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Tassi negativi, sorpresa Grecia: per prima volta rendimenti bond 5 anni sotto zero. Buona notizia per i BTP

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C’è qualcosa che è accaduto questa settimana nel mercato dei titoli di stato dell’Eurozona: per la prima volta in assoluto, i tassi dei bond sovrani greci con scadenza a cinque anni sono scesi al di sotto dello zero, diventando negativi.

Praticamente, gli investitori sono pronti a pagare per acquistare i titoli di stato emessi dalla Grecia, paese noto per avere un rapporto debito-Pil superiore al 200%.

Ciò significa che l’unico paese dell’area euro che presenta ora tassi positivi a cinque anni è l’Italia, sebbene il rendimento sia di poco superiore allo zero per cento.

Buona notizia dunque per i BTP a cinque anni, che rendono almeno qualcosa.

Analisti: non sono i fondamentali a scatenare buy su Italia e Grecia

In generale, i titoli di stato dell’Eurozona sono reduci da un mese di maggio piuttosto concitato, visto che i timori che la Bce potesse ridurre l’ammontare degli acquisti di asset che porta avanti con il suo piano PEPP (QE pandemico) hanno scatenato le vendite sul comparto.

Ma, in occasione dell’ultima riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, che si è tenuta lo scorso 10 giugno, la presidente Christine Lagarde ha rassicurato i mercati.

Lagarde ha ricordato l’ampio divario che esiste tra l’economia e l’inflazione made in Usa e l’economia e l’inflazione dell’area euro. La numero uno della Bce ha detto chiaramente come sia “troppo presto, prematuro”, parlare di una strategia di uscita dal PEPP, bazooka anti-Covid con cui l’Eurotower fa shopping di bond per un valore di $80 miliardi al mese (e che accompagna il tradizionale programma di acquisto di asset, APP, che prosegue al ritmo di $20 miliardi al mese).

Diverso, come è emerso nelle ultime ore, il caso della Federal Reserve, che è stata costretta invece ad anticipare le previsioni sul momento in cui avverrà il primo rialzo dei tassi, a causa dell’impennata dell’inflazione Usa certificata da diversi dati.

Richard McGuire, strategist sui tassi di Rabobank, ha commentato al Financial Times il rally della carta greca proprio con il fatto che “la Bce ha rassicurato il mercato sul fatto che non rimuoverà i suoi sostegni”.

Gli ha fatto eco Nic Hoogewijs, gestore di portafoglio presso Lombard Odier Investment Managers:

“Nel breve termine la Bce è molto, molto chiara. Non vuole assistere a un irrigidimento delle condizioni finanziarie (Lagarde continua quasi ossessivamente a ribadire l’importanza che la banca centrale europea assicuri condizioni di finanziamento favorevoli), e la vera chiave è il finanziamento dei costi dei debiti sovrani”.

I fondamentali, in questo momento, non c’entrano proprio niente.

“Non è proprio possibile pensare di posizionarsi sugli spread sovrani in base ai fondamentali economici. Non sono questi che stanno condizionando i prezzi”.

E, di fatto, sarebbe strano se fossero i fondamentali a scatenare i buy sui titoli di stato emessi dall’Italia e dalla Grecia, entrambi paesi con un debito pubblico elevato.

McGuire ritiene inoltre improbabile che gli investitori inizino a scommettere contro i debiti italiani e greci proprio in vista dell’arrivo dell’estate, in un momento caratterizzato da bassi volumi di scambio e dunque da una liquidità scarsa.

Detto questo, con la ripresa dell’economia dell’Eurozona destinata ad accelerare il passo, è possibile che si torni a parlare, prima o poi, anche del tapering della Bce.

“La Bce ha preso tempo – ha detto McGuire – Ma, avvicinandoci a settembre, c’è la probabilità che l’attenzione torni a essere rivolta alla possibile necessità di smorzare gli stimoli”.

Atene nel frattempo continua a capitalizzare sul rally recente dei suoi titoli di stato: la scorsa settimana, ha collocato nuovi titoli di stato con scadenza decennale per un valore di 2,5 miliardi di euro, ricevendo ordini record per ben $30 miliardi.