Notizie Notizie Mondo PMI eurozona: si allontana recessione grazie a Francia e servizi, frena la Germania

PMI eurozona: si allontana recessione grazie a Francia e servizi, frena la Germania

23 Giugno 2026 10:11

I dati preliminari di giugno sugli indici PMI della zona euro mostrano un quadro di parziale resilienza: l’indice composito sale oltre le attese a 49,5 punti, alimentando l’ottimismo sulla capacità della regione di assorbire lo shock di un’inflazione più alta e il calo della fiducia determinato dal conflitto con l’Iran. A trainare il blocco sono il progressivo recupero del terziario e la ripresa della Francia, che compensano il pesante deterioramento macroeconomico della Germania.

Eurozona: rallenta crisi del privato, spiragli di tregua sui prezzi

L’economia dell’area euro mostra una determinazione sufficiente a mantenersi, seppur a fatica, fuori dalla recessione. L’indice PMI Composito della zona Euro (Flash) è salito a 49,5 punti a giugno rispetto ai 48,5 di maggio, battendo il consensus degli analisti intervistati da Bloomberg (fissato a 49,2). Pur registrando il terzo mese consecutivo al di sotto della soglia dei 50 punti (che separa la crescita dalla contrazione), il dato indica un declino marginale delle attività e suggerisce un PIL sostanzialmente invariato per il secondo trimestre. Al netto della volatilità in Irlanda, l’eurozona aveva mostrato una solida crescita a inizio anno, ma ora è progressivamente zavorrata dagli elevati costi energetici e dall’incertezza in Medio Oriente.

A sostenere l’aggregato è il comparto dei servizi, il cui indice Flash PMI è salito a 48,9 punti (maggio: 47,7; consensus: 48,6), registrando il massimo da 3 mesi grazie alla ripresa del turismo e dei settori legati al tempo libero dopo le iniziali interruzioni causate dalla guerra. Di contro, frena il manifatturiero che, pur restando in territorio positivo a 51,3 punti, scende sotto il consensus di 51,6 e tocca il minimo da 4 mesi. Il settore ha continuato a beneficiare dell’aumento delle scorte, poiché i clienti hanno preferito anticipare futuri rincari dovuti ai timori sulle forniture legati al conflitto.

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, sottolinea come nota positiva il fatto che le preoccupazioni su prezzi e forniture stiano iniziando a moderarsi. Sebbene i ritardi nella catena di approvvigionamento continuino a spingere i costi, l’inflazione dei prezzi di acquisto (input) è scesa al ritmo più lento da febbraio, e anche i prezzi di vendita (output) hanno registrato un calo, suggerendo che la recente fiammata inflazionistica abbia già raggiunto il picco.

Il sondaggio di S&P è stato condotto tra l’11 e il 19 giugno, catturando i primi giorni successivi alla firma del memorandum d’intesa tra il presidente Donald Trump e l’Iran.

Francia: Pmi sopra attese ma restano incognite su ripresa

A giugno, l’economia francese mostra inaspettati segnali di stabilizzazione, superando le stime degli analisti grazie a un rimbalzo dei servizi più forte del previsto. L’indice composito PMI Flash France Output è salito a 47,6 punti rispetto ai 44,9 di maggio, toccando il massimo da due mesi. Sebbene il dato rimanga ben al di sotto di 50 – confermando il sesto calo mensile consecutivo dell’attività economica – la flessione risulta decisamente meno marcata.

La sorpresa arriva dal settore manifatturiero, che torna in territorio di espansione agganciando i 50,7 punti (rispetto al 49,7 di maggio e sopra il consensus di 50,1), mentre il settore dei servizi si porta a 47,4 punti (consensus a 46,0). Joe Hayes (S&P Global) parla di un “sospiro di sollievo” dopo la contrazione del PIL nel primo trimestre, pur mantenendo cautela per via del potere d’acquisto compresso.

A raffreddare gli entusiasmi interviene l’analisi di ING, secondo cui la domanda interna francese resta bloccata e le prospettive di ripresa rimangono molto limitate, con una previsione di crescita del PIL ferma allo 0,4% in media nel 2026. Gli esperti evidenziano un preoccupante deterioramento del mercato del lavoro – con il clima occupazionale ai minimi dal 2013 (escludendo la pandemia) e la disoccupazione vista verso l’8,5% a fine anno – e una frenata dell’industria che non potrà più fare da unico motore economico. Questa debolezza strutturale, conclude ING, complicherà significativamente il risanamento dei conti pubblici, rendendo quasi impossibile il raggiungimento del target governativo di deficit al 5,0% per il 2026 e aprendo la strada a duri scontri sulla manovra di bilancio nel complesso panorama politico pre-presidenziale del 2027.

Germania: la crisi dei servizi affossa i PMI tedeschi

Di segno opposto lo scenario in Germania, che scivola sorprendentemente ancora più a fondo in territorio negativo, confermandosi come il principale freno del continente. L’indice PMI composito tedesco è sceso a 48,0 punti dai 48,8 di maggio, mancando il consensus degli analisti che stimavano una risalita a 49,7 e toccando il livello minimo da 18 mesi.

A trainare al ribasso è soprattutto il comparto dei servizi, crollato a 46,8 punti (rispetto al 48,1 di maggio e contro attese di 49,0), segnando il ritmo di contrazione più rapido dal 2022. Tiene invece la manifattura, che si posiziona sulla linea di galleggiamento a 50,0 punti, pur risultando sotto il consensus (50,2) e in lieve calo rispetto al 50,1 precedente.

Phil Smith, Direttore Associato presso S&P Global Market Intelligence, evidenzia come l’attività economica sia diminuita per il terzo mese consecutivo, aumentando la probabilità che l’economia tedesca sia tornata in contrazione nel secondo trimestre. Le speranze di una forte ripresa sono svanite e la Bundesbank prevede ora una crescita complessiva di appena lo 0,5% per il 2026, sostenuta principalmente dagli investimenti pubblici in infrastrutture e difesa.

Il fattore BCE: lo spettro di nuovi rialzi dei tassi

Ad aggiungere pressione sulle prospettive di ripresa del Vecchio Continente si inserisce la politica monetaria restrittiva. La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse proprio questo mese per la prima volta dal 2023, avvertendo che l’inflazione trainata dalla guerra si sta allargando ben oltre i soli beni energetici.

I dati macroeconomici rilasciati la scorsa settimana hanno confermato che le pressioni sui prezzi di fondo (inflazione sottostante) a maggio sono state più forti di quanto inizialmente riportato, spingendo i mercati a scommettere su un ulteriore aumento dei tassi nel corso del 2026. Su questo fronte, la presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato che l’istituto centrale deve “rimanere agile”, pur precisando che i dati attuali “non giustificano una risposta politica più energica in questa fase”.