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Stati Uniti: payrolls sotto le stime ad aprile. Salari in crescita annua del 2,5%

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Indicazioni sotto le stime dal mercato del lavoro della prima economia. Ad aprile il saldo delle buste paga nei settori non agricoli, le c.d. non-farm payrolls, ha evidenziato un incremento di 160 mila unità. Gli analisti avevano stimato un aumento di circa 200 mila unità, di poco sotto le 208 mila buste paga del mese precedente (dato rivisto al ribasso da +215mila).

Per le payrolls si tratta della crescita minore dallo scorso mese di settembre. Negli ultimi tre mesi le nuove buste paga create si attestano a 200 mila unità, contro le 282 mila del quarto trimestre.

Stabile, e questa volta il dato ha rispettato il consenso, il tasso di disoccupazione che, confermatosi al 5%, rileva che il mese scorso 7,9 milioni di persone non sono riuscite a trovare un lavoro. Primo calo in sette mesi per il tasso di partecipazione, passato dal 63 al 62,8 per cento.

Particolarmente importante l’andamento dell’aggregato U-6, che al tasso di disoccupazione “classico” aggiunge i lavori scoraggiati, marginali e chi lavora a tempo parziale ma vorrebbe essere impiegato full-time. Al 10,4% ad aprile 2014, l’U-6 il mese scorso è sceso dal 9,8 al 9,7%.

Se da un lato il rallentamento del mercato del lavoro potrebbe spingere la Federal Reserve a frenare il processo di normalizzazione del costo del denaro, indicazioni “hawkish” arrivano dai salari.

Particolarmente importante per la Banca centrale, perché direttamente correlato con la dinamica dei prezzi al consumo, l’andamento delle retribuzioni il mese scorso ha segnato un +0,3% mensile a 25,53$ orari. L’indice annuo sale così al 2,5% (dal 2,3%), decisamente al di sopra del range 1,9-2,2% che caratterizza questo dato dal 2012 (quando il tasso di disoccupazione si attestava in quota 8 per cento).

Wall Street si avvia a partire sotto la parità, dollaro paga pegno
In rosso i future sugli indici statunitensi (-0,6% dello S&P, -0,55% per Dow e Nasdaq), segno che ormai più che alla politica monetaria gli operatori guardano allo stato di salute della prima economia. Sul valutario, torna a salire l’eurodollaro che dopo tre sedute con il segno meno registra un +0,3% e passa di mano a 1,1439 usd. Acquisti anche sull’oro (+1,72% a 1.294,2 dollari), che nella politica monetaria accomodante ha uno dei migliori alleati, mentre il rendimento dei Treasury a 10 anni è passato in pochi minuti dall’1,74 all’1,71 per cento.