Inflazione: Italia, Francia e Spagna sotto attese, sorpresa Germania
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Giornata ricca di spunti macro, fra cui spiccano i dati preliminari di agosto sull’inflazione dei principali Paesi europei. Diffusi in mattinata i numeri sui prezzi al consumo di Italia, Francia e Spagna, sotto le stime. Nel primo pomeriggio è toccato invece alla Germania, che ha sorpreso gli analisti con un’accelerazione più marcata delle previsioni. Ecco i dettagli e le implicazioni per la Bce.
Inflazione Italia sotto le attese
In Italia, l’indice armonizzato – confrontabile con gli altri Paesi della zona euro – dei prezzi al consumo ha registrato una flessione dello 0,2% su base mensile e una variazione annua positiva dell’1,7% (come il mese precedente), a fronte delle stime che indicavano un dato stabile rispetto a luglio e un +1,8% rispetto ad agosto 2024.
L’indice nazionale registra un +0,1% congiunturale e un +1,6% tendenziale, in flessione di 0,1 punti percentuali da luglio (consensus +0,2% e +1,7%).
Diffusi anche i dati sul Pil, che confermano una flessione dello 0,1% nel secondo trimestre.
I dati sui prezzi in Francia e Spagna
In Francia, la stima flash sul Cpi armonizzato segna un +0,5% rispetto a luglio (in linea con le stime) e +0,8% su base annua (consensus +0,9%, precedente +0,9%), complice un rallentamento nel settore dei servizi.
Il Pil francese conferma una crescita dello 0,3%, come indicato dalla lettura precedente, ma le prospettive per il Paese sono diventate molto più incerte dopo la richiesta a sorpresa del Primo Ministro Francois Bayrou di un voto di fiducia sui piani di bilancio, una mossa che potrebbe innescare un nuovo crollo del governo.
In Spagna, invece, l’inflazione armonizzata viaggia al 2,7% su base annua e rimane invariata su base mensile, al di sotto delle attese (+2,8% e +0,1%).
Inflazione accelera in Germania
Sorpresa negativa dalla Germania, dove i prezzi al consumo armonizzati hanno mostrato una variazione dello 0,1% rispetto a luglio (a fronte di una stabilità prevista) e un incremento anno su anno del 2,1%, contro il +2,0% atteso dagli analisti, in netta accelerazione dal +1,8% registrato a luglio.
La Bundesbank ha dichiarato la scorsa settimana di prevedere che l’inflazione supererà il 2% nei prossimi mesi, un livello leggermente superiore a quanto previsto a giugno. L’aumento stimato è in gran parte attribuibile ad effetti base e sarà probabilmente “temporaneo”, ma “le prospettive rimangono altamente incerte a causa di fattori geopolitici”.
Le implicazioni per la Bce
In sintesi, l’inflazione è risultata perlopiù inferiore alle attese nel mese di agosto, ad eccezione di quella tedesca, aspettando i dati complessivi dell’eurozona in programma martedì prossimo (2,0% a luglio, consensus 2,1%). Nel complesso, il quadro è poco distante da quello di luglio, quando la Bce ha deciso di lasciare i tassi invariati, adottando un approccio “wait-and-see”.
La maggior parte dei funzionari, nella riunione del mese scorso, ha descritto i rischi di inflazione come “sostanzialmente bilanciati” e ha parlato di “resilienza” nell’economia europea, nonostante i venti contrari derivanti dai dazi statunitensi e dalla guerra in Ucraina.
In mattinata sono usciti anche i risultati del sondaggio Bce sulle aspettative di inflazione a 12 mesi (invariate al 2,6%) e a tre anni (in lieve aumento da 2,4% a 2,5%). L’inflazione sotto controllo e la tenuta dell’economia di fronte al protezionismo degli Stati Uniti dovrebbero convincere i responsabili politici di Francoforte a mantenere i tassi di interesse stabili al 2% per il secondo mese consecutivo a settembre.
Al momento, i mercati monetari assegnano una probabilità piuttosto contenuta (meno del 40%) ad un ulteriore taglio dei tassi di 25 bp da qui a fine anno da parte della Bce.