Notizie Notizie Italia Pil Italia, crescita senza slancio: 0,6% quest’anno e 0,7% nel 2026. Le stime di Prometeia

Pil Italia, crescita senza slancio: 0,6% quest’anno e 0,7% nel 2026. Le stime di Prometeia

17 Dicembre 2025 11:27

L’Italia torna a crescere, ma con un passo corto. È questa l’immagine che emerge dall’ultimo aggiornamento delle previsioni macroeconomiche di Prometeia, che fotografa un Paese si è lasciato alle spalle l’eccezionalità del rimbalzo post-pandemia ed  rientrato in una fase di crescita modesta e strutturalmente fragile. Nel 2025 il Pil italiano è atteso aumentare dello 0,6%, con un lieve miglioramento rispetto alle stime precedenti, mentre nel 2026 la crescita dovrebbe salire allo 0,7%, per poi stabilizzarsi su ritmi ancora più contenuti.

A sostenere l’economia nel breve periodo restano soprattutto i progetti del PNRR, che continuano ad alimentare la domanda interna, l’occupazione nelle costruzioni e nei servizi collegati, e una spesa delle famiglie che tiene grazie al netto rientro dell’inflazione. La normalizzazione dei prezzi – con un’inflazione scesa poco sopra l’1% – e il graduale allentamento delle condizioni monetarie offrono un po’ di ossigeno anche sul fronte finanziario, sebbene l’Italia benefici di questo processo più lentamente rispetto ad altri paesi dell’area euro.

Italia, crescita fragile ma sostenuta dal PNRR: la fotografia di Prometeia

Il quadro, però, non è privo di ombre. I segnali di indebolimento della produzione industriale e dell’interscambio commerciale, insieme al rischio di un rallentamento delle esportazioni verso gli Stati Uniti dopo l’anticipo degli ordini dei mesi scorsi, suggeriscono cautela. Senza la spinta del PNRR, sottolinea Prometeia, l’economia italiana sarebbe rimasta sostanzialmente ferma nel biennio 2024-25. Ed è proprio qui che si apre la vera questione: la finestra di opportunità offerta dall’attuale fase andrebbe sfruttata per affrontare i nodi strutturali, a partire dalla produttività, che resta il principale freno alla crescita di lungo periodo.

I conti pubblici, intanto, appaiono ordinati ma sotto pressione. La politica di bilancio mantiene un’impostazione prudente, con un deficit previsto al 2,8% del Pil nel 2026 e margini solo leggermente più ampi negli anni successivi. La discesa dello spread BTP-Bund su livelli storicamente bassi segnala una ritrovata fiducia dei mercati, una sorta di “luna di miele” che, secondo Prometeia, non dovrebbe essere sprecata: quando l’effetto del PNRR verrà meno, senza riforme incisive il rischio è tornare a una crescita ancora più debole.

Allargando lo sguardo oltre i confini nazionali, il contesto internazionale appare paradossale. L’economia mondiale sembra attraversare una fase di apparente tranquillità: il commercio globale si è stabilizzato, l’inflazione resta sotto controllo anche negli Stati Uniti, le banche centrali stanno gradualmente allentando la stretta monetaria e i mercati azionari continuano a correre, sospinti dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Anche i prezzi dell’energia, grazie a un’offerta abbondante, restano contenuti, a beneficio soprattutto dei paesi importatori.

Economia globale, ottimismo dei mercati e fragilità sotto traccia

Ma sotto questa superficie rassicurante si accumulano alcune fragilità. Prometeia mantiene uno sguardo più prudente rispetto all’ottimismo dei mercati finanziari e conferma una decelerazione della crescita globale nel 2026, con un ventaglio di rischi in ampliamento. La politica commerciale statunitense, le tensioni geopolitiche e le incertezze legate alla finanza globale potrebbero innescare una frenata più brusca del previsto.

L’intelligenza artificiale è il vero motore – e al tempo stesso la principale incognita – di questa fase. Gli investimenti in data center, semiconduttori e software, insieme all’effetto ricchezza generato dai mercati finanziari, stanno sostenendo consumi e produzione, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia orientale. In Europa l’adozione è più lenta, e nei paesi emergenti ancora limitata. Il rischio, però, è quello di una nuova bolla: rispetto ai tempi della dot-com, la ricchezza in gioco è molto maggiore, i margini fiscali sono più ridotti e il sistema finanziario è più interconnesso, rendendo eventuali correzioni più difficili da gestire.

Per l’Europa il quadro è ulteriormente complicato. La competitività del continente arretra sia rispetto agli Stati Uniti, sostenuti da politiche industriali aggressive, sia rispetto alla pressione delle esportazioni cinesi, sempre più orientate verso il mercato europeo. Sullo sfondo pesano le tensioni geopolitiche e il tema della spesa militare, che richiede risorse difficili da trovare in bilanci pubblici già sotto stress. Anche i grandi piani di rilancio, come quello infrastrutturale tedesco, mostrano segni di rallentamento.