Scandalo riciclaggio, Danske Bank Estonia: trovato morto l’ex AD Aivar Rehe
E’ stato trovato senza vita, nel giardino di casa sua e proprio nei pressi dell’area che la polizia di Tallinn aveva setacciato nelle ultime ore, Aivar Rehe, ex amministratore delegato di Danske Bank in Estonia, non sospettato nell’indagine per riciclaggio di denaro sporco da $220 miliardi, che ha coinvolto la banca numero uno in Danimarca.
Del banchiere si erano perse le tracce lunedì scorso, quando era stato visto uscire di casa con addosso una tuta nera da jogging.
Proprio qualche ora fa, Bloomberg aveva riportato le dichiarazioni della polizia estone che aveva lanciato l’allarme sulla sicurezza dell’uomo, definito “a rischio suicidio”, come confermato anche da Valdo Põder, responsabile delle operazioni della Prefettura dell’area, ad Exe News.
In particolare, il portavoce della polizia di Tallin Kristjan Lukk aveva riferito in una conversazione telefonica con Bloomberg che le autorità locali avevano reso noto che le ricerche dell’uomo, avvenute nei pressi della sua abitazione, si erano concluse nella giornata di ieri senza alcun esito e che dunque sarebbe stato opportuno decidere se “tornare nell’area o se cambiare tattica”.
Anche un altro sito aveva riportato che la polizia aveva interrotto le ricerche nel bosco vicino all’abitazione dell’ex AD alle 21.30 ora locale di ieri sera, martedì 24 settembre.
Lukk aveva aggiunto che, molto probabilmente, le autorità sarebbero arrivate alla conclusione che “non avrebbe avuto senso” continuare le ricerche nell’area vicina all’abitazione di Rehe.
Stamattina, invece, le forze dell’ordine hanno deciso di fare un altro tentativo. Stando a Exe News, il corpo senza vita di Rehe è stato trovato nel giardino della sua abitazione: “tutto – riporta l’agenzia – sembra avallare l’ipotesi di una morte per suicidio”, secondo le autorità estoni.
Aivar Rehe è stato AD della filiale estone di Danske Bank dal 2007 al 2015. Non era indagato.
Le autorità estoni hanno precisato che l’ex amministratore delegato era stato chiamato a testimoniare nell’indagine avviata nel dicembre del 2018 contro 10 ex dipendenti di Danske Bank, in relazione a un caso sempre di riciclaggio di denaro sporco per un valore di 300 milioni di euro.
Aivar Rehe, polizia: non sarà aperta nessuna indagine
La polizia ha diramato un comunicato riportato da Reuters, in cui si legge che non scatterà alcuna indagine sulla morte del banchiere.
“Non ci sono segni di violenza nel cadavere, e non ci sono indicazioni che lascino pensare a un incidente…Non sarà aperta alcuna indagine“.
Da Danske Bank è arrivata intanto una breve nota per commentare la morte di Aivar Rehe:
“Ci spiace di apprendere che l’ex responsabile della nostra filiale estone, Aivar Rehe, sia morto. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia”.
L’inchiesta sulla filiale estone di Danske Bank è partita agli inizi del 2018, negli Stati Uniti, quando le autorità hanno riscontrato una possibile operazione di riciclaggio nella banca estone, decidendo di conseguenza di sospendere i prestiti e gli affari della Danske Bank con le banche americane.
Le transazioni sospette sono avvenute negli anni compresi tra il 2007 and 2015.
Le prime notizie sullo scandalo erano state però diffuse già nel settembre 2017 e apparse sul quotidiano danese Berlingske, che aveva riportato come Danske Bank avesse gestito 2,4 miliardi di euro di denaro proveniente dall’Azerbaijan tra il 2012 e il 2014.
All’inizio del 2018 la Promontory Financial, società di consulenza statunitense, aveva poi riferito in un rapporto visionato dal Financial Times che fino al 2013 erano transitati attraverso la prima banca danese fino a 28 miliardi di euro in Estonia. Il 2013 sarebbe stato l’anno di picco di una serie di operazioni durate dal 2007 fino al 2015 (il periodo in cui il banchiere, si ripete non indagato, aveva gestito la filiale)
A luglio del 2018 era poi emerso che la banca aveva gestito anche 7 miliardi di euro di fondi russi di dubbia provenienza tra il 2012 e il 2015, sembra legati a membri della famiglia di Vladimir Putin.
Nel settembre dell’anno scorso, sono arrivate le dimissioni dell’allora amministratore delegato di Danske Bank Thomas Borgen.
L’ex ceo è stato il primo, nel caso dello scandalo, a essere incriminato dalle autorità danesi nel maggio di quest’anno, dopo che, verso la fine del 2018, era stata la stessa banca danese a essere formalmente incriminata dal procuratore generale della Danimarca per violazione delle leggi contro il riciclaggio di denaro sporco.
Da segnalare che Borgen era stato responsabile delle operazioni internazionali di Danske Bank, Estonia inclusa, nel periodo compreso tra il 2009 e il 2012.
La notizia dell’incriminazione di Borgen aveva ulteriormente affossato le quotazioni della banca – il cui valore a maggio del 2019 risultava già più che dimezzato rispetto al marzo del 2018 – che avevano reagito alla notizia scivolando al minimo dall’agosto del 2013.
Il titolo segna oggi un ribasso dell’1,5% circa, attestandosi a 94,44 corone danesi, dopo aver testato un nuovo minimo dell’anno agli inizi di settembre, a 86,04 circa, stracciando il record negativo di maggio.