Preview Bce: cosa aspettarsi dalla riunione dell’11 giugno 2026
Fonte immagine: Getty Images
La riunione della Banca Centrale Europea in programma giovedì 11 giugno 2026 si preannuncia come uno degli appuntamenti clou della settimana per i mercati finanziari. Gli operatori danno ormai per scontato un aumento di 25 punti base dei tassi di interesse, che porterebbe il tasso sui depositi dal 2% al 2,25%. Il vero interrogativo, però, riguarda ciò che accadrà dopo.
Da un lato, l’inflazione nell’Eurozona continua a mantenersi sopra l’obiettivo del 2%, sostenuta soprattutto dall’aumento dei prezzi energetici legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Dall’altro, la crescita economica mostra segnali di rallentamento sempre più evidenti, rendendo particolarmente complesso il compito del Consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde.
Bce: rialzo tassi è scontato? Cosa dicono gli analisti
Secondo Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, il rialzo di giugno appare praticamente certo e coerente con la recente comunicazione della BCE. “L’aumento dei tassi di giugno servirebbe principalmente a preservare la credibilità della BCE nella lotta all’inflazione e ad ancorare le aspettative”, osserva Wolburg. L’economista sottolinea tuttavia come il quadro stia diventando più complesso. Se da una parte l’inflazione continua ad ampliarsi e le aspettative sui prezzi mostrano una lieve risalita, dall’altra la crescita economica rallenta, le condizioni del credito si irrigidiscono e gli effetti salariali di secondo livello rimangono limitati.
Per questo motivo, la presidente Lagarde potrebbe mantenere aperta la porta a ulteriori interventi, soprattutto in uno scenario caratterizzato da persistenti rischi di stagflazione e dall’incertezza legata all’evoluzione del conflitto tra Iran e Occidente.
Una posizione simile emerge anche dall’analisi di Annalisa Piazza, fixed income portfolio manager di MFS Investment Management. Secondo Piazza, il rialzo di 25 punti base è stato ampiamente preparato dalla BCE nelle ultime settimane e non dovrebbe sorprendere i mercati. Tuttavia, Francoforte non sembra intenzionata a impegnarsi fin da subito in una nuova sequenza di rialzi. “L’orientamento dovrebbe rimanere dipendente dai dati”, spiega l’esperta, evidenziando come inflazione, inflazione core, dinamiche salariali e trasmissione della politica monetaria continueranno a rappresentare i principali indicatori monitorati dalla banca centrale.
Per l’analista di MFS, la BCE dovrebbe accompagnare il rialzo con una revisione al ribasso delle stime di crescita e un aggiornamento al rialzo delle previsioni sull’inflazione. Una combinazione che riflette il difficile equilibrio tra la necessità di mantenere sotto controllo le aspettative sui prezzi e il rischio di frenare ulteriormente un’economia già debole.
Infine secondo Mike Bell, market strategist di RBC Bluebay, la “Bce si trova tra l’incudine e il martello”. Secondo l’esperto, “l’aumento dei tassi di giugno può essere visto come un avvertimento, volto a dimostrare che la Bce prende seriamente il proprio mandato sulla stabilità dei prezzi. Tuttavia, se il rischio di recessione continuerà ad aumentare, il rialzo di questo mese potrebbe rivelarsi un intervento isolato. Anche qualora la Bce dovesse aumentare nuovamente i tassi più avanti nel corso dell’anno, è difficile immaginare che possa spingersi oltre quanto il mercato stia già scontando. Se le prospettive di crescita dovessero rimanere deboli, gli aumenti dei tassi effettuati quest’anno potrebbero essere successivamente invertiti nel 2027”.
Rialzo tassi: l’impatto sui vari settori
L’atteso rialzo dei tassi da parte della BCE potrebbe avere conseguenze molto diverse a seconda dei settori del mercato europeo, spingendo gli investitori a rivedere il proprio posizionamento. Le banche si confermano tra i principali beneficiari di un contesto di tassi più elevati, grazie al miglioramento dei margini di interesse, anche se il vantaggio potrebbe essere meno marcato rispetto al passato dopo anni di forte sovraperformance.
Anche il settore energetico continua a essere sostenuto dagli elevati prezzi del petrolio e dalla robusta generazione di cassa. Più vulnerabili appaiono invece i comparti immobiliare e utility, tradizionalmente considerati alternative alle obbligazioni e quindi penalizzati dall’aumento dei rendimenti. Anche i settori legati ai consumi, come auto e lusso, rischiano di risentire dell’aumento del costo del credito, che tende a ridurre la domanda e il potere di spesa di famiglie e imprese. A complicare ulteriormente il quadro vi sono le valutazioni elevate delle azioni europee: lo Stoxx Europe 600 tratta oggi a multipli significativamente superiori rispetto all’ultimo ciclo di rialzi dei tassi, rendendo il mercato più esposto a eventuali pressioni sui rendimenti obbligazionari.
In questo contesto, diversi analisti ritengono che sarà fondamentale adottare un approccio più selettivo nell’allocazione settoriale, privilegiando i comparti in grado di beneficiare di un contesto di inflazione ancora elevata e di tassi destinati a rimanere più alti più a lungo.