Tim dice sì alla conversione delle risparmio. Sul piatto 500 milioni di cedole arretrate
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In un cda a sorpresa andato in scena domenica, Tim ha dato il via libera alla conversione delle azioni di risparmio.
All’indomani della sentenza della Cassazione che ha restituito al colosso delle comunicazione 1 miliardo, i soci fanno il passo atteso da anni dal mercato (dopo la bocciatura giù avvenuta da Vivendi in un primo tentativo) e il capitale del gruppo scende a sei miliardi di euro. In arrivo cedole arretrate. L’operazione andrà al voto delle assemblee degli azionisti il 28 gennaio e in Borsa a maggio, e vale 700 milioni di euro.
Le azioni risparmio di Tim volano in Borsa. Dopo l’annuncio della conversione guadagnano in apertura di giornata il 9% a 0,62 euro. Bene anche Tim: +1,6%
I dettagli
L’operazione proposta prevede la conversione 1 a 1 delle azioni di risparmio più un conguaglio di 0,12 euro per azione. Ai possessori di azioni di risparmio, storicamente negoziate a sconto rispetto alle ordinarie, vengono riconosciuti tre anni di dividendi privilegiati, pari a 8,75 centesimi, nonchè un valore aggiuntivo volto a remunerare il premio statutario in termini di maggiore cedola rispetto alle azioni ordinarie. Dall’altro lato, la semplificazione della struttura del capitale consente al gruppo di preservare la flessibilità finanziaria necessaria per perseguire le strategie di crescita delineate nel piano industriale e le future politiche di remunerazione degli azionisti.
L’operazione di conversione sottoposta agli azionisti è diretta, viene sottolineato nella nota, a “razionalizzare la struttura del capitale della società e realizzare esigenze di semplificazione dell’assetto proprietario e, più in generale, della governance della società, nonchè di riduzione dei costi di gestione connessi all’articolazione del capitale sociale in più categorie di azioni ammesse a quotazione; creare le condizioni per incrementare la liquidità e ampliare il flottante delle azioni ordinarie”.
“Abbiamo sempre detto che la struttura di capitale di Tim non è la più efficiente al momento – ha recentemente ribadito l’ad Pietro Labriola -. Dopodiché qualunque cosa va fatta nei tempi, nei vincoli, ma soprattutto nel rispetto del diritto di tutti quanti gli azionisti. E bisogna fare sempre delle cose che sono market friendly”
I soci chiave
I principali azionisti di risparmio sono Davide Leone, legale rappresentante di Davide Leone and Partners Investment Company con il 12,15% del capitale sociale rappresentato da azioni di risparmio di Tim e Iván Martín, legale rappresentante di Magallanes Value Investors, che ne detiene il 3,52 per cento. Il numero complessivo delle azioni di risparmio è 6.027.791.699.
I tempi
L’operazione andrà al voto delle assemblee degli azionisti il 28 gennaio e in Borsa a maggio. La conversione delle azioni di risparmio avrà comunque efficacia prima della eventuale distribuzione di dividendi a valere sull’esercizio 2025. Di conseguenza, le azioni di risparmio non beneficeranno per l’esercizio 2025 degli eventuali privilegi patrimoniali previsti nello statuto.
Con la proposta di conversione delle azioni di risparmio, il primo azionista Poste Italiane scende da oltre il 27% al 19-20%, sotto la soglia di Opa obbligatoria (al momento al 25%).
La sentenza sul canone
Dopo quasi 25 anni di battaglie, si è chiusa tra Tim e il Governo italiano la lite per un canone di concessione versato nel 1998. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ha confermato in via definitiva la decisione della Corte d’Appello di Roma dell’aprile 2024 che stabiliva la restituzione del canone, di poco superiore a 500 milioni di euro, più il rimborso della rivalutazione e degli interessi maturati, per un totale di poco superiore a 1 miliardo di euro. Una somma che il gruppo ha di fatto già incassato a luglio (995,4 milioni di euro) quando ha cartolarizzato il credito con Unicredit e Santander e che non avrà peraltro impatti negativi sui conti pubblici perchè è stato istituito un Fondo con una dotazione di oltre 2,2 miliardi a garanzia sia dei contenziosi nazionali sia di quelli europei.