Schnabel (BCE): aumento tassi in giugno anche con accordo di pace in Medio Oriente
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Mentre si avvicina il meeting di giugno del direttivo della Banca Centrale Europea, si fanno sempre più espliciti i segnali di un imminente aumento dei tassi di interesse nell’Eurozona. Oggi è la volta di Isabel Schnabel, membro del direttivo dell’istituto di Francoforte, secondo cui “non è più possibile ignorare” le conseguenze della shock energetico prodotto dal conflitto in Iran, questo anche nell’imminenza di un accordo di pace.
- Inflazione già oltre il 3% in Eurozona, lo shock energetico è enorme
- Prezzi petrolio saranno alti per un periodo prolungato, segnali di contagio sui consumi
- Previsti almeno due aumenti di tassi nel 2026 ma tutto “dipenderà dai dati”
- Crescita asfittica in Eurozona, la Commissione prevede uno 0,9% complessivo
Inflazione già oltre il 3% in Eurozona, lo shock energetico è enorme
“Vista la durata e le dimensioni dell’attuale shock”, ha detto Schnabel in un’intervista a Reuters, “ritengo che non sia più possibile ignorarlo”, aggiungendo che ” dalla prospettiva odierna un aumento dei tassi in giugno sarà necessario”.
La tedesca Schnabel, ex professoressa universitaria e tra i candidati alla successione di Christine Lagarde, ha chiarito che “se anche la guerra finisse oggi, molti danni sono già stati fatti all’infrastruttura energetica e alle catene di approvvigionamento globali”, pertanto anche in quel caso “una risposta di politica monetaria sarebbe necessaria”.
La persistenza dell’inflazione, ha detto Schnabel, ha “di fatto superato lo scenario avverso, che ipotizzava una rapida normalizzazione dei prezzi del petrolio”.
Ha ricordato che l’inflazione nell’Eurozona “è già cresciuta oltre il 3% e secondo le aspettative di mercato crescerà ancora, verso il 4% alla fine dell’anno”.
Dal punto di vista della politica monetaria, ha aggiunto, “quello che conta sono le dimensioni e la persistenza dello shock. Attenendosi agli standard storici, questo shock è molto grande”.
Prezzi petrolio saranno alti per un periodo prolungato, segnali di contagio sui consumi
“Lo scenario avverso”, ha detto Schnabel, “ipotizzava una rapida normalizzazione dei prezzi del petrolio”, ma si è “passati oltre”, visto che “la curva dei futures suggerisce che i prezzi del petrolio dovrebbero rimanere elevati per un periodo di tempo significativo.”
Il punto centrale è capire “se questo shock dei prezzi dell’energia andrà ad alimentare gli sviluppi generali di inflazione e in che misura ci saranno effetti indiretti e di secondo impatto”.
Su questo la funzionaria è molto chiara: “stiamo osservando un aumento di segnali sul fatto che lo shock si stia espandendo ad altre parti del paniere dei consumi.” Tra gli indicatori chiave monitorati dalla BCE vi sono le aspettative sui prezzi di vendita delle imprese. Secondo dati raccolti dalla Commissione Europea, ha detto Schnabel, “si registra un forte aumento in tutti i settori della quota di imprese che prevedono di aumentare i propri prezzi di vendita nei prossimi tre mesi, a un ritmo più rapido rispetto al 2022.”
Previsti almeno due aumenti di tassi nel 2026 ma tutto “dipenderà dai dati”
Se da una parte l’aumento dei tassi in giugno è dato per scontato, dall’altra Schnabel ha sottolineato che l’istituto centrale non è legato ad una percorso di tassi predeterminato: le decisioni che verranno prese dopo giugno saranno determinate dai dati.
“Siamo completamente dipendenti dai dati”, ha detto Schnabel, aggiungendo comunque che lo scenario di base della BCE prevede già due aumenti dei tassi, un indizio su quello che potrebbe essere il sentimento dominante a Francoforte.
I mercati finanziari hanno già incorporato la prospettiva di due aumenti dei tassi da parte della BCE nel 2026, e stimano con una probabilità del 50% un ulteriore aumento il prossimo anno. Secondo economisti interpellati da Reuters ai due aumenti di quest’anno dovrebbe seguire un taglio nel 2027.
Crescita asfittica in Eurozona, la Commissione prevede uno 0,9% complessivo
Uno dei motivi per cui non vengono previsti aumenti dei tassi più aggressivi è il fatto che l’economia dell’Eurozona è ancora molto debole e i costi dell’energia aggiungeranno ulteriore zavorra ai timidi tentativi di crescita.
Secondo previsioni della Commissione Europea rese note la settimana scorsa per l’intero 2026 la crescita nei paesi della moneta unica dovrebbe essere dello 0,9%, e il dato, di per sé già poco entusiasmante, potrebbe rivelarsi addirittura ottimistico.
“Data l’elevata persistenza dello shock, credo che l’impatto negativo sulla crescita economica sarà anch’esso più forte”, ha detto Schnabel. “Abbiamo visto un forte calo negli indicatori di fiducia, specialmente tra i consumatori”.