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Presidente ING: bazooka di Draghi ‘rischia di non stimolare né consumi né investimenti’

Sempre acceso è, sullo sfondo, il dibattito tra chi ritiene che sostenendo i consumi l’economia possa ripartire, e chi ritiene invece che la chiave per riportare la crescita su un …

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Il bazooka monetario di Mario Draghi rischia di non riuscire a stimolare né i consumi né gli investimenti. Parola del presidente del colosso bancario olandese ING, Hans Wijers, che non ha alcuna remora a manifestare scetticismo nei confronti dei nuovi stimoli straordinari che la Bce ha lanciato lo scorso 12 settembre.

In un’intervista rilasciata alla Cnbc, Hans Wijers lo ha detto chiaramente:

“Non siamo convinti che gli attuali sforzi della Bce produrranno gli effetti desiderati...la nostra impressione è che, utilizzando questi strumenti, probabilmente gli effetti negativi supereranno quelli positivi”.

“La politica monetaria – ha aggiunto il presidente di ING – ha i suoi limiti e noi non crediamo che questi impulsi creeranno investimenti, né che porteranno la gente a consumare di più. Anzi, potrebbero portare in realtà la gente ad aumentare i propri risparmi, e in questo modo sicuramente non ci saranno più investimenti”.

Con la”politica monetaria portata ai suoi limiti, sono le ristrutturazioni economiche e le politiche fiscali – come i tagli alle tasse e le spese dei governi –gli elementi che faranno ripartire l’economia europea”, ha detto ancora Wijers.

A tal proposito, ha continuato, alcuni governi come quelli di Germania, Olanda, Svezia e Finlandia hanno già mostrato l’intenzione di investire di più per stimolare l’attività economica di questi paesi. Ma il presidente della banca olandese non è sicuro che altri governi del sud Europa faranno lo stesso.

Alla domanda se il sistema di tiering lanciato da Draghi & Co. possa davvero attutire gli effetti negativi dei tassi sui depositi che la Bce ha portato ulteriormente al di sotto dello zero (dal -0,40% al -0,50%), Wijers ha sottolineato che l’aiuto potrà arrivare solo in parte.

Sempre acceso è, sullo sfondo, il dibattito tra chi ritiene che sostenendo i consumi l’economia possa ripartire, e chi ritiene invece che la chiave per riportare la crescita su un sentiero sostenuto sia rappresentata piuttosto dagli investimenti pubblici.

In realtà, gli stessi Mario Draghi e Christine Lagarde, quest’ultima prossima a diventare numero uno della Bce, risponderebbero al presidente di ING di aver spronato più volte i paesi dell’Eurozona a fare la loro parte e a utilizzare quello strumento di politica fiscale che, finora, troppo spesso è rimasto con le mani in mano, facendo fare tutto alla politica monetaria.

Proprio ieri, in quella che è stata la sua ultima audizione al Parlamento europeo nelle vesti di presidente della Bce, Mario Draghi ha  sollecitato Berlino ad agire prontamente per sostenere la sua crescita.

Certo, la politica monetaria a suo avviso deve continuare a giocare un ruolo importante.

Dopo il maxi bazooka con cui, lo scorso giovedì 12 settembre, la Bce di Draghi ha tagliato il tasso sui depositi di 10 punti base, dal -0,40% al -0,50%, lanciato un sistema di tiering per arginare gli effetti, sulle banche, dei tassi negativi, modificato la forward guidance, rilanciato il piano di Quantitative easing e ammorbidito le condizioni delle operazioni di TLTRO, il banchiere centrale si è mostrato infatti aperto alla possibilità di rendere la politica monetaria ancora più accomodante.

Ma, “dati l’indebolimento delle prospettive economiche e la continua prominenza dei rischi di peggioramento, i governi con spazio di bilancio che stanno fronteggiando un rallentamento dell’economia devono agire in modo effettivo e rapidamente” (riferimento ovvio alla Germania). E un consiglio diretto è stato dato anche all’Italia.