Notizie Notizie Italia Spread BTP-Bund sotto quota 90? Solo con una sorpresa da questo indicatore chiave

Spread BTP-Bund sotto quota 90? Solo con una sorpresa da questo indicatore chiave

21 Maggio 2025 11:12

Osservato speciale lo spread BTP-Bund a quota 100, ma anche le nuove stime della Commissione europea sull’economia italiana. “Che la Commissione abbia abbassato le sue previsione non mi stupisce, anzi è normale dato il contesto così volatile”. Inizia con questa considerazione l’intervento di Paolo Pizzoli, senior economist di ING, che ha tracciato un quadro di crescita moderata per l’Italia, con export in sofferenza ma fondamentali fiscali in miglioramento e mercati finanziari più stabili.
L’occasione è stata la presentazione ieri a Milano di “Scenari Macroeconomici 2025. Prospettive globali, europee e italiane”. Evento durante il quale è stato illustrato anche il lancio della versione italiana di “ING THINK”, la piattaforma editoriale dedicata all’analisi macroeconomica e finanziaria.

Spread BTP-Bund sotto quota 90?

Il momento resta positivo per l’Italia sui mercati finanziari. “L’annuncio dei dazi ha inizialmente ampliato lo spread BTP-Bund, poi rapidamente rientrato grazie alla sospensione di 90 giorni delle misure reciproche e alla revisione al rialzo del rating sovrano italiano da parte di S&P. A sostenere i titoli di Stato italiani, anche i progressi registrati sui conti pubblici nel 2024 e l’impegno del governo a proseguire con politiche di consolidamento”, ricorda Pizzoli sottolineando che quello che “sta accadendo riflette una serie di fattori per cui dall’estero ci guardano positivamente”.
L’atteggiamento prudente nella gestione della finanza pubblica premia e una relativa stabilità politica in un contesto europeo in cui è diventata ‘un bene raro‘”, aggiunge l’economista secondo il quale lo spread resterà compresso. Tra gli elementi che giocheranno a favore di un Paese indebitato come l’Italia  i tagli attesi da parte della Banca centrale europea (Bce). Ma Pizzoli avverte: “un ulteriore restringimento, magari sotto la soglia dei 90pb, richiederebbe qualcosa in più, come una sorpresa dal punto di vista della crescita”.

Aspettando Moody’s

In attesa del giudizio di Moody’s, atteso per venerdì 23 maggio, secondo Pizzoli “non si può escludere un miglioramento dell’outlook, ora stabile”. “Tra il giudizio di Moody’s e quello di S&P c’è un gap di due gradini. Potrebbe esserci spazio per, al massimo, il miglioramento di un notch, ma in linea generale vedo difficile un miglioramento del rating”, aggiunge.
Resta centrale, tuttavia, il tema dell’alto debito pubblico, che rende necessaria una politica di avanzi primari strutturali. Una crescita economica più robusta, anche attraverso l’effettiva attuazione del PNRR, potrà aiutare a rendere più sostenibile il percorso di riduzione del rapporto debito/PIL.

L’era delle “overreaction”

 © Fonti societarie

Durante la presentazione dell’outlook, Carsten Brzeski, global head of macro di ING, ha posto l’accento sui rischi di lungo periodo legati alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, delineando un impatto stagflazionistico per l’economia americana e disinflazionistico per l’Europa. E parte da una premessa: “Lasciatemi dire quanto sia diventato difficile fare previsioni in questo momento. Onestamente, è quasi impossibile” e avverta che “il ritorno di Trump potrebbe potenzialmente innescare anni, o addirittura decenni, di profondi cambiamenti economici”.

Secondo Brzeski, l’attuale fase politica e commerciale può essere letta in due modi: come un evento dirompente e strutturale, paragonabile alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, oppure come uno shock temporaneo, simile alla pandemia, che ha inizialmente alterato profondamente l’economia globale ma ha visto poi un graduale ritorno alla normalità.

In questo contesto incerto, lo scenario base delineato da ING prevede il mantenimento dei dazi universali e un indebolimento dell’attività economica negli Stati Uniti, senza però sfociare in una recessione conclamata. Le tensioni commerciali, spiega Brzeski, produrranno effetti stagflazionistici per gli USA e disinflazionistici per l’area euro, almeno in assenza di un’escalation da parte dell’Unione Europea.
Nonostante un deterioramento delle prospettive a breve termine, l’esperto pone l’accento su segnali di ottimismo sul lungo periodo per l’Europa, grazie a una nuova agenda di investimenti infrastrutturali e difensivi da parte della Germania, e a una crescente coesione europea sui temi della sicurezza. Tuttavia, finché non verranno completati il mercato unico e l’unione dei mercati dei capitali, l’euro non potrà ambire a diventare una vera alternativa al dollaro statunitense come valuta di riferimento globale.