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Savona richiama Draghi al dovere, mentre su banche scatta anche alert su bond in scadenza da 86 miliardi

Savona ritiene che la Bce debba intervenire per mettere in sicurezza le banche italiane, proteggendole dalla minaccia spread. Peccato che quel “la manovra rimarrà identica” convincerà ancora di più Draghi …

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Paolo Savona richiama al dovere Mario Draghi, mentre aumentano i timori sul fabbisogno delle banche italiane e, in particolare, sulla loro capacità di rifinanziare i bond in scadenza. Non solo, dunque, effetto spread. Diversi sono i problemi che assillano il sistema bancario italiano, come scrive Il Sole 24 Ore nell’articolo “I sette istituti più grandi a caccia di 18 miliardi”.

Riguardo a Savona, il ministro ha confermato quanto già detto dai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sulla manovra, ovvero che “rimarrà identica” nonostante la bocciatura di Bruxelles. Nell’intervista a Sky tg24, Savona ha ricordato l’intreccio pericoloso tra gli istituti di credito e il debito sovrano italiano che hanno in pancia:

“Io dico chiaramente che se lo spread si innalza e nessuno interviene per calmierarlo, tipico compito delle banche centrali, la caduta dei titoli mette in difficoltà le banche”.

Fin qui, nessun contrasto con il numero uno della Bce che ieri, in occasione della conferenza stampa successiva all’annuncio dei tassi, ha risposto a una domanda sugli effetti che uno spread a 400 punti base avrebbe sui bilanci delle banche italiane, ammettendo:

Non ho la sfera di cristallo. Ma sì, c’è un legame tra il debito sovrano italiano e le banche italiane (il famoso doom loop)”. Di conseguenza, “se (i BTP) perdono valore”, è ovvio che ciò abbia ripercussioni sui capitali degli istituti”.

Savona ha richiamato però Draghi a quello che ritiene sia un suo dovere, ovvero intervenire per mettere in sicurezza le banche italiane, proteggendole dalla minaccia spread.

Peccato che quel “la manovra rimarrà identica” convincerà ancora di più il numero uno della Bce a insistere sulla necessità di non intervenire a favore dell’Italia. D’altronde, “finanziare il deficit”, ha detto Draghi, non fa parte dei compiti della banca centrale, che si occupa di politica monetaria, non di politica fiscale.

Di fabbisogno delle banche italiane si sta parlando da giorni.

Indubbiamente i capitali delle banche stanno accusando il colpo della svalutazione dei BTP presenti in portafoglio, visti i forti sell off che hanno zavorrato le quotazioni del debito pubblico italiano. Ma Draghi ha deciso di chiamarsi fuori dai problemi del governo M5S-Lega, e sulle banche si è limitato a invitare il governo ad abbassare i toni e a tenere sotto controllo lo spread, dicendosi al contempo “fiducioso” sul fatto che, alla fine, Roma e Bruxelles riusciranno a trovare un accordo sulla legge di bilancio.

Savona lo ha per questo richiamato:

“Proprio la Bce dovrebbe, secondo il ministro, “indicare una soluzione ai problemi…e quindi intervenire... è un dovere che non deve essere rinviato”.

Intanto, arriva uno studio elaborato da Il Sole 24 Ore sui dati di Bloomberg che apre un’altra finestra di preoccupazione sulle banche italiane, che siano grandi, medie o piccole. Messe tutte insieme, le banche italiane hanno bisogno di ben 86 miliardi nel triennio 2019-2021. Il motivo risiede nella necessità di rifinanziare i bond in scadenza.

In particolare, le prime sette banche italiane quotate in Borsa avrebbero bisogno di più di 18 miliardi per rifinanziare i bond che scadono nel 2019. E, nel triennio 2019-2021, di 46 miliardi circa.

“Ma sarà ancora più difficile per le banche medio-piccole che, con circa 40 miliardi di bond da rifinanziare, portano a 86 miliardi, secondo le stime di Equita, il fabbisogno totale del sistema”, scrive Il Sole 24 Ore.

Già alle prese con l’effetto spread e in attesa dei risultati degli stress test, gli istituti hanno anche questo problema da risolvere in un clima sui mercati – scrive il quotidiano di Confindustria – che è peggiorato ulteriormente dopo il downgrade di Moody’s. Tra l’altro, proprio oggi arriverà anche il verdetto di Standard & Poor’s sul debito sovrano italiano.

Così avverte Il Sole 24 Ore:

La raccolta obbligazionaria è bloccata da mesi: da quando si è insediato il nuovo governo Lega-M5S solo Intesa ha emesso un bond da un miliardo. E’ vero che la raccolta obbligazionaria è solo una porzione minima di quella complessiva. Ma nessuna banca può resistere a lungo senza finanziarsi anche con i bond. E per le italiane gli impegni sono onerosi. Oltre al rifinanziamento degli 86 miliardi di bond in scadenza nel prossimo triennio, si aggiungerà l’obbligo di sostituire i 250 miliardi di prestiti Bce a tasso zero o negativo e l‘emissione delle obbligazioni Mrel, previste a livello europeo dalla direttiva che disciplina il bail-in”.

In questo contesto, con Draghi che ha rivendicato più volte l’indipendenza della Bce, e che sembra propenso a dare il benservito all’Italia, le banche italiane fanno ancora più paura.

Basta qualche altro dato messo in evidenza da Il Sole 24 Ore: da inizio anno gli istituti hanno bruciato più di 40 miliardi di capitalizzazione di mercato, e in una situazione di stress come quella che stanno vivendo il rischio è che anche la raccolta diretta dalla clientela si riduca. Corsa agli sportelli?

“Il monitoraggio straordinario di Bce e Bankitalia serve probabilmente a verificare se e quanto sia in atto una fuga dai conti correnti dagli istituti in difficoltà”.