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Petrolio balza ai nuovi massimi a 3 anni, premio Nobel Ebadi esorta iraniani a continuare proteste

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Non si arresta la corsa del petrolio con il mercato che guarda alle tensioni in Iran e anche ai nuovi cali delle scorte di greggio. Il futures sul Wti con scadenza febbraio si è spinto questa mattina fino a 62,16 dollari al barile sui massimi da maggio 2015. Ieri il greggio ha segnato un balzo di oltre il 2% a 61,63 dollari, livello di chiusura più alto dal dicembre 2014. Massimi da maggio 2015 anche per il Brent arrivato in area 68 dollari al barile.

Il premio iraniano per la pace Nobel Shirin Ebadi ha esortato il popolo iraniano a impegnarsi nella disobbedienza civile e ad andare avanti con proteste a livello nazionale che stanno ponendo la sfida più audace ai leader del paese dopo i disordini pro-riforma verificativi nel 2009.

Ebadi, insignita del premio Nobel per la pace nel 2003, è uno dei numerosi critici del regime iraniano.

Le Guardie rivoluzionarie, che costituiscono il braccio armato della teocrazia sciita iraniana, hanno schierato forze in tre province per reprimere disordini antigovernativi dopo sei giorni di proteste che hanno scosso la leadership del del paese islamico, il terzo più grande produttore dell’OPEC, con un bilancio di 21 vittime.

Le proteste sono iniziate la scorsa settimana per la frustrazione per le difficoltà economiche sofferte da giovani e classe operaia, per poi evolversi in una sollevazione contro i poteri e i privilegi di una élite remota, in particolare il capo supremo Ayatollah Ali Khamenei.

 

Api indica nuovo calo scorte Usa, oggi dati ufficiali

Secondo l’American Petroleum Institute (API) lo stock di petrolio è calato di circa 5 milioni di barili la scorsa settimana a quota 427,8 milioni di barili. Il dato ufficiale Eia sarà pubblicato oggi alle 17.00 (consensus -4,77 mln di barili).

I 14 membri dell’OPEC hanno pompato 32,47 milioni di barili al giorno a dicembre, secondo un sondaggio Bloomberg. La Libia evidenzia un declino di 30.000 barili al giorno a 970.000 al giorno a seguito di un’esplosione di gasdotti.

Il petrolio ha chiuso il 2017 con un balzo di oltre il 12%, maturato soprattutto nella seconda metà dell’anno dopo che l’Opec e la Russia hanno concordato un taglio dei livelli produttivi.