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Petrolio sopra i 135 dollari, pesano calo delle scorte e nuovi dubbi sull’offerta

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Quasi sette dollari al barile nell’arco di 24 ore. E’ questo il progresso messo a segno nella giornata di ieri dalle quotazioni del petrolio, che nella notte ha ulteriormente aggiornato i suoi record storici per giungere anche sopra i 135 dollari per barile. Sui mercati asiatici l’oro nero è arrivato a toccare un massimo di 135,04 dollari, in un rialzo innescato dal dato di ieri pomeriggio sulle scorte di greggio negli Usa, calate inaspettatamente di 5,4 milioni di barili nell’ultima settimana. La novità di giornata arriva dal Wall Street Journal, che riporta un’indiscrezione secondo cui l’Agenzia internazionale per l’energia sarebbe pronta a ridurre le stime sull’offerta mondiale per il 2030.


Nell’ultima settimana  alcuni tra gli analisti più influenti nel campo delle commodity energetiche hanno profondamente rivisto verso l’alto le stime sul prezzo del petrolio. Credit Suisse ha innalzato le stime sulle quotazioni medie del greggio per i prossimi 18 mesi e quelle sul lungo periodo. La stima per il 2008 è stata portata a 120 dollari per barile (da 91), quella per il 2009 a 110 dollari (da 90) e il prezzo di lungo termine è invece stato rivisto a 100 dollari (da 75). Il 15 e il 16 maggio rispettivamente Ubs e Goldman Sachs hanno rivisto verso l’alto le stime sui prezzi medi del greggio per il secondo semestre del 2008 e per il 2009 . Per Goldman Sachs l’8 maggio si era espresso l’analista Arjun Murti, prevedendo punte fino a 200 dollari tra i prossimi 6 e 24 mesi, solo una settimana più tardi altri due analisti della casa d’affari hanno pubblicato uno studio in cui prevedono un prezzo medio per la seconda metà del 2008 di 141 dollari (da 107).