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Popolare di Bari: associazioni consumatori sul piede di guerra, bailout diventa un business?

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Banca Popolare di Bari protagonista di audizioni presso le commissioni parlamentari e assemblee delle associazioni varie dei consumatori, Siti in primis che, se non gridano vendetta, comunque chiedono giustizia per l’ennesima beffa che colpisce gli azionisti e gli obbligazionisti di un istituto di credito italiano: l’ennesimo caso dei risparmiatori traditi.
Il Codacons, per esempio, ha organizzato per domani, sabato 11 gennaio, alle 17 e nell‘hotel Rondò di Bari, un’assemblea pubblica per “chiamare a raccolta tutti i risparmiatori» della Banca Popolare di Bari «interessati a tutelare i propri diritti e ottenere il rimborso dei risparmi andati in fumo».

L’invito dell’associazione dei consumatori a «tutti gli azionisti e gli obbligazionisti che hanno subito in questi mesi dei danni di natura patrimoniale e non patrimoniale» è ad «attivarsi subito per entrare nel procedimento penale quali persone offese e, in futuro, quali parti civili richiedenti il dovuto risarcimento, nei confronti di tutti quei soggetti che risulteranno responsabili di comportamenti illeciti nella gestione della banca».
Il Codacons precisa che, per «avviare l’iter risarcitorio è necessario che tutti i danneggiati chiedano subito alla banca una serie di documenti necessari ai legali per analizzare la loro posizione individuale al fine di valutare quali vie perseguire per ottenere il risarcimento del danno subito».
L’associazione evidenzia infatti che «l’intervento del Governo anche se utile non è certo risolutivo del rispetto al diritto risarcitorio in capo agli azionisti e/o obbligazionisti» e «non può dare alcuna garanzia effettiva sul futuro della società».
E dunque? Cosa succederà agli azionisti e obbligazionisti di Banca Popolare di Bari?
Sull’attenti anche Federconsumatori: “E’ necessario prevedere subito forme di indennizzo per i risparmiatori. Federconsumatori pronta a costituirsi parte civile nel processo contro i vertici dell’istituto. Nei giorni scorsi abbiamo preso parte a un’audizione alla Commissione Finanze della Camera sulla vicenda della Banca Popolare di Bari, sulla quale siamo impegnati a tutela di risparmiatori e investitori da molti anni. Abbiamo condiviso le misure contenute nel decreto, precisando che bisogna salvare la banca, che non può essere però trasformata in una banca di investimenti. Va invece rafforzato e potenziato l’impegno del Mediocredito per una efficace funzione di banca di investimento per il Mezzogiorno. Ci auguriamo che tali operazioni rappresentino il primo segnale di una mutata politica verso le regioni del Sud, che rischiano il collasso alla luce della crisi di un gruppo bancario così radicato e rilevante nel territorio. In questo contesto è indispensabile prevedere, prima di tutto, forme di indennizzo per gli azionisti e gli obbligazionisti”.
“Inoltre è urgente – continua la nota di Federconsumatori – predisporre un incremento degli elementi di vigilanza per far sì che si adottino in via preventiva misure adeguate in caso di acquisizione o partecipazione azionaria di altri istituti. Sarebbe ipocrita, oltre che cieco, pensare che l’acquisizione nel 2014 del controllo di Banca Tercas non abbia inciso in maniera determinante sull’attuale condizione della Banca Popolare di Bari. Nelle prossime settimane Federconsumatori realizzerà un’iniziativa a Bari, per informare i risparmiatori sui propri diritti e sulle prossime mosse da mettere in campo per tutelare i propri diritti e i propri risparmi. I nostri legali stanno valutando, inoltre, la costituzione di parte civile nel procedimento nei confronti degli amministratori per la mancata trasparenza e la cattiva gestione dell’istituto”.
La paura dei risparmiatori traditi è tale che oggi La Repubblica ha riportato come dal salvataggio della popolare stia nascendo un vero e proprio business. L’articolo cita il Siti, ovvero il caso del Sindacato italiano per la tutela dell’investimento e del risparmio.
“Lo sbarco ufficiale a Bari (ma diverse sono le associazioni che si sono concentrate su Bari con promesse varie di ristori e indennizzi) è avvenuto con una assemblea in Fiera del Levante a cui hanno preso parte quasi 400 azionisti. Non sono mancati momenti di tensione, soprattutto quando sono state rese note le quote associative al sindacato: da 100 euro a 258 euro per chi possiede titoli oltre i 30 mila euro. «Se qualcuno storce il naso per le nostre quote, dovrebbe arrabbiarsi molto di più per le quote delle altre associazioni», replica Domenico Bacci, segretario nazionale del Siti, che chiede anche una percentuale fissa del 15 per cento calcolata sugli importi dei rimborsi o risarcimenti eventualmente liquidati. «Noi ci stiamo semplicemente assumendo il rischio di aver lavorato gratis e siamo i più esperti nella tutela degli azionisti». E l’assemblea, sostiene, ha avuto successo: «Abbiamo suscitato molto interesse. Siamo subissati dalle telefonate”.
Il Siti ha lanciato nei giorni scorsi una petizione al Governo Italiano, affinché anche agli investitori della commissariata Banca Popolare di Bari sia garantito l’accesso al Fir, (Fondo Indennizzo Risparmiatori).
“Tale fondo – spiegano dal Siti -, con una dotazione iniziale complessiva di circa 1,5 miliardi di euro, è stato istituito con la legge 145 del 2018 per consentire a tutti gli investitori nelle banche, a tale data risolte o liquidate che abbiano sopportato e subito le cosiddette ‘violazioni massive’ del Tuf, Testo Unico della Finanza, di ottenere, anche con una procedura, cosiddetta forfetaria, molto snella e rapida (attualmente , fino al prossimo 18 aprile 2020 , in corso ) un recupero fino a 100.000 euro, con un minimo di almeno il 30% del danno subito dagli azionisti ( 95% per gli obbligazionisti ), ben prima dell’esito dei processi».

Banca Popolare di Bari: parla ministro Gualtieri

Nelle ultime ore, diversi sono stati i funzionari chiamati a dire la loro sul dossier Banca Popolare di Bari, nel corso di audizioni che si sono svolte alla Commissione Finanze della Camera:
Oggi è toccato al ministro dell’economia Roberto Gualtieri, che ha parlato della necessità che la banca venga trasformata in società per azioni, e che ha indicato per la fine di giugno il momento in cui potrebbe avvenire il voto. Gualtieri ha definito fondamentale la trasformazione di Popolare di Bari in una società per azioni, e ha stimato un rilancio dell’istituto entro la metà dell’anno.
Il titolare del Tesoro ha affrontato anche la questione degli azionisti e obbligazionisti della banca.
Sugli azionisti “l’auspicio è che il Fondo interbancario possa considerare forme di incentivo, coniugate a strumenti di composizione delle controversie in materia di misselling”.
In ogni caso, ha continuato Gualtieri, la trasformazione in società per azioni e l’ingresso di Mcc e del Fitd con l’operazione di ricapitalizzazione, avranno “effetti di rilievo sia sul valore che sulle dimensioni della partecipazione degli attuali azionisti“.
Ma chi e quanti sono i soci di Banca Popolare di Bari? Lavoce.info scriveva così sui soci della popolare, a metà dicembre:
“L’85 per cento dei soci sono clienti della banca residenti al Sud e la stragrande maggioranza (60 mila su 70 mila) sono divenuti soci dopo il 2000, a seguito di diversi aumenti di capitale, ovviamente autorizzati dalle autorità di vigilanza. La perdita per loro dovrebbe aggirarsi intorno a non meno di 1 miliardo tenendo conto che a giugno dal 2017, data di inizio del tracollo, il prezzo delle azioni (circa 163 milioni) quotate sul sistema multilaterale di negoziazione Hi-Mtf è progressivamente scivolato da 7,5 a 2,3 euro con l’ultima quotazione del 4 dicembre. Tuttavia quello era solo un valore virtuale giacché gli scambi a quel prezzo erano sostanzialmente nulli e dopo l’eventuale aumento di capitale la quotazione sarà con ogni probabilità molto più bassa”.
Cosa dire, invece, degli obbligazionisti?
Gualtieri ha rassicurato sul fatto che gli interventi già effettuati hanno “messo in sicurezza depositanti e titolari di obbligazioni, anche subordinate”.
Ma possono stare davvero tranquilli i detentori dei bond subordinati? Stando a quanto si legge nel comunicato di cui sopra della Codacons, sul ristoro non c’è alcuna garanzia.
L’attenzione è, in particolare, sui bond subordinati che sono stati emessi per un ammontare totale di 213 milioni di euro, a scadenza nel 2021. Emessi per appena 6 euro, i bond pagano un interesse annuo del 6,5%. Da ricordare che, in base alla normativa sulle risoluzioni bancarie, le obbligazioni subordinate sono tra le prime a dover assorbire le perdite, venendo convertite in capitale per ovviare alle carenze di capitale della banca interessata. E di capitale, Popolare di Bari ne ha sicuramente bisogno.
Ieri è stato lo stesso numero uno della Consob, Paolo Savona, a dire che Popolare di Bari presenta un buco da 750 milioni  provocato dalla perdita del capitale residuo e dalla necessità di rimborsare i bond subordinati. Il patrimonio netto della Popolare di Bari “al 30 giugno era pari a 442 milioni di euro” e “si deve presumere che, a seguito delle perdite, questo capitale sia perso”. Riguardo alle “obbligazioni subordinate”, aveva sottolineato Savona, queste hanno un valore di “291 milioni di euro. Le altre sono state già rimborsate. Quindi rimangono circa 750 milioni di euro da affrontare”.
Riguardo alla riunione organizzata dal Siti, a cui hanno partecipato circa 400 investitori, gli obbligazionisti hanno ricevuto all’inizio una notizia confortante. A darla il segretario nazionale dell’associazion, Domenico Bacci: “Il 30 dicembre scorso la banca ha fatto fronte, alla scadenza, al pagamento delle cedole agli obbligazionisti”.
Detto questo, Bacci ha però fin da subito precisato che «il salvataggio al quale il governo sta lavorando servirà a salvaguardare la continuità aziendale della banca, a salvare i correntisti, però gli azionisti saranno quelli che alla fine pagheranno il conto».