Notizie Notizie Mondo Salgono i prezzi alla produzione in Germania, quasi certo aumento tassi BCE in giugno

Salgono i prezzi alla produzione in Germania, quasi certo aumento tassi BCE in giugno

20 Maggio 2026 12:39

Proseguono i segnali inflattivi in Europa e crescono i timori che lo shock energetico dovuto al conflitto mediorientale possa presto avere ripercussione sulle catene del valore industriale dell’Eurozona. Il dato che fa riflettere oggi è quello dei prezzi alla produzione industriale in Germania, saliti in aprile dell’1,7%, il più grande aumento dal maggio 2023. 

Il dato corrobora le aspettative di analisti e operatori del mercato circa le prossime mosse della Banca Centrale Europea: è praticamente certo che in giugno arriverà un aumento dei tassi di interesse.

Dati suggeriscono che l’inflazione è in rialzo: aumenteranno anche prezzi al consumo

Come si legge in un report di ING, nella congiuntura attuale “l’andamento dei prezzi alla produzione dovrebbe tornare a essere un indicatore anticipatore dell’inflazione al consumo“, pertanto entro qualche mese dovrebbe registrarsi anche un aumento dei prezzi al consumo, come tradizionalmente accade. Negli ultimi due anni tuttavia, il fattore trainante dei prezzi al consumo era diventato l’inflazione interna, principalmente quella dei servizi.

In quest’ottica, conclude ING, “i dati odierni sui prezzi alla produzione suggeriscono chiaramente che, anche se l’aumento non è ancora estremo, almeno nel breve termine l’inflazione complessiva non potrà che salire.”

Su base mensile, i prezzi alla produzione della principale economia dell’Eurozona sono cresciuti dell’1,2%.

La prima ondata inflattiva è arrivata. Secondo ING la situazione è diversa dal 2022

I dati confermano quindi che la prima ondata inflattiva prodotta dallo shock energetico dell’intervento militare americano in Iran, con la conseguente chiusura delle stretto di Hormuz e il danneggiamento di strutture di raffinazione nella regione, è arrivata e comincia a farsi sentire. Per ora “rimane limitata ai prezzi dell’energia ma si sta gradualmente ampliando” e “fra non molto gli aumentati cosi energetici avranno i loro effetti sui costi di trasporti e cibo”, scrive ING.  È chiaro che più a lungo dura la crisi nello stretto di Hormuz più aumenta il rischio di contagio di ulteriori filiere produttive e che si inneschi una vera a propria spirale inflattiva.

Tuttavia, scrive Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, “continuiamo a non ritenere che si assisterà ad una ripetizione del 2022, con tassi di inflazione in doppia cifra. L’attuale shock dei prezzi colpisce la Germania in uno stato più debole rispetto al 2022, e la capacità (e la volontà) dei consumatori di pagare prezzi più alti è chiaramente limitata.” Saranno quindi le aziende che si trovano al centro della filiera produttiva “a risentire maggiormente della pressione. Non saranno in grado di respingere l’aumento dei prezzi all’ingrosso né di scaricare questi costi più elevati sui clienti finali.”

Tutti scommettono su un aumento dei tassi in giugno. Wunsch (BCE) corrobora le ipotesi

Il prossimo incontro del direttivo della BCE avverrà fra circa tre settimane e tutti i segnali puntano verso una direzione chiara: l’istituto guidato da Christine Lagarde propende per un aumento dei tassi. 

Come nota Brzeski, il danno all’inflazione è già stato fatto “anche se la guerra in Medio Oriente finisse domani” ed essa “continuerà a colpire l’economia dell’Eurozona.”

Resta da capire, fa notare l’analista, se questa potrà essere categorizzata come “transitoria” o se le conseguenze sulle catene del valore saranno tali da avere ripercussioni che vadano oltre i “soli” trasporti e cibo.

Dato il precedente del 2022, è probabile che la BCE adotti quindi un aumento dei tassi “di rassicurazione”, ossia una mossa non in grado di per sé di attenuare le aspettative di inflazione ma simbolica, in modo da segnalare che a Francoforte si è determinati ad agire.

A corroborare l’ipotesi di un aumento sono anche le parole di Pierre Wunsch, membro del direttivo della BCE. Il conflitto in Medio Oriente ha segnato “l’inizio di un problema di inflazione”, ha detto il funzionario belga a Bloomberg Television, dicendo di ritenere “ragionevole” un aumento di 3/4 di punto percentuale dei tassi quest’anno.

“Se il conflitto non si risolve entro giugno allora penso che la possibilità di un aumento sia molto alta”, ha detto. “Ad un certo punto bisogna reagire perché l’inflazione è già al 3%.”

Cosa succederà dopo giugno? Ulteriori aumenti potrebbero danneggiare la ripresa

Solo un brusco ulteriore deteriorarsi delle condizioni economiche dell’Eurozona quindi potrebbe mettere in discussione l’aumento di tassi il mese prossimo. Ma cosa succederà dopo? I mercati stanno già incorporando la possibilità di ulteriori aumenti, fino a due, quindi tre in totale nel 2026. Tuttavia, si legge nel report di ING, “finché lo stimolo fiscale rimarrà contenuto, il rischio di una vera e propria spirale inflazionistica resterà basso, rendendo improbabile una reazione aggressiva di politica monetaria all’attuale shock dei prezzi energetici”.

Si tratta praticamente di una situazione opposta al 2022, quando l’economia dell’Eurozona attraversò un boom post-Covid sostenuto da una forte spesa pubblica e da una politica monetaria permissiva.

Second Brzeski, il periodo a cui la BCE dovrebbe guardare per cercare spunti è invece il 2011. Allora l’istituto operò un aumento dei tassi per contenere una pressione inflattiva ma questo spinse l’Eurozona in una stagnazione economica ancora peggiore. Questo, in coppia con “la sottovalutazione degli effetti avversi della crisi del debito sovrano”, spinse la BCE ad un rapido cambio di corso, tornando ad operare tagli.

In conclusione, se per ING un aumento dei tassi in giugno è dato per scontato, per quanto riguarda il futuro “é difficile immaginare che la BCE voglia davvero contrastare uno shock esogeno dell’offerta al costo di aggravare una situazione economica già negativa.”