Telefonica socio tlc esclusivo di Telco

Telco non avrà altro partner all’infuori di Telefonica. E’ questo uno dei punti principali contenuti negli accordi di coinvestimento della partnership tra Generali, Intesa Sanpaolo, Benetton, Mediobanca e la stessa Telefonica. Eventuali nuovi investitori non potranno quindi provenire dal settore telefonico e, come già noto, in caso di intese strategiche tra Telecom e un altro partner del comparto, Telefonica potrà uscire dall’accordo. Peraltro negli accordi si legge che “le parti considereranno in modo favorevole qualsiasi iniziativa strategica che il management di Telecom e Telefonica volessero congiuntamente portare avanti”.


 


Delle intese fa parte anche un divieto di Opa. I soci della newco non potranno infatti acquistare titoli che facciano superare a Telco la quota del 30%, quella a cui scatta l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto. Se invece a lanciare un’Opa fosse un operatore esterno all’accordo partirebbe invece il diritto di riscatto per gli azionisti dissenzienti. Nella pratica questi avrebbero il diritto di acquistare i titoli posti in vendita dagli altri soci a un prezzo determinato in base al patrimonio netto rettificato per tener conto del corrispettivo offerto e del prezzo delle azioni Telecom nell’ultimo mese.


 


Diverse le pattuizioni relative a nuovi soci che potrebbero entrare nel corso dell’aumento di capitale da 900 milioni di euro già programmato. Questi, proposti da Intesa Sanpaolo d’accordo con i soci italiani e con l’accettazione di Telefonica, non potranno detenere più del 5% del capitale. I soci chiamati a dare il loro assenso sui nuovi entranti non potranno tuttavia negarlo in assenza di motivazioni ragionevoli.


 


Gli azionisti italiani deterranno azioni di tipo A, con uguali diritti patrimoniali e amministrativi rispetto alle azioni B di Telefonica. Tuttavia i soci A avranno la facoltà di nominare sei dei dieci consiglieri, incluso il presidente, fino al mantenimento della maggioranza assoluta del capitale (attualmente la quota di pertinenza è pari al 57,7%). Telefonica esprimerà invece quattro consiglieri, fino al mantenimento di una quota superiore al 30%. Nel caso il gruppo spagnolo dovesse scendere tra il 20 e il 30% i consiglieri nominabili diminuirebbero a due.


 


Sono previste maggioranze qualificate sia in cda che in assemblea. In particolare in assemblea occorrerà una maggioranza del 75% per aumenti di capitale con esclusione del diritto d’opzione e fusioni e scissioni che diluiscano gli azionisti. Al board servirà invece il voto favorevole di almeno 7 amministratori per dare il via libera alla compravendita di azioni Telecom, a investimenti diversi da Telecom e a decisioni da prendere nelle assemblee straordinarie di Telecom. Il patto sarà in vita fino al 28 aprile 2010 e sarà rinnovabile per un altro triennio. In caso di disdetta anticipata occorrerà che questa venga comunicata con un anticipo di almeno sei mesi.