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Tim: Vivendi ha fretta e attacca Elliott su tutti i fronti, la partita si gioca sul futuro della rete

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Vivendi, primo azionista di Tim con una quota di quasi il 24%, mira dritto a un nuovo ribaltone nella maggiore tlc italiana. Il cda di Telecom Italia ha confermato di aver ricevuto dal socio Vivendi la richiesta di convocazione dell’assemblea per la nomina dei revisori, la revoca di cinque consiglieri e la nomina di cinque nuovi amministratori.

I nuovi nomi ci sono già: Franco Bernabè, Rob van der Valk, Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola e Francesco Vatalaro, in sostituzione di quelli revocati ai sensi del precedente punto dell’ordine del giorno (Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti de Ponti).

 

L’intento della media company francese sarebbe quello di anticipare la convocazione del cda prima di Natale e l’assemblea agli inizi del 2019, nonostante le date già fissate in calendario (cda il 17 gennaio e assemblea l’11 aprile).

 

All’interno della relazione rivolta agli azionisti di Telecom Italia, secondo quanto riportato da Radiocor, Vivendi prende posizione su diverse tematiche. Riguardo all’attuale cda, si legge nella nota, “non è più rappresentativo degli interessi e delle aspettative di tutti gli azionisti che hanno votato in favore della lista presentata da Elliott sull’assunto che la società sarebbe stata guidata da Amos Genish (che era stato confermato da circa il 98% degli azionisti votanti in assemblea) con il supporto di un cda effettivamente indipendente”.

I francesi, inoltre, rimarcano il fatto che la sfiducia all’ad Amos Genish “è stata assunta senza alcun fondamento legale, in contrasto con le applicabili procedure societarie e in violazione di ogni responsabile prassi di governance”.

 

Nella lista dei 5 amministratori che Vivendi intende revocare non è un caso che ci sia anche il nome del presidente di Telecom Italia, Fulvio Conti. Secondo i francesi “è chiaro che, mentre dichiarava fortemente la propria indipendenza, questi in realtà agiva quale amministratore esecutivo orchestrando e guidando il ‘golpe’ allo scopo di sostituire Amos Genish”.

La vera lotta è sul dossier della rete

Al di là della battaglia sulla governance della compagnia telefonica, il dossier più importante è quello della rete. Vivendi non intende “liberarsene” anche se al momento non sono chiari i progetti in merito tenendo conto della concorrenza di Open Fiber e quindi di una duplicazione delle infrastrutture che inevitabilmente va a impattare sulla tenuta del business.

 

Nei giorni scorsi anche Franco Bernabè, ex ceo di Tim e presente nella lista dei cinque amministratori presentata da Vivendi, si è schierato a sfavore dello scorporo individuando nell’acquisizione di Open Fiber la soluzione “ideale” per garantire il futuro di Tim, seguita come seconda scelta da una partnership con l’azienda partecipata pariteticamente da Enel e Cassa depositi e prestiti (Cdp).

 

Proprio la Cdp, con una quota in Tim pari al 5%, giocherà un ruolo fondamentale nella battaglia tra Vivendi ed Elliott anche considerando la posizione del governo Lega-5Stelle che, con un emendamento alla manovra fiscale, ha creato le condizioni “tecniche” per un’eventuale fusione degli asset di rete Tim-Open Fiber. Questa opzione è caldeggiata anche e soprattutto dal Fondo Elliott che vuole lo scorporo della rete.