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Politica e banche, a bloccare maxi bonus M&A a UniCredit Lega e M5S: la prima vuole nozze Banco BPM-Bper, i 5 Stelle premono per Mps pubblica

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E ora, che succede a Mps senza quella maxi dote fiscale a UniCredit di cui si era tanto parlato negli ultimi giorni e che invece non è stata inclusa nella versione finale del Decreto Sostegni Bis? E che succede, in generale, al risiko bancario del made in Italy?
Sarebbero stati secondo più fonti Lega e M5S a bloccare tesoretto più ricco a UniCredit per incentivare fusione con Mps.All’indomani dell’ok del Consiglio dei ministri al decreto, si riaprono diversi scenari per il futuro delle banche italiane.

La dote fiscale peer convincere la banca guidata da Andrea Orcel ad accollarsi il Monte di Stato c’è ancora: ma è la stessa di quella che era stata sfornata dal precedente governo Conte sfornata dal precedente governo Conte e ufficializzata con la legge di bilancio 2021.
Il tempo per sfruttare quello che è stato ribattezzato più volte regalo di Stato è stato prorogato, ma fino alla fine del 2021 e non oltre (nei giorni scorsi il governo aveva considerato l’idea di spostare al primo semestre del 2022 la scadenza per le operazioni M&A da attuare tramite gli incentivi). Ed è saltata anche la modifica che avrebbe fatto salire la soglia delle DTA convertibili in crediti fiscali dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione.

Equita Sim: cosa succede ora al risiko banche?

Del caso parla oggi ampiamente, in una nota pubblicata oggi, Andrea Lisi di Equita SIM:
“Contrariamente alle indiscrezioni emerse nei giorni scorsi, il Decreto Sostegni Bis approvato ieri dal Consiglio dei Ministri non contiene nessuna modifica relativa alla soglia di conversione delle DTA in crediti fiscali in caso di aggregazioni. Anche per quanto riguarda l’estensione dei termini del beneficio, l’unica novità del Decreto è che la business combination venga deliberata ‘dall’organo amministrativo competente’ entro il 31 Dicembre 2021 (rispetto alla precedente versione che prevedeva la delibera da parte dell’assemblea dei soci). In questo modo, viene quindi parzialmente meno l’ulteriore spinta al consolidamento nel settore garantita dall’ampliamento della soglia dal 2% al 3%, che avevamo considerato supportive sia per una soluzione per Mps sia per una business combination con Banco BPM, entrambe con UniCredit nella veste di acquirente. Secondo quanto riportato da alcune fonti di stampa non è tuttavia escluso che il governo possa rivedere la norma in futuro, in particolare secondo La Stampa sarebbero in corso interlocuzioni con Bruxelles per valutare l’adozione di misure per agevolare l’M&A nel settore bancario”.
Lisi mette in evidenza che “il decreto Sostegni 2 contiene inoltre l’estensione al 2021 della norma che consente alle società che cedono NPL di trasformare DTA in credito d’imposta. La norma può essere attivata per cessioni di crediti nominali fino a 2 miliardi, mentre il credito di imposta non può superare il 20% dell’ammontare ceduto”.
Ancora: “come atteso, tra le altre misure del decreto è stata disposta anche la proroga delle moratorie di ulteriori 6 mesi dalla scadenza attuale del 30 giugno al 31 dicembre. La sospensione dei pagamenti riguarderà solo la quota capitale e non più quella per interessi. La proroga non sarà automatica, ma dovrà essere notificata alla banca entro il termine del 15 giugno, oltre il quale la moratoria in essere sarà considerata terminata. Il decreto Sostegni prevede infine l’estensione dei prestiti garantiti dallo Stato, con la possibilità di chiedere un allungamento delle scadenze da 6 a 10 anni e senza subire riduzioni sulla percentuale garantita per i prestiti già erogati”.

Con dote meno ricca torna in auge terzo polo ma anche fusione a tre

I titoli delle banche potenzialmente coinvolte nella fase di risiko bancario oggi sono lievemente positivi: nessun rally ma, anche, nessun affondo legato alla minore dote fiscale concessa dal governo Draghi. Le indiscrezioni a sostegno delle quotazioni, d’altronde, non mancano, e tra le ipotesi c’è quella mai tramontata di una fusione a tre UniCredit, Mps e Banco Bpm.
“Banche, gli incentivi favoriscono il terzo polo”, scrive Rosario Dimito su Il Messaggero, che sottolinea come “M5S e Lega sarebbero riusciti a evitare la bipolarizzazione del sistema attorno a Intesa SanPaolo e UniCredit”. In questo contesto, il governo di fatto favorisce “la creazione del terzo polo tra Banco BPM e Bper rendendo meno appetibile un intervento di UniCredit su Mps, ma anche l’eventuale ipotesi di aggregazione con Piazza Meda (BPM)”.
Viene fatto notare nell’articolo che, dalle simulazioni di Equita, emerge che BPM-Bper avrebbe una conversione di Dta in capitale (950 milioni) sempre uguale a prescindere dal 2% o 3% di attivo”. Il tesoretto di UniCredit invece si assottiglia: con BPM scende da 4 miliardi (nel caso in cui fosse stata alzata la percentuale al 3%), a 2,7 miliardi con il 2%, mentre con Mps i 3,4 miliardi diventano 2,2 miliardi.
E se le indiscrezioni avevano fatto pensare a un maxi bonus M&A per Orcel totale di 7,4 miliardi – 7 miliardi netti – con una eventuale cumulazione delle doti, ora l’AD di UniCredit incasserebbe ‘solo’ 5 miliardi.

La Lega vuole M&A Banco BPM-Bper, il M5S preferisce Mps pubblica

La Repubblica scrive che “risulta da più fonti che la Lega preferisce le nozze tra Banco BPM e l’emiliana Bper, mentre il M5S preferisce una Mps pubblica“.
Un articolo de La Stampa sottolinea tuttavia che non c’è ancora nulla di certo, visto che “il governo italiano sta negoziando con Bruxelles un pacchetto di norme che consentano di agevolare le fusioni tra più soggetti. Secondo quanto riferito da più fonti, le misure saranno inserite in un prossimo decreto e l’obiettivo è quello di favorire la nascita di un polo bancario attorno a UniCredit che aggreghi, oltre a Monte dei Paschi, anche un altro soggetto indicato nelle settimane scorse in Banco BPM.
Il punto, tuttavia, è che mentre Orcel guarda con interesse -così è emerso nelle ultime settimane – all’ipotesi di un matrimonio UniCredit-Banco BPM, il numero uno di Piazza Meda Giuseppe Castagna non vuole proprio che la sua banca finisca per essere fagocitata da Piazza Gae Aulenti.
Intanto oggi, a conferma dell’abbraccio politica-banche mai dissoltosi in Italia, un editoriale de Il Foglio scrive di un colloquio che Castagna avrebbe avuto con il “il ministro Giancarlo Giorgetti per spiegare quanto meglio sarebbe far nascere un terzo polo bancario con focus lombardo e alternativo ad Intesa e UniCredit. E’ possibile che Giorgetti sia stato sensibile a questa richiesta che, però, non riflette la posizione di tutta la banca visto che il presidente Massimo Tononi (ex Cdp) sarebbe, invece, favorevole a una operazione con UniCredit, anche se questa dovesse comprendere una triangolazione con Mps”.
Praticamente, sottolinea Il Foglio, dietro la minore dote fiscale per l’M&A tra le banche ci sarebbe la Lega, “riuscita a sottrarre la banca milanese (Banco BPM) all’abbraccio di Andrea Orcel, che dà segnali di volersi muovere a tutto campo per far crescere UniCredit ma guarda con interesse al nord Italia”.

Ma Lega e M5S non hanno fatto conti con l’oste Draghi

In tutto questo, che fine fa Mps? Bisogna vedere a questo punto “se per Orcel resta ugualmente attraente rilevare una parte degli sportelli di Mps da un eventuale spezzatino – con tanto di intervento della banca pubblica Mediocredito centralesenza poter diluire questi asset nell’ambito di un’aggregazione a tre”.
Tutti gli scenari però cadono nel momento in cui, come scrive La Stampa, si apprende che le varie preferenze della politica non hanno fatto i conti con l’oste. E l’oste è il presidente del Consiglio Mario Draghi: “Il dossier Mps non è ancora arrivato sulla scrivania di Mario Draghi-e di Francesco Giavazzi, ascoltatissimo consulente del presidente del consiglio per le questioni economiche – che anche su questa partita avrà l’ultima parola”.