Sigarette “leggere”: problemi per le multinazionali del tabacco
Ancora grane legali per le big del tabacco. Un giudice federale di Brooklyn ha dato il suo placet ad una class action contro le regine del fumo per i danni alla salute provocate dalle sigarette "light". La causa, se vinta, potrebbe costare alle multinazionali 200 miliardi di dollari che verrebbero addirittura triplicati in caso di applicazione della legge contro il crimine organizzato. Sarà sicuramente una battaglia fino all'ultimo sangue come annunciato dalle società coinvolte, tra le quali Philip Morris e Altria, che hanno immediatamente annunciato un ricorso. L'esito della vicenda non è del tutto scontato poiché il magistrato che si occupa dell'inchiesta, Jack Weinstein, nel maggio 2005 ha visto una sua precedente sentenza, favorevole ai danni legati al tabacco, annullata dalla corte d'appello. L'incertezza ha così colpito i titoli in questione sul mercato americano. Altria ha ceduto il 6,4%, e giù sono finiti anche Reynolds American, Brown&Williamson Tabacco, British American Tabacco, Loews e Vector. Il caso delle sigarette "light" è scoppiato nel 2004, quando Barbara Schwab presentò contro i produttori per la violazione del Racketeer Influenced and Corrupt Organization Act (RICO), sostenendo che questi avessero ingannato i consumatori nel pubblicizzare il fumo leggero come meno nocivo rispetto a quello dei marchi a maggior contenuto di catrame. La denuncia ora colpirà tutti quelli che abbiano acquistato le sigarette in questione.