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Titoli banche Italia prezzano uno ‘spread virtuale’ ben più alto, ecco le più esposte sui Btp

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Le banche di Piazza Affari annaspano ai minimi da oltre tre anni. Una crisi che va oltre la fiammata dello spread dovuta alla crisi di governo. Il legame tra l’andamento dello spread e quello delle banche è innegabile e così come nella crisi del 2011, anche negli ultimi 15 mesi il settore bancario italiano risulta in balia dell’umore dello spread. I movimenti sono spesso sincronizzati, ma non sempre  nel modo e nell’entità che ci si dovrebbe aspettare. Già prima dell’apertura della crisi di governo il saldo in Borsa di molte banche risultava negativo in questo 2019 e lo stesso si può dire per molte big europee. Una difficoltà dovuta ai tassi ai minimi storici che la Bce si appresta a tagliare ulteriormente il prossimo mese e che difficilmente si smuoveranno da tali minimi per ancora molto tempo. Il tutto a discapito della redditività degli istituti di credito.

Indice banche Italia ai minimi dal 2016

Da inizio anno l’indice Ftse Italia All Banks segna un calo del 5,5%, che diventa quasi -25% considerando gli ultimi 12 mesi. Una sottoperformance evidente rispetto all’andamento generale della Borsa: nello stesso periodo il Ftse Mib segna un -4% circa, mentre da inizio anno il saldo dell’indice guida milanese è ancora ampiamente positivo (+10%), nonostante il dimezzamento dei guadagni rispetto ai massimi annui toccati a metà luglio.

I numeri sono eloquenti: -18% ytd per UBI Banca e Banco BPM, oltre -7% circa per Bper e Unicredit, -6% Intesa Sanpaolo.


Spread e banche a braccetto

Dai massimi annui del 17 aprile scorso, l’indice Ftse Italia Alla Banks ha ceduto ben il 24%; mettendo in parallelo l’andamento dello spread e quello dell’indice bancario tricolore emerge che il calo della seconda metà di aprile e di maggio è coinciso proprio con le tensioni sullo spread con il rischio procedura d’infrazione che aveva messo in allarme gli investitori. Poi le acque tornarono tranquille e lo spread a luglio si era addirittura spinto sotto i 200 punti base (minimo a 185 pb il 185). Poi la nuova risalita fino al picco di 240 pb di questi giorni e le banche crollate di ben il 15% in poche settimane.

Banche italiane in balia dello spread quindi? Il Sole 24 Ore in un articolo pubblicato nell’edizione odierna analizza la rapidità e l’ampiezza della reazione degli investitori ai movimenti dei Btp, di cui le banche detengono una quantità rilevante. Prendendo per esempio il venerdì nero (9 agosto) dopo la formalizzazione dell’apertura della crisi di governo, il rendimento del BTp decennale è passato dall’1,54% all’1,82% in una seduta e lo spread sul Bund è cresciuto di 29 punti base a quota 240, mentre Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 2,48% con le azioni del settore bancario (-4,49%). Oltre 3 miliardi di euro di capitalizzazione andati in fumo nel solo comparto finanziario, precisa il quotidiano di Confindustria, che secondo le simulazioni condotte da Equita Sim sarebbe coerente con un aumento implicito dello spread di ben 92 punti base: è quindi come se il mercato avesse fatto un balzo in avanti e prezzato uno spread Italia-Germania già oltre 300 punti.

“Il mercato finisce per anticipare già un quadro macroeconomico in peggioramento e una possibile recessione, ma è anche evidente che in una situazione del genere è soprattutto sui titoli finanziari che si scaricano tutte le tensioni”, osserva Giovanni Razzoli, analista per il settore bancario di Equita.

Unicredit e Intesa hanno lo stock maggiore di Btp, ma le più esposte sono altre

Le stime di Equita evidenziano come in pancia alle 9 principali banche italiane (dati allo scorso 30 giugno) ci siano 152,6 miliardi di titoli di Stato italiani contro i 155,2 miliardi di 12 mesi prima su un ammontare complessivo di 390 miliardi di bond pubblici detenuti.

 

Limitando lo spettro ai soli BTp, UniCredit (52,9 miliardi) e Intesa Sanpaolo (34,3 miliardi) sono le due banche a detenere gli importi più elevati in termini nominali, ma quando si mettono a confronto queste cifre con il Common equity Tier 1 (Cet1), i rapporti delle due big italiane sono più bassi (rispettivamente 118% e 99%). Il peso sul patrimonio dei titoli del Tesoro in pancia a Banco Bpm, Mps e Popolare Sondrio (2 volte) o a Creval (oltre 3 volte), che quindi in teoria dovrebbero essere anche le più sensibili agli sbalzi d’umore dello spread.

Equita stima che un aumento dello spread BTp-Bund di 100 punti base dovrebbe avere un effetto sulle quotazioni di Borsa del settore finanziario italiano del 3,7 per cento: si va dall’1,6% di Ubi fino all’8,5% di Popolare Sondrio per finire addirittura a oltre il 20% nel caso di Mps. E provocherebbe anche una riduzione media del patrimonio Cet1 di 26 punti base (con picchi oltre i 40 centesimi ai danni di Popolare Sondrio, Credem e ancora Mps).