Settembre indigesto per le Borse, ecco perché. Tante le incognite che alimentano il rischio sell-off
Fonte immagine: Getty Images
Andato in archivio un mese di agosto più che positivo per i mercati, sostenuti principalmente dalla positiva earning season e dalle crescenti attese di un taglio dei tassi da parte della Fed, i mercati si affacciano su settembre con sulla strada più di uno scoglio da superare.
La cabala dice che a settembre i mercati non sorridono
Settembre è storicamente il mese peggiore per Wall Street. Tradizionalmente, il Dow, l’S&P 500 e il Nasdaq Composite registrano il loro peggior mese dell’anno. In media, il Dow subisce un calo dell’1,1%, l’S&P 500 scende dell’1,1% e il Nasdaq composite dello 0,9%. Chiaramente sono solo statistiche e ad esempio lo scorso anno il mese di settembre ha visto l’S&P 500 salire del 2%, il Nasdaq del 2,7% e l’indice Dow Jones dell’1,9%.
Guardando ai comportamenti degli investitori retail, il periodo settembre-ottobre spesso è caratterizzato da una “pausa nella spesa” dopo i costi legati alle vacanze estive e in previsione di quelli delle festività natalizie.
Venerdì scoglio payrolls
In queste settimane sui mercati gli eventi clou non mancheranno, a partire dai dati sul mercato del lavoro statunitense in arrivo venerdì. Il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti sarà osservato speciale per comprendere se le ampie revisioni al ribasso degli occupati di maggio e giugno riflettano un fenomeno temporaneo o l’avvio di un rallentamento più marcato. “Il nostro scenario di base propende per la prima ipotesi: l’incertezza economica si è leggermente ridotta, le condizioni finanziarie si sono allentate e alcuni indicatori anticipatori – come le intenzioni di assunzione delle piccole imprese – hanno registrato un miglioramento”, è l’indicazione degli economisti di Unicredit che stimano un aumento delle buste paga di 100 mila unità ad agosto, rispetto a una media di appena 35 mila nei tre mesi precedenti.
“Sebbene il mercato del lavoro sembri essere in equilibrio, si tratta di uno strano tipo di equilibrio che deriva da un netto rallentamento sia dell’offerta che della domanda di lavoratori”, ha affermato Jerome Powell nel suo discorso al simposio di Jackson Hole, durante il quale ha aperto a un taglio dei tassi questo mese. “Questa situazione insolita suggerisce che i rischi al ribasso per l’occupazione stanno aumentando e se tali rischi si concretizzeranno, potrebbero farlo rapidamente sotto forma di un forte aumento dei licenziamenti e della disoccupazione”, ha aggiunto il presidente della Fed, da tempo bersaglio delle critiche di Trump per la ritrosia della banca centrale a tagliare i tassi.
Sentenza corte Usa non cambia lo spartito sui dazi
Venerdì scorso una corte d’appello degli Stati Uniti ha stabilito che molti dei dazi imposti da Trump sono illegali, sollevando interrogativi sul futuro dei dazi anche se gli esperti sottolineano come l’amministrazione Trump non è stata colta di sorpresa dalla sentenza e stava già preparando piani alternativi per procedere comunque con i dazi. “Se alcuni pensano di ottenere un alleggerimento tariffario, si troveranno di fronte a una spiacevole sorpresa. Ci sono opzioni di riserva su opzioni di riserva, anche se la Corte Suprema dovesse dare ragione alla Corte d’Appello”, ha affermato Josh Lipsky, presidente del dipartimento di economia internazionale del think tank Atlantic Council. Nel frattempo, fino al 14 ottobre i dazi rimarranno regolarmente in vigore, dando tempo alla Casa Bianca di ricorrere alla Corte Suprema. Il consigliere commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro, ha dichiarato ieri a Fox News che l’amministrazione è ottimista sul fatto che la Corte Suprema conservatrice, con una maggioranza di 6 a 3, sosterrà i dazi di Trump.
Parola alla Fed
Gli investitori dopo Jackson Hole hanno aumentato le scommesse su un taglio dei tassi Fed a settembre, anche alla luce dell’ultimo indice dei prezzi per i consumi personali (Pce) che non ha mostrato pressioni al rialzo sui prezzi. Secondo il FedWatch del Cme, i mercati stanno scontando una probabilità del 90% circa di un taglio di 25 punti base questo mese.
Prima del meeting Fed (17 settembre) ci sarà il consueto riscontro sull’inflazione Usa (11 settembre) che se segnalerà una crescita dei prezzi ancora sostenuta andrebbe a complicare la narrativa che vede la Fed allentare la propria politica monetaria.
Mercato legge (per ora) tutto in positivo
Per quanto riguarda gli utili, in questa prima settimana del mese sono attesi con interesse i conti di Salesforce, Broadcom e Macy’s, oltre ai primi riscontri di Figma dopo l’Ipo da record del mese scorso.
In generale, guardando nel medio periodo tra gli analisti le posizioni sono discordanti anche perché l’estate ha portato in dote anche qualche segnale di allerta da non trascurare. “Crediamo che il mercato azionario rialzista rimarrà intatto. Nel nostro scenario di base, ci aspettiamo un atterraggio morbido dell’economia, solidi utili societari e tassi di interesse più bassi per sostenere i mercati nei prossimi 12 mesi”, ha dichiarato Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management.
Non tutti gli sviluppi di questa estate sono stati positivi, con il mercato che ha comunque letto in positivo anche ciò che in teoria avrebbe dovuto far storcere il naso. “In positivo le notizie positive in quanto tali (stagione degli utili). In positivo quelle negative, o per il principio del “tanto peggio tanto meglio” (es: mercato del lavoro Usa) o consolandosi che poteva andare anche peggio (es: dazi Usa). E in positivo anche le notizie ambigue (inflazione americana, Powell a Jackson Hole), semplicemente ignorando le componenti non conformi a una visione edulcorata della realtà”, commenta su Linkedin Donatella Principe, Director – Market and Distribution Strategy di Fidelity International.
Un equilibrio fragile
L’ultimo Global Fund Managers Survey fotografa l’attesa di miglioramento delle prospettive di crescita e il peggioramento delle prospettive d’inflazione. “Un mix che farebbe immaginare una politica monetaria attendista, se non addirittura restrittiva. E invece il consensus degli operatori di mercato è per taglio dei tassi e discesa dei rendimenti”, argomenta la Principe che vede l’attuale situazione come un mercato “da botte piena e moglie ubriaca”. “Al di là delle aspettative degli operatori, l’economia reale parla di PIL globale in crescita sì ma in rallentamento e d’inflazione che in America ha invertito il trend, allontanandosi sempre più dal target della Fed. Ci attende un autunno ricco di risposte dopo la sbronza di Riccioli d’oro”.
Tra la fine del secondo trimestre e la chiusura di venerdì scorso, l’indice S&P 500 è salito del 5%. A fare la voce grossa i titoli tech forti di una crescita degli utili da parte delle Magnifiche Sette. Nel secondo trimestre è stata del 26,6%, superando di gran lunga la crescita media dei profitti dell’8,1% di tutto l’S&P500. Le attese sono però di un rallentamento del ritmo di crescita dei profitti per i colossi tech nei prossimi trimestri.
Intanto in Europa…
Per l’Europa il mese di settembre vedrà la Bce con ogni probabilità non muovere sui tassi. Ciò che appare invece molto probabile è il voto di fiducia l’8 settembre in Francia porti alla caduta del governo. “Gli spread tra i titoli di Stato francesi e tedeschi sono destinati ad ampliarsi ulteriormente, dato il rischio di nuove elezioni parlamentari”, argomentano0 gli esperti di Ing. Ogni volta che ciò accade, riaffiorano inevitabilmente i ricordi della famigerata crisi dell’euro dei primi anni dello scorso decennio. “Eppure i tempi sono cambiati – sottolinea Ing – . L’aumento degli spread francesi è contenuto; Italia e Spagna sembrano più sane. E la BCE dispone di strumenti credibili per contrastare le vendite eccessive in uno o più mercati obbligazionari europei, tramite il suo Strumento di Protezione della Trasmissione (TPI)”. Il rischio di un’altra crisi conclamata appare quindi basso, ma le tensioni sui mercati potrebbero emergere come visto nelle scorse settimane con le banche transalpine finite sotto l’occhio del ciclone.