan ha declassato il titolo a “neutral” a novembre, sottolineando che, sebbene sia difficile prevedere quando e come finirà la controversia legale con Telecom Italia e Swisscom “La valutazione di Inwit non è giustificabile“. JPMorgan prevede che Swisscom possa presentare una comunicazione di recesso, una mossa che, se confermata, avvierebbe un lungo contenzioso che secondo gli analisti, non farebbe nulla per dissipare i timori riguardo al valore terminale delle torri di telecomunicazione.