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Portafoglio 2020 a prova di rischi d’alta quota. Fugnoli: diversificare e più spazio agli emergenti

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L’anno appena iniziato porta con sé un forte rischio da non sottovalutare che si abbatte sui mercati. Un rischio che arriva dagli Stati Uniti che si preparano alle elezioni presidenziali di novembre. “Sanders e Warren possono essere vento, frana e valanga, almeno per le borse e (soprattutto Sanders) per il dollaro” afferma Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, secondo cui da qui a novembre “basterà un sondaggio sfavorevole a Trump (e certamente ce ne saranno) per popolare di tasse e reregulation i sogni dei mercati”.

Tensione Usa-Iran possibile tormentone del 2020

Di fronte all’ipotesi di una rottura di paradigma nel modello americano, anche una probabile riaccelerazione dell’economia nella seconda parte dell’anno e una Fed benevola non basteranno a ridare tranquillità. Ma non solo Usa. Oltre ai rischi noti, ci sono anche rischi ignoti che come tale sono anche più insidiosi. L’esempio recente è con l’Iran, che nessuno aveva previsto. Secondo l’analista di Kairos, un livello di tensione intermedio fatto di provocazioni e rappresaglie anche modeste, come quelle tra Usa e Iran, sarebbe stato sufficiente a costituire per i mercati il tormentone del 2020, andando così a sostituite quello dello scorso anno, ossia la guerra commerciale tra la Cina e gli Usa.

Cavalcare i mercati con gli opportuni paracadute

Di fronte a questi rischi come fare allora per continuare a scalare la montagna del rialzo degli asset finanziari limitando i rischi fatali lo spiega lo stesso Fugnoli. Il consiglio è di diversificare il portafoglio e tenere ad esempio il 60 sui temi di consenso (azionario in primo luogo), il 10 in liquidità e il 30 su temi alternativi come l’oro, i titoli del Tesoro americani, il franco svizzero e lo yen. “Non è detto che il 60 e il 30 siano inversamente correlati in termini di performance” spiega Fugnoli. “In un mondo di liquidità abbondante possono anche fare bene entrambi, come è successo nel 2019. In un mondo sotto pressione, il 30 può attutire e compensare il 60. Il 60, a sua volta, può essere riorientato almeno in parte verso i mercati meno cari, in particolare l’Asia e gli emergenti, penalizzati fino a ieri dal conflitto commerciale e dalla forza del dollaro”. “Anche l’Europa non è cara, continua Fugnoli, ma un’eventuale rivalutazione dell’euro nella regione del mondo che più dipende dalle esportazioni, limiterà a un certo punto il potenziale delle borse europee. Dal canto loro, i titoli del settore industrial-militare, per quanto poco ESG, possono avere anch’essi un ruolo da giocare nei portafogli. Dopotutto, la corsa al riarmo è globale ed è destinata ad accelerare nei prossimi anni”.