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M&A banche, Draghi non dà più soldi. Decreto Sostegni bis: niente tesoretto più ricco a UniCredit per Mps

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Il Consiglio dei Ministri approva il Decreto Sostegni Bis e tra le novità, per il mondo del credito, c’è la seguente; nessun tesoretto più ricco da parte del governo Draghi per favorire le fusioni tra le banche e, in particolare, per convincere UniCredit ad accollarsi il Monte di Siena-Monte di Stato.
M&A banche, da Draghi nessun tesoretto più ricco a UniCredit per convincerla a prendere MpsI termini per sfruttare gli incentivi fiscali già messi in campo dal governo Conte e incisi nella legge di bilancio nel 2021 restano quelli: salta praticamente la possibilità che si possano prorogare le agevolazioni fino al 2022.

E salta anche l’ampliamento della percentuale delle Dta da trasformare in credito d’imposta.
Il tempo per sfruttare quello che è stato ribattezzato più volte regalo di Stato viene prorogato, ma fino alla fine del 2021 e non oltre.
Nei giorni scorsi le voci sul contenuto del decreto avevano indicato un bonus M&A per le banche più ricco e più valido nel tempo, rispetto a quello inserito nella legge di bilancio 2021.
Si parlava dell’idea di spostare al primo semestre del 2022 la scadenza per le operazioni M&A da attuare tramite gli incentivi e di una modifica che avrebbe fatto salire la soglia delle DTA convertibili in crediti fiscali  dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione.
In poche parole, Mps e Banco BPM, viste entrambe come mire potenziali di UniCredit, diventano oggi di colpo meno appetibili agli occhi di UniCredit. Meno appetibili, vale la pena precisare, rispetto a quanto era stato suggerito nei giorni scorsi con le varie indiscrezioni circolate sul mercato.
Draghi non elargisce così un premio più alto a UniCredit per risolvere la patata bollente di stato Mps ed eventualmente per arricchire il sentiero delle fusioni anche con una acquisizione di Banco BPM.
Qualche giorno fa gli analisti di Equita SIM avevano scritto che, se approvata, la norma avrebbe fornito un “ulteriore impulso al processo di consolidamento nel settore (bancario), supportando in particolar modo una soluzione per Monte dei Paschi”.
Il Sole 24 Ore aveva anche stimato in un articolo un possibile ritocco da parte del governo Draghi alla dote fiscale, che avrebbe potuto “dipanarsi lungo cinque anni e con incentivi più robusti” e che aveva anche scritto che, nel caso in cui si fosse arrivati a decidere di sommare anche le doti, l’ex banchiere UBS, ovvero il nuovo numero uno di UniCredit Andrea Orcel, avrebbe ricevuto addirittura “7 miliardi netti circa di bonus per assorbire sia Mps che Banco BPM”.
Nel decreto sostegni bis è rimasto invece un nuovo intervento sulla cessione dei crediti deteriorati, con la proroga degli incentivi fino alla fine del 2021 e la previsione che il limite di 2 miliardi valga “per ciascuno degli anni 2020 e 2021”.