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Poste Italiane: analisti concentrati su trimestre oltre attese e dividendo generoso

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Dopo un avvio all’insegna degli acquisti, Poste Italiane capitola in territorio negativo nel giorno della pubblicazione dei risultati preliminari per il 2020 e per il quarto trimestre 2020. Il titolo cede circa l’1%, scambiando in area 9,56.

In particolare, il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha chiuso l’ultimo trimestre dell’anno con ricavi pari a 3 miliardi di euro, in crescita dell’1,4%. La società ha segnalato che continua la crescita dei ricavi dei pacchi nel quarto trimestre 2020, che per la prima volta più che compensa il calo dei ricavi da corrispondenza. Nel dettaglio i ricavi da corrispondenza, pacchi e distribuzione sono saliti nel trimestre a quota 950 milioni mentre quelli da pagamenti e mobile pari sono aumentati del 15,2% a 215 milioni. Nell’intero 2020 i ricavi di Poste hanno mostrato invece una flessione del 4% attestandosi a 10,5 miliardi.

Sempre nel quarto trimestre l’utile netto di Poste Italiane ha evidenziato una crescita del 18,7% a 308 milioni. Un risultato migliore delle attese di alcuni analisti che in media avevano pronosticato un dato trimestrale di 160 milioni. La società ha precisato nella nota odierna che il risultato netto ha beneficiato di un effetto fiscale positivo una tantum pari a 96 milioni. Per l’intero esercizio 2020 i profitti sono invece scivolati del 10,2% a 1,2 miliardi.

Il mercato si sofferma poi sulle positive indicazioni arrivate dal fronte cedola. L’amministratore delegato Matteo Del Fante ha fatto sapere che l’intenzione del gruppo è quella di “proporre un dividendo di 0,486 euro che rappresenta un incremento del 5% anno su anno“.

Analisti confermano rating e parlano di conti migliori delle attese

“Risultati del quarto trimestre 2020 sopra le attese. Confermato dividendo 2020 in crescita del 5% su base annua”, scrivono gli analisti di Equita che confermano la raccomandazione di acquisto (rating buy) e il target price di 10,6 euro. Anche per gli esperti di Intesa Sanpaolo, che mantengono il rating add e il prezzo obiettivo di 9,7 euro, “i risultati sono stati migliori del previsto, con una crescita del fatturato trainata da trend come quello nel settore dei pacchi e dei pagamenti digitali. La redditività futura dovrebbe essere sostenuta dalle azioni di gestione dei costi che hanno più che compensato i maggiori oneri di pre-pensionamento e i costi straordinari relativi a Covid nel 2020”. La politica dei dividendi rimane generosa, con un rendimento del 5%.

Per Akros si tratta di un buon set di numeri e ribadiscono che “i driver di business sottolineati da Poste siano ancora validi (ad esempio la crescita del business pacchi, la trasformazione digitale, l’ottimizzazione della forza lavoro) e in grado di garantire l’evoluzione del business prevista entro la fine del piano al 2022. Inoltre, da Akros ricordano che Poste Italiane svelerà l’aggiornamento del suo piano strategico aggiornato il 19 marzo 2021.

E infine gli analisti di Mediobanca Securities restano posizionati sull’outperform con un target price di 11,2 euro e commentando i conti diffusi oggi sottolineano “l’impressionante accelerazione dei pacchi B2C nel quarto trimestre, mentre i ricavi postali si sono normalizzati e hanno registrato dati in linea con la guidance dell’azienda”. Quanto alla cedola è “perfettamente in linea con l’obiettivo di piano di aumentare il dividendo del 5% ogni anno”.

Il punto tecnico (a cura dell’ufficio studi di Fol e Borse)

Scalata inarrestabile del titolo Poste Italiane che si riporta vicino a quota 10 euro. Il poderoso rimbalzo avviato dalla media mobile 200 periodi in area 8 euro ha fatto schizzare verso l’alto il titolo infrangendosi contro la resistenza a 9,9 euro. Sarà necessario il superamento di tale livello per proseguire al rialzo verso un graduale ritorno a 10,4 euro. La forza del movimento sembra venir meno come si può notare dai volumi in calo e da RSI che lentamente esce dall’impercomprato. Probabile quindi un test a 9,5 euro, dove passa il ritracciamento di Fibonacci del 61,8% di tutto il down trend avviato a fine febbraio 2020, per poi ripartire al rialzo. La rottura invece di 9,5 euro darebbe un primo segnale di debolezza e confermerebbe la fase di correzione del titolo. In tal caso, sono possibili accelerazioni al ribasso verso 9,1 euro.