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Saxo Bank: “Prosegue l’autodistruttiva salita del greggio”

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E’ il caso di parlare di una definitiva ripresa delle quotazioni del petrolio? Per la prima volta da inizio anno il WTI è infatti tornato sopra i 40 dollari al barile, supportato nell’ultima settimana da una serie di notizie positive per i prezzi. Due su tutte: il dollaro più debole, che ha supportato l’effetto della combinazione del rallentamento della produzione USA e dell’andamento delle scorte; e il tentativo fallito di un incontro il 20 marzo tra membri Opec e non-Opec, che è stato rilanciato per il 17 aprile a Doha e che per potrebbe aprire la strada all’atteso annuncio di un congelamento della produzione. “Poiché il prezzo è sceso in queste settimane sotto la soglia dei 30 dollari, i produttori sono sempre più propensi a intervenire, almeno verbalmente, in sostegno dei prezzi“, è il commento di Ole Hansen, Head of commodity Strategy di Saxo Bank. Che aggiunge: “In questo modo sono stati in grado di guadagnare un po’ di tempo senza in realtà cambiare nulla”.

Corsa contro il tempo
Secondo Saxo Bank i mercati petroliferi stanno in questo momento correndo contro il tempo, basandosi sulla convinzione che il prezzo del greggio si riprenderà. Il rallentamento della produzione USA e un continuo, sebbene lento, aumento della domanda sposterà probabilmente l’ago della bilancia. “A questo punto, l’attenzione del mercato passerà, nel giro di pochi anni, da un eccesso a un deficit di produzione potenzialmente a supporto dei prezzi”, spiega Hansen. Che però aggiunge: “Un aumento molto al di sopra dei 40 dollari al barile – come si è visto la settimana scorsa – ha spinto i produttori a coprirsi sul mercato dei futures: e questo è un chiaro segnale che i produttori statunitensi, tendenzialmente scoperti, sono disposti a bloccare prezzi a termine su livelli non lontani da quelli attuali“. Un picco in questa fase comporta quindi il rischio di rovinare la strategia rialzista, in quanto il calo della produzione americana non può raggiungere le previsioni. “La combinazione del trend al rialzo e dell’ondata di coperture sul mercato a termine ha appiattito la curva forward del greggio. Con i prezzi a pronti che salgono più veloci di quelli a termine, il contango si è contratto sia sul Brent che sul WTI”, spiega Hansen.

La resistenza del Brent
Nella sua analisi Saxo Bank sottolinea anche come il Cushing (Oklahoma), l’hub degli scambi per i futures sul WTI, ha visto le scorte variare in un range sostenibile: la loro crescita è attesa in calo nel corso delle prossime settimane, sebbene una reale riduzione non sia prevista fino al mese di aprile. I money manager detenevano a fine settimana oltre 700 milioni di barili tra WTI e Brent. “Vediamo comunque un limite superiore per il rialzo, a causa del permanere del rischio d’inversione di alcuni dei fattori positivi che recentemente lo supportano, quali soprattutto la riduzione della produzione USA”, spiega Hansen. Che conclude: “Vediamo, infatti, il rialzo del Brent limitato a 44 dollari, il ritracciamento di Fibonacci del 61,8% del calo ottobre-gennaio. Una rottura sotto i 38,3 dollari al barile segnalerebbe una rinnovata debolezza verso i 35 dollari“.