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Telecom crolla in Borsa con spauracchio addio a progetto rete unica. Colao: ‘No agli assetti societari’

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il governo Draghi è pronto ad abbandonare il progetto rete unica sotto il controllo di Telecom Italia per aumentare la concorrenza nella digitalizzazione del paese. L’indiscrezione, rilanciata dall’agenzia Bloomberg e anche dal quotidiano La Repubblica, sta affossando il titolo Telecom Italia a Piazza Affari, con un -6% a 0,418 euro dopo essere stato più volte sospeso al ribasso ed essere arrivato a segnare un -9%.
A seguito di una richiesta dell’Unione Europea di promuovere la concorrenza mentre assegna i fondi dal Recovery Plan, il governo Draghi avrebbe deciso di non sostenere più il piano di Telecom Italia di combinare le sue risorse di rete fissa con le reti gestite dalla rivale di proprietà statale Open Fiber, per creare un’unica rete nazionale in fibra. La proposta di Telecom Italia avrebbe mantenuto il nuovo operatore combinato sotto il controllo dell’ex monopolista. Secondo l’indiscrezione di Bloomberg, il governo Draghi è intenzionato a fermare qualsiasi progetto in tal senso, invertendo di fatto non solo la posizione del precedente governo Conte ma anche due decenni di deregolamentazione che avrebbero permesso a Telecom Italia di prevalere su qualsiasi altro concorrente, anche se sotto il controllo dello Stato.

Anche il quotidiano La Repubblica, in un articolo pubblicato oggi, parla dell’abbandono del progetto rete unica, facendo riferimento al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che il governo Draghi ha trasmesso a Bruxelles. Nel piano si parlerebbe di “reti” (al plurale, quindi), non facendo alcun riferimento in maniera univoca alla famosa rete unica che sarebbe dovuta nascere dall’unione tra Open Fiber e la rete di Tim. Il quotidiano cita pagina 98 del piano: “L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e nella consapevolezza che le reti a banda larga ultraveloce sono una General Purpose Technology”, sottolineando come il plurale “reti” e il riferimento agli obiettivi “definiti in sede europea” non siano certo un caso.
A intervenire sul possibile stop al progetto rete unica è stamattina il ministro dell’Innovazione, Vittorio Colao, che conferma il cambio di rotta del governo. “Vogliamo portare fibra, banda mobile, qualunque soluzione tecnologicamente atta a dare la banda ultralarga a tutti, indipendentemente da dove sono. Lo faremo con delle gare, dei sussidi che potranno andare a degli operatori in concorrenza, a degli operatori in collaborazione o in consorzio. Lo vedremo quando arriverà la gara: il nostro obiettivo è politico e di Paese, non di strutture societarie o di assetti societari”, sono state le parole di Colao.
La svolta cambia lo scenario non solo per Telecom Italia, ma anche per gli altri operatori e anche per Open Fiber, la joint venture tra Enel, la più grande utility del paese, e il finanziatore statale Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), che proprio la scorsa settimana ha acquisito un ulteriore 10%. Secondo l’indiscrezione, la soluzione per la digitalizzazione del paese passerebbe nell’offrire ai consumatori almeno due reti nelle aree più abitate del paese, mentre nelle zone rurali il servizio potrebbe essere mantenuto da un solo operatore. Roma cercherebbe anche di promuovere progetti di coinvestimento basandosi non solo su fibra ma anche su servizi mobili ultrarapidi come il 5G.