Notizie Notizie Mondo Preview inflazione Usa: Cpi pronto a consolidare convinzioni più dovish

Preview inflazione Usa: Cpi pronto a consolidare convinzioni più dovish

11 Settembre 2025 10:35

L’inflazione Usa è uno dei gli ultimi importanti tasselli utili per completare il quadro sui prezzi negli Stati Uniti e avere uno scenario più chiaro in vista della riunione della Federal Reserve (Fed) della prossima settimana.

Dopo il rallentamento a sorpresa dei prezzi alla produzione Usa di ieri, oggi il mercato si concentra sul Cpi (in uscita alle 14:30 ora italiana) con la versione headline attesa in lieve aumento e quella core che dovrebbe attestarsi ancora al 3,1%. “Dati che, comunque, a meno di forti sorprese al rialzo, non dovrebbero modificare le aspettative sul meeting Fed del 17, con un taglio prezzato completamente“, suggeriscono da Mps Capital Services.

Preview Inflazione: ecco le attese del consensus

Nel mese di agosto, secondo le stime degli analisti interpellati da Bloomberg, i prezzi al consumo dovrebbero registrare un rialzo mensile dello 0,3% rispetto al +0,2% di luglio. L’indice Cpi core, che esclude le componenti più volatili (energia e alimentari), dovrebbe invece mostrare un lieve aumento dello 0,3% (in linea con la passata rilevazione).

Su base annua, l’inflazione headline è attesa in risalita dal 2,7% al 2,9%, con il dato core visto stabile al 3,1%, andando anche oltre le aspettative del mercato che pronosticava un aumento al 3%.

Uscito ieri l’indice Ppi Usa, i prezzi alla produzione hanno visto un calo dal 3,3% al 2,6%, una premessa interessante per il dato dell’inflazione Usa. “Ieri il Ppi ha fatto sicuramente riflettere – argomenta David Pascucci di XTB – é sceso al 2,6%, un calo consistente che potrebbe influire negativamente sulla lettura dell’inflazione. Un dato che potrebbe essere anche rivisto al ribasso visti gli ultimi dati per gli Usa, con quelli relativi al mercato del lavoro e al Ppi di ieri. Un dato al ribasso dell’inflazione dovrebbe comunque influire sulle stime sui tassi che potrebbero ulteriormente vedere un aumento della probabilità di tagli ulteriori per la fine del 2025″.

Cpi consolida convinzioni più dovish

L’indice dei prezzi al consumo in uscita oggi negli Stati Uniti potrebbe consolidare le convinzioni più dovish. E’ di questa idea Francesco Pesole, FX Strategist di ING, che spiega:

“Dopo il dato debole dato di ieri su Ppi, le probabilità che il Cpi core statunitense di oggi superi lo 0,3% mensile previsto dal consenso sono inferiori. Ci attendiamo una maggiore convinzione sui tre tagli da parte della Fed entro la fine dell’anno dopo la pubblicazione del dato di oggi, con un dollaro statunitense più debole”.

I dati statunitensi rimangono il fattore chiave che, con ogni probabilità, potrebbe fornire un’eventuale forte scossa nella volatilità dei cambi in questa fase. Nel complesso, ricorda l’esperto, la volatilità nel forex è leggermente aumentata dall’inizio del mese, ma rimane ben al di sotto dei livelli primaverili e persino di inizio agosto. L’aumento del rischio geopolitico in Medio Oriente (attacco israeliano in Qatar) e in Europa (droni russi abbattuti in Polonia) non ha generato alcuna reazione significativa sul mercato dei cambi. Sembra che i mercati non ritengano che questi eventi possano portare a un’escalation”, spiega Pesole.

Cosa significa per i mercati l’orientamento dovish della Fed?

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha aperto la strada a una ripresa dei tagli dei tassi durante il vertice annuale di Jackson Hole a fine agosto. Anche le modifiche alla composizione del FOMC indicano un orientamento più accomodante della politica monetaria. Il raffreddamento del mercato del lavoro offre alla Fed un margine di manovra per allentare la politica monetaria, nonostante i persistenti timori per l’inflazione. Kurt Reiman di Ubs si attende “ulteriori 100 punti base di tagli dei tassi a partire da settembre e, con i tassi ufficiali destinati a scendere, consigliamo agli investitori di investire nella liquidità”.

Ermotti su dazi, inflazione e Fed

Il tema inflazione, dazi e Fed resta al centro dell’attenzione sulla scena internazionale. Nel ha parlato anche l’amministratore delegato di Ubs, Sergio Ermotti, nel corso di una intervista a Bloomberg Television. Secondo il ceo della banca d’affari elvetica, l’impatto dei dazi globali sull’economia statunitense e sull’inflazione rimane poco chiaro, rendendo ancora più difficile prevedere le prospettive della politica monetaria della Federal Reserve.

“Crediamo ancora che l’economia Usa crescerà, ma la questione dell’inflazione e il suo impatto sulle politiche della banca centrale rimangono temi aperti”, ha dichiarato Ermotti in un’intervista a Bloomberg Television a Hong Kong. Se un taglio dei tassi di interesse da parte della Fed nella riunione del 16-17 settembre è ormai parte integrante delle aspettative, ci sono ancora degli elementi d’incertezza sulle prossime mosse.