Tassi Bce, prezzi energia e inflazione : la “grande domanda” per Lagarde & co.
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Inflazione ancora una volta sotto i riflettori in Europa, in particolare alla luce dei verbali pubblicati oggi dalla Banca centrale europea (Bce) e relativi all’ultima riunione di inizio febbraio.
A un mese esatto dal primo meeting del 2026, la Bce si ritrova in uno senario differente dopo lo scoppio del conflitto in Iran che ha messo letteralmente sotto pressione i prezzi di petrolio e gas. Ragione per cui è necessario fare una distinzione tra prima e dopo la guerra in Medio Oriente anche in ottica di prospettive di politica monetaria.
Minute Bce: i punti chiave su inflazione e prospettive tassi
“Le prospettive di inflazione continuano a essere in una buona posizione e i dati in arrivo hanno ampiamente confermato le proiezioni di dicembre. Queste prospettive sostanzialmente invariate hanno sostenuto il mantenimento della politica monetaria invariata”, si legge nelle minute della prima riunione del 2026. Allo stesso tempo, l’outlook su crescita e inflazione “resta incerto, in particolare a causa della persistente incertezza sulla politica commerciale globale e delle tensioni geopolitiche”,
“Tale incertezza potrebbe giustificare il mantenimento dei tassi per valutare l’evoluzione dei rischi nei prossimi mesi – si indica ancora nei verbali -. In particolare, l’attuale livello dei tassi garantisce flessibilità per reagire agli shock, alla luce dei rischi sull’inflazione in entrambe le direzioni e tenendo conto di una ampia gamma di possibili scenari”. Il consiglio direttivo deve, di conseguenza, “essere paziente, sebbene ciò non debba essere interpretato come una esitazione” e nel complesso “attualmente la Bce si trova in una buona posizione dal punto di vista della politica monetaria, ma questo non significa che l’orientamento debba essere considerato statico”, precisa ancora il documento”.
ING: guerra in Medio Oriente e prospettive sui tagli dei tassi futuri
I verbali della riunione di febbraio della Bce mettono in luce l’ampia discussione, in particolare sulle prospettive di inflazione o sui rischi per le prospettive dei prezzi. I membri della Bce sembrano concordare su una maggiore incertezza derivante dagli sviluppi globali, ma su un’economia relativamente resiliente e, per il momento, su prospettive di inflazione relativamente stabili.
Ma bisogna considerare che il contesto macroeconomico sarà sostanzialmente cambiato quando la Bce si riunirà tra due settimane, il 19 marzo. Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente, il rischio di un’inflazione sottostimata, e quindi l’ipotesi di un dibattito su ulteriori tagli dei tassi, sembra destinato a essere accantonato. “È ormai superato lo scenario in cui un euro più forte avrebbe potuto spingere al ribasso le previsioni di inflazione della Bce per un periodo più lungo, dando vita a un dibattito più controverso sull’inflazione sottostimata e sulle sue implicazioni per la credibilità”, spiega Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING.
I prezzi del petrolio avevano già iniziato a salire nelle settimane precedenti e l’inizio del conflitto in Medio Oriente potrebbe essere arrivato proprio in prossimità della scadenza fissata per l’ultima tornata di previsioni della Bce. Gli ultimi movimenti di mercato – con un euro più debole e quotazioni del petrolio più elevate – suggeriscono ora prospettive di inflazione più alte per l’eurozona. La grande domanda per la Bce non è più, quindi, come reagire a un’inflazione sottostimata, quanto piuttosto come reagire e affrontare un altro potenziale shock dei prezzi del petrolio.
Tradizionalmente, gli shock dei prezzi del petrolio tendono a essere stagflazionistici per l’eurozona, e in passato la BCE ha spesso preferito guardare oltre i picchi inflazionistici generati dall’energia. Non ci troviamo ancora in uno scenario paragonabile al 2022, dal momento che si tratta principalmente di uno shock dei prezzi e non anche di un vero e proprio shock dell’offerta.
In ogni caso, conclude l’esperto, molto dipenderà dalla durata del conflitto e dall’andamento dei prezzi dell’energia. “Se così fosse, la Bce tornerebbe sicuramente a essere più hawkish, anche se gli aumenti dei tassi sarebbero al momento, a mio avviso, un passo troppo lungo”.
Bce, rialzo prezzi energia e impatto su prezzi
Le prospettive economiche dell’Europa, già offuscate dal tema dazi, sono diventate ancora più incerte dopo l’attacco degli Usa e Israele all’Iran. Il conseguente aumento
dei prezzi dell’energia minaccia di pesare sulla crescita, alimentando l’inflazione. Diversi responsabili politici della Bce hanno già avvertito che, senza una rapida risoluzione del conflitto, potrebbe esserci un impatto più duraturo sui prezzi al consumo.
Ne ha parlato qualche giorno fa, in una intervista al “Financial Times” anche il capo economista della Bce, Philip Lane. “Una guerra prolungata in Medio Oriente e un calo persistente delle forniture di petrolio e gas dalla regione potrebbero causare un aumento sostanziale dell’inflazione e un netto calo della produzione nella zona euro”.
Anche Joachim Nagel ha sottolineato come la Banca centrale Europea stia monitorando con estrema attenzione l’impatto dell’aumento dei costi energetici dovuto alla guerra in Iran. “Se il conflitto dovesse concludersi rapidamente… le conseguenze per l’inflazione sarebbero di breve periodo e complessivamente limitate – ha precisato Nagel -. Al contrario, se i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati per un periodo prolungato, ciò tenderebbe a portare a un’inflazione più elevata e a un’attività economica più debole nell’area euro”. Nagel ha, tuttavia, aggiunto che “è ancora troppo presto per trarre conclusioni”.