Notizie Notizie Mondo Petrolio torna in area 100$, ecco cosa assilla i mercati e perché rilascio record AIE ha fatto cilecca

Petrolio torna in area 100$, ecco cosa assilla i mercati e perché rilascio record AIE ha fatto cilecca

12 Marzo 2026 09:16

Nuova fiammata dei prezzi del petrolio. Stamattina le quotazioni del Brent sono brevemente tornate sopra il muro dei 100 dollari al barile complici i nuovi sviluppi nella guerra tra Stati Uniti e Israele con l’Iran.

Attacco a due petroliere scatena i buy su Wti e Brent

Dopo aver toccato un picco a 101,53 dollari al barile, i futures sul Brent segnano adesso un progresso del 4,4% in area 96 dollari al barile, mentre i futures sul greggio Wti viaggiano a 90,5 dollari al barile.

A far scattare nuovamente la corsa al rialzo del greggio è la notizia che due petroliere internazionali sono state attaccate nel nord del Golfo Persico, vicino a Iraq e Kuwait. I media iracheni hanno attribuito l’attacco all’Iran.

Contestualmente, stando a quanto riferito dall’agenzia Bloomberg, l’Oman ha evacuato tutte le navi da un importante terminal di esportazione petrolifera a Mina Al Fahal come misura precauzionale, a seguito di un’ondata di attacchi contro le navi nella regione.

Una serie di sviluppi che alimentano ulteriormente le preoccupazioni in quanto le ripercussioni causate dal conflitto iraniano si stanno ora diffondendo oltre lo Stretto di Hormuz.

L’Aie rilascia riserve record

Ieri intanto l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) ha annunciato il rilascio record 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. La mossa non è però servita a placare le tensioni sui mercati con Borse scese nella giornata di ieri e anche oggi i futures su Wall Street anticipano un avvio in ribasso.

“La mossa dell’Aie era stata ampiamente anticipata e ha innescato la tipica reazione di ‘buy-the-rumour, sell-the-fact’, con il petrolio in ripresa dopo l’annuncio ufficiale”, spiega Ipek Ozkardeskaya, senior analyst di Swissquote. “L’aumento dei costi energetici sta rafforzando il dollaro Usa, mettendo sotto pressione le valute importatrici di energia come l’euro e lo yen e aumentando i rischi al ribasso per i mercati azionari globali, senza una facile ripresa in vista”, precisa l’esperta.

La reazione contro-deduttiva dei mercati

L’annuncio del rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche paradossalmente ieri ha innescato acquisti su Wti e Brent. “Il mercato del greggio non ragiona solo sulla dimensione nominale del pacchetto, ma soprattutto su un punto decisivo: quanti barili al giorno arriveranno davvero sul mercato e con quale rapidità”, asserisce Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia.

“Un volume complessivo molto elevato può avere un forte impatto psicologico, ma se viene distribuito nel tempo rischia di non essere sufficiente a compensare una perturbazione severa dei flussi energetici globali. Per il petrolio, quindi, conta più il ritmo dell’offerta aggiuntiva che il numero assoluto annunciato”, argomenta Diodovich che vede come punto centrale il fatto che il mercato distingue tra offerta teorica e offerta effettivamente disponibile. “L’annuncio di un rilascio straordinario può migliorare il sentiment per qualche ora, ma se mancano dettagli chiari su tempistiche, modalità operative e velocità di distribuzione, gli operatori tendono a restare cauti”.

Il vero nodo

Il prezzo del greggio può salire anche in presenza di un rilascio record di scorte se il mercato ritiene che il problema di fondo, ovvero in primis la riapertura dello Stretto di Hormuz, non sia ancora stato risolto. “In una fase di forte tensione geopolitica, gli operatori continuano infatti a prezzare il rischio di interruzioni produttive, danni alle infrastrutture energetiche, difficoltà logistiche e blocchi lungo gli snodi marittimi strategici (Hormuz) – rimarca lo strategist di IG Italia – Se il mercato percepisce che le tensioni restano elevate e che i flussi fisici di greggio potrebbero essere compromessi ancora a lungo, il premio al rischio rimane, inevitabilmente, incorporato nei prezzi”.