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Piazza Affari senza verve ma resta sopra quota 24mila: Tim ancora protagonista

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Avvio sotto la parità per Piazza Affari ma sempre sopra la soglia dei 24mila punti. dopo i recenti rialzi legati all’adozione di un mega piano di stimolo negli Stati Uniti e agli annunci giudicati rassicuranti della Banca centrale europea. L’indice Ftse Mib ieri ha chiuso oltre la soglia dei 24.000 punti, tornando ai livelli di febbraio 2020, ossia pre-lockdown. Questa mattina l’indice Ftse Mib ha aperto la seduta in calo e ora mostra una flessione dello 0,22% a 24.080 punti (-0,16%). Cresce l’attesa per la riunione del Consiglio dei ministri di oggi chiamato a decidere su nuove possibili misure restrittive al fine di contenere la diffusione del Covid-19.

Prosegue la striscia positiva di Telecom Italia che stamattina sale di oltre l’1% dopo la corsa della vigilia a +4,7% a 0,44 euro, sui massimi a un anno, proseguendo il rally di mercoledì (+4,83%) innescato dalla mossa di Bank of America che ha confermato la view positiva, con una raccomandazione “buy”, e ha alzato il prezzo obiettivo da 0,85 a 0,92 euro. In recupero DiaSorin (+0,8%) dopo lo scivolone di ieri, quando ha chiuso la seduta a -6,8% in area 144,3 euro nel giorno dei conti 2020. Ribassi invece di oltre l’1% per Atlantia, STM e A2A.

Guardando alle vicende internazionali nella serata italiana il presidente americano Joe Biden ha firmato la proposta di legge che prevede ulteriori stimoli fiscali negli Usa per un valore di 1,9 trilioni di dollari. Si tratta del nuovo bazooka fiscale anti-Covid proposto dallo stesso Biden, che ha avuto il via libera negli ultimi giorni dalla Camera e dal Senato. In Europa ieri la Bce ha annunciato che nel prossimo trimestre gli acquisti nell’ambito del PEPP (pandemic emergency purchase programme) saranno condotti a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi di quest’anno, pur confermando la dotazione totale di 1.850 miliardi di euro.

L’ultima seduta della settimana sarà movimentata da alcune indicazioni macro, tra cui spiccano la produzione industriale dell’Eurozona la fiducia dei consumatori americani elaborata dall’Università del Michigan. Intanto è giunto il dato sulla produzione industriale in Gran Bretagna che a gennaio ha mostrato una contrazione dell’1,5% rispetto al mese prima, ben peggiore del previsto (consensus -0,6%). In Germania l’inflazione si è attestata, secondo la lettura finale di febbraio, all’1,3% su base annua, confermando la stima preliminare ed evidenziando un aumento rispetto all’1% del mese precedente. Il balzo è stato repentino, se si considera che a dicembre, solo due mesi prima, il tasso di inflazione era a -0,3% annuo. Si tratta dei livelli più alti dei prezzi da marzo 2020, ossia dal pre-lockdown.