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Stangata rincaro prezzi da lockdown: la classifica delle città dove il cibo è più caro

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Ad aprile, stando ai dati Istat, l’inflazione registra una variazione nulla su base annua. Un effetto dovuto al lockdown a al crollo dei prezzi energetici. Dietro a prezzi apparentemente fermi si nasconde una brutta sorpresa per le tasche dei consumatori: da un lato i ribassi come quelli dei carburanti non producono alcuna conseguenza, per via del blocco degli spostamenti, mentre la stangata del carrello della spesa, che aumenta di due volte e mezzo rispetto a marzo, da 1% a 2,5%, pesa sul portafoglio di tutti gli italiani.
L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda i soli prodotti alimentari.

Il rialzo dei prodotti alimentari (+2,8% in media nazionale) produce una maggior spesa di 155 euro per una famiglia media, 213 per una coppia con 2 figli, 187 per una coppia con 1 figlio.

Il cibo (prodotti alimentari e le bevande analcoliche) è l’unica voce che durante l’emergenza Coronavirus non ha subito riduzioni delle vendite, come dimostrano i dati Istat sul commercio al dettaglio.

La città con i maggiori rincari alimentari è Caltanissetta, +5,7% su base annua, più del doppio rispetto alla media italiana, pari a +2,8%. Al secondo posto Trieste (+5,3%) e al terzo Palermo (+4,8%). Le più virtuose Siena, +0,6%, Macerata (+0,9%) e Arezzo e Pistoia (entrambe +1,4%).
Tra le grandi città rincari sopra la media per Roma (+3,3%), Torino (3,2%) e Napoli (+2,4%), mentre Milano si limita a +1,8% e Bologna solo +1,6%.
Per quanto riguarda le regioni, il cibo più caro, in termini di aumento dei prezzi, si trova in Friuli, +4,1%. Seguono Liguria e Umbria (+3,6% per ambedue), al terzo la Sicilia (+3,4%). La regione migliore, le Marche, con un rialzo dei prodotti alimentari del 2,1 per cento.