Notizie Notizie Mondo Tassi Bce: il verdetto è arrivato. Perchè un taglio a dicembre non è escluso

Tassi Bce: il verdetto è arrivato. Perchè un taglio a dicembre non è escluso

30 Ottobre 2025 14:45

Tassi fermi nella zona euro. La Banca centrale europea (Bce) non cambia spartito per ora, mantenendo il costo del denaro in pausa per il terzo meeting consecutivo. L’ultimo taglio è, infatti, stato annunciato lo scorso giugno (ben otto i tagli nel ciclo di allentamento andato in scena in un anno, da giugno 2024 a giugno 2025).

Vediamo ora le parti principali del comunicato appena diffuso, in attesa che prenda la parola la presidente della Bce, Christine Lagarde. La conferenza stampa, che si tiene a Firenze, inizierà alle 14.45.

Tassi fermi, prospettive incerte

Il consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Nel dettaglio, i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.

Dalla Bce hanno ribadito che “l’inflazione resta prossima all’obiettivo del 2% a medio termine e la valutazione delle prospettive di inflazione condotta dal Consiglio direttivo si conferma pressoché invariata”.

L’economia ha continuato a crescere malgrado il difficile contesto mondiale – si legge nel comunicato ufficiale -. Il vigore del mercato del lavoro, la solidità dei bilanci del settore privato e le passate riduzioni dei tassi di interesse decise dal Consiglio direttivo rimangono fattori importanti alla base della capacità di tenuta dell’economia. Tuttavia le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa delle attuali controversie commerciali e tensioni geopolitiche a livello mondiale”.

In linea con quanto comunicato nell’ultimi meeting di settembre, la Bce ha sottolineato che “ il consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine“. Con un mantra preciso: “per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato,  seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

Bce pronta “ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato”

La Banca centrale europea ha inoltre sottolineato di essere pronta “ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria”. Inoltre, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il proprio mandato della stabilità dei prezzi.

Meeting di dicembre, perchè un taglio non è escluso

Firenze o Francoforte, ogni luogo in Europa è attualmente un “buon posto” per la Bce. Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, cita quello che è ormai un messaggio onnipresente nella narrativa della Bce, ovvero ‘good place’.

“Gli sviluppi delle ultime settimane non hanno modificato l’opinione secondo cui l’asticella per un ulteriore taglio dei tassi da parte della Bce sia alta. In realtà, la Banca si sente attualmente molto a suo agio in quello che definisce un “buon posto”. Considerando che le previsioni di crescita della Bce indicano che l’economia dell’eurozona crescerà di poco più dell’1% all’anno e che l’inflazione si stabilizzerà al 2% nei prossimi anni, ci sono davvero poche ragioni per modificare la sua politica monetaria”, sottolinea l’esperto che però avverte che “ci sono ancora valide argomentazioni accomodanti che potrebbero costringere la banca centrale a tagliare nuovamente i tassi nella riunione di dicembre“.

Basti pensare all’impatto negativo ritardato dei dazi statunitensi, al rafforzamento del tasso di cambio dell’euro, alla politica francese o a un ritardo nello stimolo fiscale della Germania. “Se uno qualsiasi di questi rischi al ribasso si materializzasse, possiamo aspettarci che la BCE adotti uno o due ulteriori tagli dei tassi”, aggiunge Brzeski.

Anche Simon Dangoor, Head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, guarda al meeting di dicembre. “Riteniamo che la possibilità di un taglio dei tassi a dicembre o nella prima metà del 2026 sia sottovalutata, anche se il nostro scenario di base rimane quello che vede la Bce mantenere i tassi invariati nel prossimo futuro. I dati rimangono contrastanti, mentre il possibile rallentamento dell’espansione fiscale della Germania potrebbe ridurre le prospettive di crescita e placare alcuni dei falchi del Comitato. Il meeting di dicembre prevede la presentazione delle proiezioni economiche per il 2028: se queste dovessero indicare un’inflazione inferiore alle attese per il terzo anno consecutivo, i membri più accomodanti spingeranno per un taglio dei tassi il prima possibile”.